Sparite-sparate (e Sofia)

I – Basta con lo zero

L’uso in questa rubrica dei numeri romani è sarcasmo verso chi vorrebbe liberarci della multiculturalità e dunque anche dei numeri arabi.

II – Se scrive Sofia

«Ma a volte l’etichetta razzismo non cela altre questioni? Per esempio le nuove forme dello sfruttamento?». Così in un lungo, ma luuuuuuungo davvero, msg Sofia di Milano. Grazie per le lodi e complimenti a te per i “celare”, “carpire”, “vagliare” ecc nella tua letterona: scrivere bene è (quasi sempre) segno di chiarezza. In breve provo a buttar lì un discorso che richiederebbe un paio di libri… Varie forme di razzismo esistono e sono incoraggiate, si mescolano con l’ignoranza, l’arroganza ecc. Verso le donne straniere la discriminazione è doppia. Ma il razzismo cela (ti rubo il verbo) questioni di classe: quasi mai chi è ricca-o viene discriminata-o. Almeno una terza faccenda va accennata. Il ritenere culture straniere inferiori ci porta su due sentieri sbagliati: cioè che in Italia abbiamo un “comune sentire”, vere e solide radici condivise, valori che almeno la maggioranza tiene fermi (ed è una idiozia prima che una menzogna) da una parte e dall’altra immaginare, inventare solide “patrie” analoghe per chi viene da altrove. Le persone migranti raramente sono i portavoce – e vogliono esserlo – di culture, religioni o Paesi. Al loro interno hanno storie, idee, bisogni diversi come noi nate/i qui. Per questo i necessari sforzi verso intercultura (i suoi problemi e la sua ricchezza) e multiculturalismo (questione assai diversa dalla precedente) dovrebbero partire in primo luogo dalle molte Italie: tanto per farsi capire la scuola di Gelmini non è la mia (o quella di Mario Lodi, per dire un nome famoso). E l’idea di emancipazione femminile qui su codesto blog (o sulla rivista «Come») nulla ha in comune con quella di «Chi». Ma se Sofia non è convinta… ne riparliamo. Anche il premier Cameron dichiara di voler rivedere il “multiculturalismo”: se hanno ben tradotto il suo pensiero parla di non nati in Gran Bretagna ma pare non rendersi conto che il suo Paese è fatto di scozzesi e non, di anglicani e non, di tante diverse scuole di pensiero…

 

III – Un mese dopo l’altro

Gennaio si era chiuso con il rapporto di «Human Rights Watch» che accusa le istituzioni italiane di pratiche razziste e giudica troppo morbide le contestazioni al riguardo della Ue. Anche in Piemonte – come pochi giorni prima a Milano – era (ri)sorta la questione delle discriminazioni ai rom (container portati via dal Comune di Crescentino). Il XXV i giudici di Parma condannano a due anni uno dei vigili che pestarono un ragazzo ghanese. E il XXVIII gennaio i giornali danno notizia che il Tribunale di Milano giudica «retroattivo» lo «sconto di pena» per i clandestini visto che la Consulta ha dichiarato illegittima l’aggravante. Due notizie positive? Più che altro il buon senso di leggi basate sulla (residua) democrazia. C’è anche la sacrosanta richiesta della Cgil per una legge che renda reato il caporalato. E su «l’Unità» Sami Outtara racconta la sua storia: 5 anni fa era un clandestino (dal Burkina Faso) e oggi è un delegato sindacale, Ma gennaio si chiude con altri immigrati morti o suicidi nelle carceri. Sempre il XXVIII un arresto a Trento per violenza omofoba.

