Donne che costruiscono il futuro: Vandana Shiva

La famosa fisica, pensatrice e attivista Vandana Shiva propone l’ecofemminismo come una risposta al momento attuale, in cui il patriarcato capitalista ci sta conducendo verso la distruzione e la morte, dopo aver colonizzato la natura, le donne e il futuro e ci trasmette parole forti e convincenti sulla lotta per la vita e il futuro.

di Juana Perez (*)

  (Foto di Pressenza IPA)

Trascrizione dell’intervista

Juana Perez, Pressenza

 

 

Benvenuta a Pressenza, benvenuta a “Donne che costruiscono il futuro”, benvenuta a casa, Vandana. Molte grazie per la tua presenza qui con noi. Amiche e amici, come potete vedere siamo con Vandana Shiva, nota pensatrice e scrittrice, fisica, attivista, eco-femminista, con milioni di persone che seguono le sue proposte in tutto il pianeta. Parleremo dei progetti in cui si è impegnata e continua a impegnarsi. Lavora con la base sociale, con organizzazioni, ma anche con governi. Ha affrontato il potere denunciando grandi compagnie. E’ difficile elencare tutto quello che hai costruito, però per sintetizzarlo in qualche modo mi piacerebbe che ci raccontassi che cosa hanno in comune tutte le cause che difendi.

Tutto ciò su cui lavoro viene dal mio amore per la vita e dall’amore per la libertà, qualunque cosa sia, che sia la protezione dei semi o lo stare con le mie sorelle contadine a difendere la terra, il territorio, il suolo. Tutto ha a che fare con la difesa della vita da un luogo d’amore o con la difesa della libertà da un luogo di resistenza contro la mancanza di libertà.

Tu parli della decolonizzazione, dell’ecofemminismo, del patriarcato capitalista e della decolonizzazione della natura, delle donne e del futuro.

Se ci pensi, gli stessi processi di colonizzazione, ossia il progetto del patriarcato capitalista, colonizzano la natura, trasformano la terra da un bene comune a una proprietà privata, trasformano i semi da bene comune a proprietà intellettuale, trasformano le persone da esseri umani autonomi in utenti di algoritmi e macchine. L’appropriazione dei beni comuni è al centro della colonizzazione e la colonizzazione della natura è molto legata a quella della donna. Nello stesso modo in cui la Madre Terra è diventata sterile, la donna come creatura autonoma, produttiva, creativa, che sosteneva e sostiene attualmente l’economia e la società è diventata un corpo vuoto, un oggetto da sfruttare. Tutto il lavoro che facciamo, tutta la creatività e la conoscenza che abbiamo è stata trasformata in non-conoscenza, in non-lavoro, ma il processo stesso di colonizzazione della natura e delle donne ha minato le basi stesse della vita.

Quando sfruttate un fiume e lo sovrasfruttate lo state uccidendo e quel fiume è l’acqua della gente di oggi e della gente di domani, quando per avidità e cecità bruciate combustibili fossili, usate pesticidi nell’agricoltura e generate il 50% in più dei gas serra che promuovono il riscaldamento globale, state rubando il futuro delle nuove generazioni. Per questo la gioventù è molto consapevole della crisi climatica e abbiamo movimenti come Fridays For Future. Ma ciò che manca ancora è l’interconnessione di queste tre colonizzazioni. Il giorno in cui l’umanità si sveglierà e lo capirà, il potere della terra, il potere delle persone sarà un potere creativo, completamente impossibile da fermare.

Torneremo su questo punto. Nella prima risposta dicevi che tutto quello su cui lavori viene da te, dalla tua difesa della vita. Ci sono state esperienze concrete, interne, di rapporti con la gente, nella tua azione, che ti hanno portato all’attivismo, all’impegno per la vita, qualcosa che ti ha cambiato in un certo momento e ti ha spinto a impegnarti con diversi movimenti?

La mia formazione di base è come fisica, ho fatto un dottorato in teoria quantistica, quindi la mia formazione intellettuale ha a che fare con la non separazione, con l’idea che tutto è interconnesso. Ha a che fare con il potenziale; l’idea che le donne siano biologicamente inferiori è stata creata dal patriarcato capitalista. Le donne dovrebbero essere agenti importanti nell’economia, nella democrazia, nella cultura, nella politica, per questo la non separazione dei diversi potenziali fa parte della mia educazione.

