Philip Dick, ESEGESI 16

«Un primo bilancio» di Giuliano Spagnul

 “L’opera è qualcosa più dell’opera: il soggetto che scrive fa a sua volta parte dell’opera.”

Michel Foucault

 

Ho provato, nelle quindici puntate precedenti, a sondare alcuni possibili percorsi da intraprendere per cominciare a orientarsi nell’intricata materia mentale dell’Esegesi dickiana. ‘Autolavaggio spirituale’, ‘montagna di spazzatura’, comunque si voglia definire questo enorme lavorio intellettuale che Dick ha partorito nelle notti che dalla sua esperienza del 2.3.74 proseguiranno fino alla sua morte nel marzo 1982, difficilmente può essere liquidato come le farneticazioni di una mente psicotica o in preda alle allucinazioni derivate da farmaci e droghe. Comparando questo enorme flusso di coscienza narrativa con le sue opere risulta impossibile non vederne i forti intrecci che li legano assieme. Quella narrativa che Antonio Caronia non ha esitato a definire, senza mezzi termini, filosofica è un dispositivo capace di interrogarci sull’oggi più di quanto facciano tanti discorsi più propriamente filosofici. Come ha scritto Michel Foucault: “L’uomo di lettere, colui che scrive, nella nostra società, è come il folle del re; perché, dopo tutto, che cos’è la letteratura? Un uomo di lettere, un romanziere, inventa una storia, non racconta la storia, non dice le cose, dice qualcosa che non esiste, parla nel vuoto. Tuttavia la parola letteraria è fatta per svelare qualcosa che la pesante gravità dei nostri discorsi filosofici non può dire, e questo qualcosa è una specie di verità al di sotto della verità. Sapete bene, dopo tutto, che il destino degli uomini è stato descritto meglio da un romanziere o da un uomo di teatro che non da filosofi e scienziati”. Una verità sotto la verità, quella che ci governa, che agisce nelle nostre vite, nei nostri corpi. Scrivere per la verità, come ha dichiarato di fare lo stesso Dick, comporta vivere una vita senza protezioni, utopiche o trascendentali che siano; significa oggi, in un mondo, un po’ troppo frettolosamente definito come disincantato, attrezzarsi per costruirci una sorta di ‘materialismo dalle spalle larghe’, un materialismo paradossalmente spirituale. E Dick è uno di quegli artigiani che sembrano provenire dal futuro per rifornirci degli strumenti necessari a far sì che al nostro presente non succeda di regredire nel passato come tragicamente succede nel mondo di Ubik. La funzione dell’autore, o meglio, la funzione-autore (è lo stesso Dick che dubita si possa parlare dell’esistenza dell’autore in quanto tale) sembra essere proprio questa: rendere conto delle proprie esperienze, per Dick quella cosiddetta “mistica” del 2.3.74, (ma per altri possono valere diverse esperienze limite o vissute come tali) sapendo che sarà un tentativo fallimentare ma che comunque deve essere fatto. Perché questo è l’unico modo per favorire un mutamento spirituale capace di farci crescere cambiando. Che Philip K. Dick nell’ultima fase della sua vita si sia fatto prendere da manie religiose è una favola; il religioso, la fuga dalla realtà, la trascendenza consolatoria alligna in tanti contesti, anche in quelli reputati laici, più di quanto sembri. Ma proprio in questa mole di interrogativi, di messa in discussione dei propri credi, delle proprie e altrui teorie, esaltazioni di risposte trovate e delusioni conseguenti, si tocca con mano la capacità e il coraggio di avere un rapporto con la realtà, nella coscienza che per quanto illusoria questa possa essere, i suoi effetti su di noi sono indiscutibilmente reali. Scetticismo e pragmatismo sono indubbiamente inscindibili in Dick. Non c’è nessun ‘pacco’ di cose inutili in Dick; che ci piaccia o no continuiamo (pur se spesso a nostra insaputa) a interrogarci sul senso, sul significato e il destino della nostra vita. È un’interrogazione destinata al fallimento, ma senza questo fallimento continuo, la vita cessa di esistere.

Si interrompe qui la prima parte di questo lavoro, riprenderò a SETTEMBRE con un “Indice analitico ragionato dell’Esegesi”. Un elenco di voci che cercheranno di mettere in evidenza alcuni fra i temi più importanti che attraversano l’Esegesi: amore, arborizzazione, campo, causalità, computer, conoscenza, Dio, entropia, esperienza, evento, evoluzione, fantascienza, figura/sfondo, film, filosofia, futuro, identità, informazione, labirinto, libertà, logos, marxismo, memoria, mimetismo, misteri, ologramma, paradosso, psicosi, realtà, sofferenza, sordo, tempo, verità e forse qualcun altro ancora.

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