 

IV – Nuovo (si fa per dire) mese

Febbraio si apre con il caotico day-clic su internet per il permesso di soggiorno ma anche con una manifestazione a Roma in solidarietà con i profughi eritrei rapiti e incatenati nel Sinai e per chiedere all’Italia una «seria» politica di asilo. Si apre con l’assoluzione, per un funzionario di polizia, dall’accusa di stupro nei confronti di una nigeriana finita in un Cie. E si apre con la pubblicazione, da parte di Wikileaks, di documenti che accusano l’Italia di avere respinti e picchiati eritrei che chiedevano asilo: ma purtroppo non è una gran “rivelazione”, si tratta di pratiche abituali. Già sentita, purtroppo, anche l’accusa all’Italia di Thomas Hammarberg, commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa: è illegale mettere in carcere i migranti minorenni. Non è invece frequente – e speriamo di non abituarci anche a questo – che un sindaco (quello leghista a Fossalta di Piave) cerchi di impedire alle insegnanti di donare i loro pasti a una bimba, di origine africana, la cui famiglia è troppo povera per pagarle la mensa.

V –Tre mesi per morire

Equamente divisi, se così si può dire, i quattro morti per una esplosione, il IV novembre, della Eureco a Paderno Dugnano: due albanesi e due italiani. L’ultima vittima, Leonard Shepu, muore dopo novanta giorni di agonia. Per tornare al quesito di Sofia: in casi del genere dobbiamo fare i conti con il razzismo o con lo sfruttamento? Con tutti e due ma gli «stranieri» sono meno protetti dei già poco tutelati lavoratori nati qui.

VI – Rom

Quattro bambini rom morti in un rogo a Roma. Lacrime, ipocrisia, un po’ di menzogne. Il sindaco di Roma finge di non sapere e prova a far credere che i rom non siano perseguitati anche da lui e dalle sue scelte. «Il fatto» loda Napolitano che almeno ha il coraggio di abbracciare i genitori; «L’unità» documenta il X febbraio gli allarmi (in maggio e dicembre) che Alemanno ha ignorato. Di tutto questo nulla sa Emanuela Falcetti che, la mattina del 7 febbraio, parla di questa tragedia nella sua trasmissione «Istruzioni per l’uso» su Radiouno Rai. Lei e i suoi ospiti sono ammutoliti e non hanno nulla da criticare sulle politiche che (a Roma o altrove) perseguitano i rom. Ritrovano poco dopo la voce per arrabbiarsi contro un’infame legge che in Svizzera consente di ammazzare i cani. Quasi in sintonia con Tiziana Maiolo secondo cui è più facile educare un cane che un rom; ed è per questa frase che Futuro e libertà la invita a dimettersi (meno male) da sua portavoce milanese. Allargando il discorso, molti notano che “impressiona” se i bimbi rom muoiono tra le fiamme ma se, sotto sfratto, crepano di freddo (a Milano) non fa commozione.

 

VII – Ancora rom

A metà febbraio i media raccontano di un bimbo rom (sinti, a voler essere precisi) che a Brescia ha bisogno per vivere di una macchina salva-vita; ma i vigili tolgono la corrente perchè il Comune non tollera gli abusivi. Ma, a parte rarissime malattie genetiche come nel caso bresciano, non sarà un po’ colpa del modo in cui vivono «questi qua» se i bambini muoiono di freddo o stufette fuori norma? Devo tornare al messaggio di Sofia e alle complicazioni del ragionare sul reale che è ben più complesso della demagogia imperante. Pochi dei cosiddetti rom vogliono essere nomadi; i più vorrebbero diventare stanziali ma anche se sono in Italia da anni (in certi casi da secoli) le istituzioni li ostacolano in ogni modo. Chi studia le comunità rom ritiene che di solito i figli siano difesi e ben trattati, rispetto alla condizione di povertà. Naturalmente c’è chi ama semplificare: sono «zingari di merda»; così, a metà febbraio, urlavano quelli che al buio hanno sparato pistolettate contro il campo rom di Vaglio Lise (a Cosenza). Una bella inchiesta de «Il fatto» racconta, il XIX febbraio, che a Borgo Montello (Latina), la gente difende il campo rom dalla camorra che vuole sistemare lì, in “libertà”, i suoi rifiuti tossici. E se l’emergenza nomadi fosse un pretesto? Se lo chiede su «La stampa» (VIII febbraio) Costanza Hermanin, ricercatrice dell’European University alla Columbia Law School di New York, argomentando che proprio non si capisce a cosa servirebbero i poteri speciali chiesti da Alemanno e chiarendo che l’attuale legislazione italiana è, riguardo i nomadi, «tutt’altro che esente da profonde criticità sotto il profilo del rispetto della parità di trattamento e dei diritti umani fondamentali». Forse vale per i rom la vignetta spagnola (che cito a memoria) uscita su uno degli ultimi numeri del settimanale «Internazionale» a proposito delle rivolte nei Paesi arabi. C’è un signore elegante davanti a molti microfoni: «Vorrei chiarire l’equivoco: quando parliamo dei diritti umani non ci riferiamo a voi».