Il mio coinvolgimento nei temi ecologici, la consapevolezza della violenza del patriarcato capitalista e la creazione di una filosofia che riconosce che la natura e le donne sono creative, tutto questo è cominciato con un’esperienza personale. Stavo partendo per il Canada per il mio dottorato di ricerca. Mio padre era stato una guardia forestale e io le ho visitato per tutta la mia infanzia; un particolare bosco di querce era scomparso e un fiume che veniva da questa antica foresta era diventato un rivolo, solo poche gocce d’acqua. Mi sentivo come se mi avessero tagliato un braccio perché ero cresciuta là e questo mi turbava molto. Ho iniziato a parlarne e quando sono tornata a Delhi ho saputo di questo nuovo movimento di Chipko, nella mia zona. Stavo andando in Canada, ma mi sono impegnata a tornare nelle vacanze e a fare volontariato con questo movimento. Ho poi fatto il mio dottorato di ricerca in teoria quantica all’Università dell’Ontario, in Canada, ma ho fatto un dottorato sull’ambientalismo e l’attivismo ecologista all’Università di Chipko, nelle montagne della mia regione. Questo è ciò che ha formato il mio impegno di attivista per l’ambiente e nel rimanere sempre informata. Dovunque avvenisse una distruzione ecologica, erano le donne a sollevarsi e non perché i loro geni dicevano di essere più vicine alla natura, ma perché erano state lasciate a prendersi cura delle cose basilari, a fornire cibo e carburante e acqua e tutte quelle cose che non sono considerate lavoro, che non sono considerate parte dell’economia. Quindi avevano ricevuto il compito di prendersi cura di queste cose di base di cui si ha bisogno e sono diventate esperte di sostenibilità, ecologia, sopravvivenza.

Un altro grande cambiamento è avvenuto nel 1984, quando in India si sono verificati due eventi molto violenti. Una è stata una rivolta contadina nello stato del Punjab, dove la rivoluzione verde è stata introdotta per la prima volta nel terzo mondo. Fino ad allora era presente solo nel primo mondo industrializzato.

Ma questa rivoluzione verde, come è stata chiamata, non era rivoluzionaria e non era verde, era semplicemente violenta, era una tecnologia militare introdotta nell’agricoltura, che ha rovinato lo stato del Punjab. Per questo c’è stata una rivolta dei contadini. Lo stesso anno nella città di Bhopal nella stessa azienda che aveva introdotto questi pesticidi c’è stata una fuoriuscita di gas letale e sono morte migliaia di persone. Stavo lavorando in quel periodo con l’Università delle Nazioni Unite, in un programma sulla pace e la trasformazione globale con un particolare focus sul consumo delle risorse e ho detto: “Ehi, qui sta succedendo qualcosa”. Così ho scritto un libro sulla rivoluzione verde o la violenza della rivoluzione verde, perché per me la conoscenza non è una carriera, per me la ricerca non è aggiungere un’altra pubblicazione al mio curriculum. La conoscenza è una guida per l’azione; se sappiamo che qualcosa è sbagliato allora faremo di tutto per impedire che quel male continui, sia attraverso la conoscenza che attraverso l’azione. Per questo mi sono impegnata a continuare la ricerca sulla violenza del cartello dei veleni e dell’agricoltura industriale. E così sono diventata un’esperta di questo argomento, proprio per evitare quel danno e dall’84 mi sono impegnata a promuovere un’agricoltura senza violenza. Come risultato di questo lavoro nel 1987 sono stata invitata a una riunione in cui il cartello dei veleni voleva appropriarsi dei semi. Volevano un trattato globale per imporre questo al mondo.  E così ho iniziato a difendere i semi.

Dunque ognuno dei miei grandi cambiamenti è stato innescato da una grande ingiustizia e una grande violenza contro la terra e contro le persone, soprattutto le donne.

Abbiamo parlato di cause, di movimenti. Quando queste cause si uniranno saremo in un’altra situazione. Si stanno formando molte reti in tutto il mondo, ma a tuo parere di cosa abbiamo bisogno per generare la massa critica sufficiente a cambiare la direzione degli eventi a livello globale? Che cosa dobbiamo introdurre perché questo avvenga? Come possiamo contribuire perché arrivi questo momento?

