Colombia: i beni comuni nelle mani delle multinazionali

di David Lifodi

Dalla multinazionale canadese Rio Novo alla canadese AngloGold Ashanti, sono molte le imprese che non solo minacciano il diritto all’acqua dei colombiani, ma detengono anche il potere di denunciare lo Stato colombiano chiedendo dei notevoli indennizzi per la rescissione di contratti legati alle concessioni minerarie.

La miniera Tolda Fría, non lontana dalla capitale del municipio di Caldas, Manizales, è gestita dai canadesi di Rio Novo. Negli ultimi anni la multinazionale ha provocato l’avvelenamento dell’acqua, dovuto all’estrazione mineraria, con sversamenti d mercurio e cianuro che hanno profondamente modificato l’assetto idrico dell’intera zona. Tra  vittime della contaminazione le persone e centinaia di specie di uccelli, rettili, insetti, farfalle e pesci. Rio Novo non si ferma di fronte a niente. Gli stessi effetti sul territorio riscontrati a Manizales si sono verificati anche in Brasile, dove nelle mani della transnazionale canadese si trovano i progetti minerari di Almas e Tarupá. Per la città di Manizales, purtroppo, i problemi legati alla fornitura idrica non rappresentano una novità. Nel 2013 la rottura dell’acquedotto lasciò la città a secco per quasi due mesi. Tolda Fría è una miniera d’oro, sostiene Rio Novo, per cui è impensabile bloccare l’estrazione mineraria. Lo stesso ragionamento viene sottoscritto da AngloGold Ashanti, che gestisce la miniera La Colosa nel dipartimento di Cajamarca. Il modello economico neoliberale ed estrattivista ha deviato il corso dei fiumi, ridotto in macerie le montagne e contaminato il mare utilizzando le squadracce paramilitari messe sotto contratto delle imprese. Leader contadini e indigeni sono stati assassinati  e le terre tolte ai legittimi proprietari, che le lavorano, per riconvertirle in zone di estrazione mineraria. Tutto ciò, in Colombia, è definito fascismo desarrollista. Come ai tempi dei conquistadores, le multinazionali conducono delle guerre coloniali per il territorio. Per fermare quello che si configura come un vero e proprio ecocidio, le comunità si sono unite per resistere e contro la multinazionale Rio Novo è nato il movimento Territorio Kumanday Unido. La parola d’ordine è Si a la vida no a la mina. La miniera Tolda Fría è stata sfruttata per l’estrazione dell’oro a partire dal secolo scorso, fino a quando, nel 2010, la concessione mineraria fu acquistata da Core Values Mining and Exploration, Tra le varie azioni in corso per tutelare il territorio, l’ambiente e, soprattutto, la vita delle persone, la gente di Manizales intende realizzare un referendum popolare per decidere se le imprese minerarie possano continuare a spadroneggiare o meno nel loro territorio. Tuttavia, anche contro uno stato come la Colombia, che non è certo il Venezuela bolivariano, gli esempi di multinazionali che hanno presentato ricorso contro le decisioni avverse della Corte costituzionale del paese in merito alle attività di sfruttamento del territorio ed estrazione mineraria non mancano. Alcuni esempi. Lo scorso marzo, la multinazionale EcoOro ha contestato il verdetto della Corte costituzionale che negava all’impresa il permesso di proseguire con l’estrazione mineraria. La multinazionale si è appellata al trattato di libero commercio (capestro) sottoscritto dalla Colombia con Stati Uniti e Canada e ci sono buone possibilità che ottenga un risarcimento. Una situazione più o meno simile è quella che vede coinvolta la Cosigo Resources, che ha chiesto l’arbitrato della Commissione di Commercio Internazionale degli Stati Uniti a causa della sospensione delle sue attività nel parco nazionale Yaigojé Apaporis, decretata nel 2011 dalla Corte costituzionale. Anche in questo caso, è molto probabile che a spuntarla sia l’impresa. E ancora, la statunitense Hupecol sembra intenzionata a denunciare lo Stato per il ritiro della licenza di estrazione petrolifera sancito dalla Agencia Nacional de Licencias Ambientales, mentre Prodeco, terza impresa produttrice ed esportatrice di carbone in Colombia, ha chiesto un risarcimento di venti milioni di dollari per la mancata liquidazione di regalie da parte dello Stato. In pratica, la Colombia è nelle mani delle multinazionali, nonostante alla guida del paese ci sia un’oligarchia che di certo non è contraria alla svendita del paese alle imprese straniere. Tuttavia questo non basta e, quando in un sussulto di dignità la Corte costituzionale o l’ Agencia Nacional de Licencias Ambientales si pronunciano contro le imprese, ecco arrivare, puntuale, il ricorso ai massimi organismi della Banca mondiale o del Fondo monetario internazionale, le cui sentenze sono sempre a senso unico.

Di fronte al diritto delle comunità a tutelare e a decidere sull’utilizzo del territorio e delle concessioni minerarie, riconosciuto dalla Corte costituzionale, che impone un accordo tra le istituzioni locali e lo stato centrale, a sparigliare le carte ci pensano i trattati di libero commercio che, come da consuetudine, impongono agli stati di cedere sul principio di tutela della sovranità territoriale e si pronunciano sempre a favore delle transnazionali.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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