VIII – Di qua e di là dal mare

Curioso che molti giornalisti e politici lodino i popoli arabi che rovesciano dittature, «dimenticando» che i Ben Ali o i Mubarak erano stati aiutati e lodati dall’Italia (non solo da quella del signor P2-1816 cioè Berlusconi). Subito dopo gli stessi giornalisti e politici si preoccupano per l’esodo – definito a sproposito e al solito «biblico» – verso le nostre coste. Scrive su «il manifesto» (del XVII febbraio) lo studioso Alessandro Del Lago che forse di «biblico» c’è solo il fallimento, o forse l’assenza, di una politica sia riguardo al Mediterraneo che alle migrazioni. Maroni però accusa l’Europa di non aiutarci. Fumo e bugie. Invece di riflettere sugli accordi fatti con un tipaccio come Gheddafi (mentre scrivo sta crollando anche lui) i “governanti” italiani puntano a rafforzare Frontex che è una sorta di agenzia europea – con sede a Varsavia – per il controllo delle frontiere esterne. Il problema è che le regole di Frontex non sono chiare, anzi tutti gli accordi bilaterali per pattugliare «acque di Stati terzi» non sono noti. A dirlo è Anneliese Baldacchini di Amnesty International, intervistata da «il manifesto» del XVI febbraio. Ma si sa quelli di Amnesty sono dei pazzi che credono nei diritti umani, nella legalità, persino nella giustizia e in altre simili sciocchezze che sono buone solo per le feste comandate.

IX – Nourredine Adnane

La rivolta tunisina si scatenò dopo che Mohamed Bouazizi, un commerciante perseguitato, scelse come estrema protesta di darsi fuoco. Lo stesso gesto che l’11 febbraio ha “scelto” un immigrato marocchino, Norredine Adnane, dopo che a Palermo i vigili gli sequestrano la merce. E il XIX febbraio mentre migranti e antirazzisti sono in corteo, Nourredine muore in ospedale.

 

X – Sarebbe da ridere…

se non fossimo ai deliri leghisti e razzisti. Un tale che, forse per caso, è sindaco leghista di Dosolo anziché clown (mestiere assai rispettabile) vuole dipingere di verde le strisce pedonali, pare sia un «colore bucolico». L’idea che alcuni colori siano più visibili di altri o che sia meglio avere lo stesso Codice della strada ovunque per non cadere in confusione è troppo difficile per un politico leghista? Tempo fa avevo scritto, in codesta rubrica, che prima o poi la Lega se la sarebbe presa con i numeri extracomunitari arabi o con i pianoforti che incautamente accostavano i bianchi e i neri incoraggiando così mescolanze poco opportune. Un amico mi replicò che avevo troppa fantasia ma sbagliava: ne ho poca perchè le strisce pedonali verdi (o la scuola di Adro) non me le sarei proprio immaginate. Adesso probabilmente toccherà ai semafori: bene il verde e passi pure l’arancione ma quel rosso non rimanda a disdicevoli idee politiche? Potrebbe essere sostituito dal blu o dal marrone. Purtroppo quei tizi lì dell’Unione europea poi avrebbero da ridire…. Non sentite già il coro padano cantare «neanche la libertà di pitturare, a casa nostra, le strisce come ci pare». E ora un semplice quiz per essere ammessi al corso di sopravvivenza del pensiero: «si prega di indicare i colori più visibili di notte, quando c’è nebbia o comunque sull’asfalto».