Come ho detto ho iniziato il mio lavoro con l’ecologia dopo Chipko nei primi anni 70; il mio lavoro intellettuale è naturalmente molto più vecchio e la mia storia femminista è iniziata dal momento in cui sono nata. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori meravigliosi e una madre femminista meravigliosa ancora prima che il termine fosse introdotto nel vocabolario. Abbiamo delle debolezze. Il colonialismo e la sua espressione come patriarcato capitalista ha generato concentrazione di potere, avidità, ricerca del profitto e dominazione nei confronti delle donne, ma questo è anche legato all’antropocentrismo. L’idea che gli esseri umani siano superiori alle altre specie è legata a quello che io chiamo apartheid ecologico, alla separazione dalla natura.

Allo stesso tempo gli stessi processi hanno creato un nuovo razzismo, secondo cui le persone di colore sono inferiori ai bianchi perché il colonialismo doveva essere giustificato con la superiorità di una certa pelle, quella bianca, di una religione, il cristianesimo, di un genere, gli uomini. Tutto questo era un pacchetto. Quando lo guardiamo come un sistema si tratta di un unico pacchetto. I movimenti sono sorti nel tempo concentrandosi su diversi aspetti di questa entità comune, ma si tratta di una guerra contro la vita, contro l’autonomia e l’auto-organizzazione, una guerra contro la diversità.

Tutti questi aspetti erano interconnessi con la causa e la forma alla radice, ossia il colonialismo e il patriarcato capitalista. Le forze trainanti erano l’avidità e l’estrazione e la generazione di profitto in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo; così hanno creato narrazioni per giustificare il loro sfruttamento come una missione civilizzatrice, dicendo, no, non vi stiamo sfruttando, vi stiamo civilizzando, senza di noi siete dei barbari, siete dei primitivi, siete inferiori. E questa narrazione ha rotto e frammentato i movimenti. Così abbiamo il movimento Black Lives Matter, il movimento delle donne e poi abbiamo i Fridays for Future. Abbiamo un movimento per i diritti della Madre Terra totalmente separato dalla giustizia di genere, dall’antirazzismo e dall’interesse delle generazioni future, quindi cosa dobbiamo fare ora che sappiamo che abbiamo una finestra di dieci anni per la transizione? Sappiamo che se nei prossimi dieci anni non produrremo un cambiamento, ci distruggeremo, distruggeremo le condizioni per la vita umana sulla terra, proprio come abbiamo fatto con altre specie. E questa non è un’ipotesi, è estrapolazione: ciò è stato fatto ad altre specie e ad altre culture, gli ecocidi di specie diverse, i genocidi dei popoli nativi sono tutti qui, il femminicidio delle donne, sono lì. Così per quelli che parlano di scienza basata sull’evidenza, questa è l’evidenza, la scienza basata sull’evidenza; siamo sulla strada del collasso e dell’estinzione, ma loro pensano di essere così superiori da poter scappare su Marte in qualche modo e sopravvivere mentre rovinano questo pianeta.

Quindi, prima dobbiamo svegliarci rispetto a questa finestra di dieci anni, poi svegliarci sulla radice comune delle ingiustizie, non le diverse espressioni, ma le radici che sono comuni. La prima cosa che dobbiamo fare è renderci conto che abbiamo la creatività, abbiamo il potere creativo di fare il cambiamento che vogliamo vedere, non dobbiamo aspettare che qualcuno venga a dirci: svegliati! No, il risveglio viene da dentro, questo è un potere che è dentro di noi e la separazione è stata imposta. La non separazione è la realtà della nostra vita, la nostra non separazione dalla natura, la nostra non separazione come esseri umani e la nostra non separazione con le altre generazioni.

Questa è una legge come le leggi di non separazione della teoria quantistica; dobbiamo capire anche la teoria quantistica dell’unità tra la specie umana e le altre specie e all’interno della stessa specie umana. Una volta che cambiamo questa consapevolezza si aprono tutti i tipi di possibilità e di nuovo lo dico sulla base della scienza basata sull’evidenza. E abbiamo già visto che salvando un solo seme abbiamo un intero sistema che può risolvere i problemi climatici, affrontare quelli del suolo e le catastrofi sanitarie, che non crea pandemie come questa tecnologia agricola invasiva, che con gli OGM si infiltra ovunque in Amazzonia.  Ci può dare una buona salute e creare giustizia a ogni livello… E’ tutto fattibile, sta nella nostra storia; per questo i popoli indigeni devono essere ponti importanti verso il futuro.

