Sciopero delle donne, ancora 20gg

con «Germogli», un contributo ripreso dal blog di Maria G. Di Rienzo  

Mancano 20 giorni allo sciopero delle donne, evento che si spera epocale (sta a noi farlo diventare tale). Per maggiori informazioni andare ai link:

===sciopero

http://www.scioperodelledonne.it/

http://scioperodonne.wordpress.com/

Si può aderire allo “sciopero” scrivendo a scioperodonne2013@gmail.com

 

Nel rammentare la scadenza del 25 novembre, data dello sciopero delle donne di cui qui sopra abbiamo fornito le coordinate, pubblichiamo anche un contributo di Maria G. Di Rienzo contro la violenza che, qui da noi e in ogni parte del mondo, si continua a esercitare contro le donne.

Germogli
dal blog lunanuvola di Maria G. Di Rienzo
http://lunanuvola.wordpress.com/2013/05/12/germogli/
Le rompe il vetro dell’auto con un’accetta, che cade all’interno. La insegue per le strade del paese, Lido di Camaiore, speronandole il mezzo più volte nel tentativo di bloccarla. Quando lei riesce ad arrivare alla stazione dei carabinieri ed esce dall’automobile, il signore ha già posizionato la sua di traverso per impedirle di fuggire e tenta di recuperare l’ascia. Il tutto è ripreso dalle telecamere di sorveglianza, ed è un video che vi consiglio davvero di guardare, perché è l’immagine esatta del “raptus”: il signore che l’orrendo raptus rende “non consapevole” di quel che sta facendo, ritorna in sé in meno di un secondo, alla vista del primo carabiniere. Miracolosamente, in un battito di ciglia, si mette a passeggiare con l’aria più tranquilla del mondo. Per fortuna, i carabinieri lo agguantano subito. La donna ha riportato lesioni durante i vari speronamenti, ne avrà per 25 giorni: ovviamente, lo aveva già denunciato per stalking, “diverse volte”, dicono i giornali.

I giornali li leggete anche voi, sapete che è solo l’ultima notizia in ordine di tempo nella lunga fila di stupri, aggressioni e omicidi di donne di quest’anno, in Italia. Forse provate sentimenti di stanchezza, depressione, tristezza, soprattutto se siete donne anche voi. Forse non ne potete più degli appelli “erga omnes” firmati anche dai sessisti più incalliti allo scopo di darsi una riverniciata. Forse temete che per questo bruttissimo andazzo non ci sia fine possibile. Non so se vi sarà di conforto, ma io sono convinta che qualcosa si stia muovendo.

violette selvatiche

violette selvatiche

Ormai non è più possibile sostenere che si tratti di una dozzina, o di un centinaio, di individui mentalmente malati o sociopatici. Abbiamo raggiunto il punto in cui stupratori, violenti e assassini non si possono definire più outsider rispetto alla “nostra cultura”, una cultura che tollera o incoraggia la violenza sulla donne a livello sistemico. A partire dall’anno scorso, un’enorme transizione ha avuto inizio a livello globale: che si trattasse di Jimmy Savile in Gran Bretagna, degli studenti violentatori da party o delle donne segregate in cantina negli Stati Uniti, o della ragazza sventrata di Delhi, dovunque il responso di indignazione è stato superiore al previsto, inaspettato in molti casi. Inaspettato in particolar modo per le istituzioni e i governi, che in maggioranza hanno risposto in preda al panico: non sapevamo, non eravamo là e non abbiamo visto, e persino con una qualche versione del “sono tutte zoccole che mentono”. I colpevoli, se portati davanti alla giustizia, e i loro fans, hanno per lo più sostenuto di essere stati in preda al famigerato raptus o di “non sapere che quel che facevano era sbagliato, o illegale.”E in effetti, è un bel po’ che ripetiamo agli uomini che non c’è niente di sbagliato nell’abusare dei corpi di donne e bambini/e per il proprio intrattenimento. Per gli uomini di potere questo è doppiamente vero. Ad esempio, non si può chiamare uno dei più ricchi farabutti del nostro paese a rispondere di favoreggiamento della prostituzione minorile, innanzitutto perché tre quarti degli italiani di sesso maschile lo imiterebbero volentieri e volentieri lo scusano, poi perché ha abbastanza soldi e influenza a livello mediatico e legislativo per comprare non solo donne, ma prescrizioni, condoni e non luogo a procedere, e infine perché la cultura della violenza contro le donne e del loro degrado è così pervasiva che molti – maschi e femmine – non si sognano neppure di metterla in discussione: è meglio manifestare contro i magistrati piuttosto di prendere le distanze da questo individuo (vero, anche i 30 euro e il panino alla mortadella per ogni manifestante aiutano).