 

XI – Se seguissimo Sofia…

e provassimo a informarci, a ragionare invece che inveire e s/parlare di «emergenze» tornerebbero utili alcune letture. Oltre a romanzi e saggi già segnalati su codesto blog, torna utile il «XVI rapporto sulle migrazioni 2010», curato da Vincenzo Cesareo per la Fondazione Ismu e pubblicato, nello scorso dicembre, da Franco Angeli. L’annuale rapporto dell’Ismu è, copn il dossier della Caritas, l’unico organico tentativo di ragionare sulle politiche delle migrazioni (o meglio sulla loro assenza) in Italia, sui mutamenti nel mercato del lavoro, sull’intreccio di questioni sociali, lavorative, politiche e culturali rispetto ai circa V milioni di persone che, piaccia o no, sono in Italia e producono molta più ricchezza che problemi. Le critiche a chi s/governa queste questioni emergono chiaramente tanto nei rapporti dell’Ismu quanto nei dossier Caritas: eppure non stiamo parlando di estremisti. Forse l’estremismo è quello dei disinformati. Come nel caso della “sicurezza”. Ogni indagine seria conferma che in Italia i delitti gravi calano ma nessuno se ne accorge. Lo scriveva Giancarlo De Cataldo commentando «La sicurezza in Italia; significati, immagine e realtà» (pubblicata nei Quaderni di Unipolis) cioè la terza ricerca di questo tipo, molto ricca di confronti con altri Paesi europei. A chi serve la «grande paura» edificata sul nulla? Cosa nasconde? Un’altra lettura, consigliata da Corrado Giustiniani (su «Il fatto» del IV febbraio): si tratta di «International Trends 2010», indagine condotta in VIII Paesi occidentali, VI europei più Usa e Canada. Titolo e sottotitolo scelti da Giustiniani sintetizzano molto bene uno dei problemi-chiave: «Immigrati, questi sconosciuti» e «Americani ed europei non sanno nulla di loro». Interessante notare che i giudizi più negativi e le paure più grandi arrivano dalla (larga) fascia di chi dichiara di non conoscere immigrati mentre chi ne frequenta è più informato e per nulla spaventato. Torniamo sempre lì: il circuito è ignoranza che genera paura. Per finire un libro edito da Altreconomia: è «Parole sporche» scritto da Lorenzo Guadagnucci coi «Giornalisti contro il razzismo»: ne riparlerò presto ma intanto vale meditare sul sotto-titolo: «clandestini, nomadi, vu cumprà: il razzismo nei media e dentro di noi». Davvero dentro di noi? Forse state pensando: «sì… no… non so». E allora torno al messaggio di Sofia che si concludeva così: «se usassimo le teste scopriremmo che a guidare i razzisti sono gli stessi che portano via soldi e diritti agli italiani pretesi doc». Una donna molto saggia. Anzi da certe frasi deduco che Sofia sia una ragazza piuttosto giovane… e questa mi pare una gran bella notizia.

 

10 – Finchè c’è lei…

la Costituzione, qualche speranza c’è – anche in questi brutti tempi – ma bisogna difenderla e applicarla. «Sul serio» ha scritto Sofia. A partire dall’articolo 10 (numeri arabi sì) aggiungo io.

SOLITA NOTA

Notizie sparite, notizie sparate. Certezze, mezze verità, bufale, voci. Questa rubrica prova, a ritmo mensile sulla rivista “Come” (e su codesto blog) , a recuperare e/o commentare quel che i media tacciono e/o invece pompano (oppure rendono incomprensibile, con il semplice quanto antico trucco di de-contestualizzarlo) su migranti, razzismi e dintorni.. (db)

 

Redazione
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