Nasco: la megaopera Usa per annettere il Messico

di David Lifodi

La supercarretera Nasco (North America’s SuperCorridor Coalition) è una rete di trasporto multimodale di oltre quattromila chilometri che unirà Stati Uniti, Canada e Messico dall’Alaska fino alla frontiera sud messicana confinante con Guatemala e Belize. Questa megaopera, di cui si cominciò a parlare già nel 1994, servirà per giustificare l’annessione di Canada e Messico agli Stati Uniti nel segno di una futura Federazione degli Stati Uniti dell’America del Nord organizzata secondo i criteri della nostra Unione Europea.

Autostrade per auto e camion, ferrovie, gasdotti, oleodotti, cavi di fibra ottica e reti per la trasmissione di energia elettrica: le magnifiche sorti del progresso a sostegno di quella che sarà la neonata Unione dell’America del Nord e per la gioia delle imprese che usufruiranno di queste infrastrutture, se saranno costruite. Nasco ha tre rami fondamentali. Il primo, denominato Trans Texas Corridor, dovrebbe condurre dalla città di Laredo, alla frontiera con il Messico, a Houston, per continuare fino allo stato della Louisiana. Un altro ramo del Trans Texas Corridor, invece, dovrebbe raggiungere la frontiera dello stato dell’Oklahoma attraverso le città texane di San Antonio, Austin e Dallas. Questo progetto è ufficialmente sospeso dal 2011, ma pare che il governo del Texas abbia comunque cominciato i lavori in gran segreto a partire dal tracciato delle strade già esistenti. Il secondo ramo del North America’s SuperCorridor Coalition consiste invece nell’edificazione dell’oleodotto Keystone XL Pipeline, che dovrebbe servire per il trasferimento del petrolio dall’ovest del Canada al Texas per sboccare nel Golfo del Messico all’altezza della città di Houston per un estensione totale di circa 3500 chilometri. Le fasi successive del progetto sono nelle mani del presidente Usa Obama, ma la sua approvazione non sembra essere certa perché la supercarretera Nasco potrebbe provocare gravi danni all’ambiente. In ogni caso è evidente che quest’opera gigantesca, unita all’altrettanto mastodontico Proyecto Mesoamérica, causerà profonde ripercussioni sull’intera regione centroamericana: ad esempio, per la futura Unione dell’America del Nord, il canale di Panama e il contestato Canale interoceanico del Nicaragua (se sarà costruito) non saranno più necessari. E ancora, dal punto di vista geografico, l’intera regione centroamericana sarà sconvolta, con il probabile quanto consueto e al tempo stesso drammatico fenomeno dei desplazados, gli sfollati che saranno costretti ad abbandonare le loro terre per far posto alla supercarretera Nasco, il cavallo di Troia degli Stati Uniti per penetrare ulteriormente nel territorio dell’America di sotto e imporre l’Alianza para la Seguridad y la Prosperidad de América del Norte (Aspan). Del resto, il precedente della cosiddetta Unione dell’America del Nord era stato rappresentato dal Nafta, il Trattato di Libero Commercio tra Stati Uniti, Messico e  Canada, entrato in vigore il 1 gennaio 1994 e che scatenò il levantamiento delle comunità indigene zapatiste. Adesso l’Aspan si configura come un ulteriore passo in avanti, in chiave neoliberista: le basi erano state già gettate in una prima riunione in Texas svoltasi nel lontano marzo 2005. L’Aspan cerca un’integrazione profonda tra i suoi membri, a partire da una maggiore collaborazione tra i paesi aderenti, a livello militare: lo scopo della Casa Bianca è quello di estendere il proprio perimetro di sicurezza non solo all’America del Nord, ma anche alle frontiere con Canada e Messico, come purtroppo sperimentano quotidianamente i migranti che dall’intera America Latina cercano di raggiungere il sogno americano. In questo contesto, tra i principali obiettivi dell’Aspan è programmata la nascita del poco rassicurante Comando de Defensa Aerospacial de América del Norte (Norad), che si aggiunge al famigerato Comando Sur che ha come sede la città di Miami. Inoltre, pare che l’integrazione tra Messico, Canada e Stati Uniti passi anche attraverso una moneta comune: via il peso messicano, il dollaro Usa e quello canadese per far posto al cosiddetto Amero, la moneta uguale per i tutti i nordamericani, intesi come canadesi, messicani e statunitensi.

In definitiva, il North America’s SuperCorridor Coalition servirà agli Stati Uniti per rafforzare il suo dominio geopolitico sul Centroamerica e non solo, subordinando il Canada e, soprattutto il Messico, al potere centrale di Washington: ufficialmente l’Aspan, ma anche la supercarretera Nasco vengono giustificati con lo specchietto per le allodole di una maggiore sicurezza dovuta all’incerta situazione internazionale e per prevenire un nuovo 11 settembre, ma in realtà si configurano come una minaccia territoriale all’intera area centroamericana, sfruttata per la ricchezza delle sue risorse naturali e utilizzata come un’enorme base di controllo dell’America Latina. Tutto ciò sembra una nuova riedizione, in veste più aggiornata, delle dottrina Monroe, nel tentativo di mettere di nuovo la museruola che il Sudamerica è riuscito con fatica a togliersi mentre gli Stati Uniti erano distratti dalle vicende afghane, irachene, iraniane, siriane e dalla minaccia incombente dell’Isis.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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