La “cultura” di cui parlo, per chi eventualmente necessitasse spiegazioni, è quella che tollera stupro, aggressione sessuale e violenza fisica sino all’omicidio, purché la vittima sia di sesso femminile, con la motivazione che in qualche modo la vittima ha provocato e cercato il proprio triste destino. E’ la stessa cultura che infetta i media e la pubblicità, così zeppi di tette e culi e di modelle cadaveriche messe in pose contorte che suggeriscono sottomissione e violenza subita, se non morte vera e propria, da essere inadatti ad ogni uso umano, sputacchiere comprese. Media e pubblicitari hanno cominciato a cambiar canzone solo di recente e in modo leggerissimo, ma unicamente perché il processo dell’aumentata consapevolezza attorno alla violenza di genere li impaurisce: non hanno ancora capito cosa sta succedendo, ne’ perché, e sono prontissimi a tornare indietro.

La cosa più importante, in questo scenario, l’attitudine che deve cambiare per prima, non riguarda chi abusa delle donne, ma il ben più vasto scaglione di quelli che semplicemente restano a guardare e lasciano che accada. Sono coloro a cui si è insegnato, o hanno appreso per esperienza, che stupri, pestaggi e femminicidi sono parte delle dinamiche di potere in questa società, forse non proprio morali, ma non abbastanza di valore per rischiare dissociandosi: sono solo donne, dopotutto, e probabilmente in quanto tali se la sono andata a cercare. Per secoli a donne e ragazze e bambine si è ripetuto: non farti stuprare e se succede, per amor di dio, stai zitta. Non fare la zoccola. Non abbassare la guardia. Non pensare neppure per un secondo di avere lo stesso diritto di un uomo di esistere, in uno spazio privato o pubblico, senza dover temere aggressioni e umiliazioni. Adesso il messaggio viene scosso dalle proteste popolari ovunque e sostituito con “Non dite a noi come vestirci, dite a loro di non stuprare.”, non molestate, non ferite, non picchiate, non uccidete donne e ragazze e bambine o chiunque altro. L’incredibile successo di One Billion Rising, nel febbraio scorso, è figlio anche di questa atmosfera. Alla maggior parte di uomini e ragazzi la situazione richiede, per la prima volta in vita loro, di mutare il modo in cui pensano allo stupro, alle molestie, all’abuso: subito.

Confrontarsi con una violenza strutturale è doloroso, che si sia donne o uomini. Il dolore viene, in parte, dal capire che a volte tu stessa/o sei in qualche modo complice, che spesso hai chiuso gli occhi o ti sei rifugiata/o in una comoda ignoranza, che persone di cui ti fidi o che rispetti o che ami hanno fatto cose orribili solo perché pensavano fosse loro permesso, per sesso e per censo. Non si tratta di una manciata di mostri, questa scusa non è più praticabile. Bastano i numeri a distruggerla. Ordinari cittadini, amici, colleghi, parenti, hanno consentito e perpetuato una cultura che definisce le donne “meno che umane” e le ferisce, le umilia e le uccide impunemente. Questo è il bubbone che sta scoppiando e che dobbiamo maneggiare, per quanto male possa farci. Dobbiamo tenere in mente che curarci e guarire, femmine e maschi, è una buona cosa, che una nuova cultura del rispetto, del consenso, della reciprocità di dono e piacere, sta premendo per emergere, e se saremo abbastanza coraggiosi e coraggiose potremo farne esperienza molto più in fretta. Maria G. Di Rienzo

 

Redazione
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