Ha a che fare con quelle donne che nonostante difficoltà e problemi continuano a guidare le generazioni verso il futuro. Dunque le donne devono essere a capo di questa transizione. Dobbiamo renderci conto che siamo una cosa sola, con la natura, come umanità e abbiamo una vita comune, come umanità e come pianeta. Questo risveglio apre finestre che sono state chiuse dal patriarcato capitalista e ci impediscono di muoverci, ci impediscono di cambiare, ci impediscono di essere agenti di cambiamento.

Vuoi aggiungere qualche altro elemento tangibile o intangibile che ci aiuti a costruire il futuro nonviolento a cui aspiriamo?

Tutto il mio attivismo, come ho già detto, è iniziato a Chipko e tutte le mie azioni sono state ispirate dalla nonviolenza contro le forze della violenza; per esempio le forze della violenza che hanno distrutto l’agricoltura nel Punjab con la rivoluzione verde, le forze della violenza dei pesticidi dello stabilimento della Union Carbide, le forze della violenza della Monsanto che voleva appropriarsi dei semi.

Quindi ci sono tre lezioni che ho sperimentato e imparato. La prima è l’auto-organizzazione. Dobbiamo renderci conto che siamo esseri autonomi, non siamo oggetti e come esseri auto-organizzati e come soggetti autonomi siamo connessi agli altri nella mutualità. Siamo autonomi ma interconnessi, siamo auto-organizzati ma diversi e vedendo questo allora l’auto-organizzazione diventa sia un diritto che un dovere e comincia a formare politiche diverse. Ovunque nel mondo il voto è diventato una crisi, perché il voto è stato sequestrato dal denaro. E i governi invece di essere della gente e per la gente dovunque lavorano per le multinazionali o per i milionari. Allora la rappresentanza democratica è un fallimento della terra e dell’umanità, non sta dalla parte del popolo; abbiamo bisogno di una democrazia molto più partecipativa. E questa viene da tutti quelli che si rendono conto che possono fare la differenza. Non dobbiamo aspettare quelli che abbiamo eletto, perché oggi l’influenza che abbiamo attraverso il voto è molto piccola rispetto alle grandi lobby. Dunque dobbiamo essere il cambiamento nel luogo dove stiamo.

Poi, in secondo luogo, la globalizzazione degli ultimi trent’anni è stata una ricolonizzazione e se guardiamo le cifre delle emissioni di gas serra, se guardiamo l’estinzione delle specie, la crisi dell’acqua, la crisi dei rifugiati, questi ultimi trent’anni sono stati devastanti per la società e il pianeta, quindi dobbiamo ri-localizzare l’economia e ri-ecologizzare l’economia. Io questo lo chiamo creare un’economia della vita.

Il terzo punto è il potere della coscienza, il potere della verità. Molte persone si sentono impotenti quando i governi al servizio delle multinazionali fanno leggi per togliere le libertà. E poi dicono: bene, cosa facciamo adesso? Gli inglesi hanno cercato di farlo in Sudafrica, in India, di rendere illegale per noi, per esempio, produrre il nostro sale dalla nostra acqua e dal nostro mare. Avevano il monopolio del sale. Gandhi è andato sulla spiaggia e ha detto: “La natura ce l’ha dato gratis. Ne abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza. Continueremo a fare il sale e non obbediremo alle vostre leggi”. E questo è stato chiamato “la forza della verità”. Questo mi ha ispirato. Così quando ho visto che le Monsanto del mondo volevano possedere i semi, noi abbiamo detto: “Voi non avete inventato i semi, quella è la vita. Noi salveremo i semi e non accetteremo leggi che rendano illegale la loro condivisione, perché questo è il nostro dovere verso la terra, verso noi stessi e verso le generazioni future”. Non accettare l’ingiustizia e le leggi brutali è la massima espressione dell’umanità ed è la massima espressione della nostra libertà.

Traduzione dall’inglese di Anna Polo e Thomas Schmid

(*) Fonte: Pressenza

Link all’articolo originale: https://www.pressenza.com/it/2021/03/donne-che-costruiscono-il-futuro-vandana-shiva/

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