Marocco, Hirak del Rif: il re é nudo

Un approfondimento di Tahar Lamri

Il Comitato delle Famiglie dei Prigionieri di Hirak (movimento) Popolare del Rif  – nord est del Marocco –  ha minacciato in un comunicato (in arabo) diffuso lunedì 25 settembre di inasprire e diversificare le forme di protesta se la direzione della prigione Okacha di Casablanca, dove sono rinchiusi gli attivisti di Hirak, non cessa le pressioni e i maltrattamenti a danno di questi prigionieri. Minaccia altresì di arrivare a far boicottare le scuole ai propri figli e “altre misure che saranno prese in seguito”, così prosegue il comunicato.

Un altro comunicato (in arabo) diffuso sempre lunedì 25 settembre dal Comitato delle Famiglie di Hirak si riferisce invece alle pessime condizioni in cui versano i prigionieri sparsi nelle carceri del Rif e cioè a Ain Aicha di Taounant, a Guercif, a Taourirt, nella prigione rurale di Zaio, nella prigione di Oujda, in quella di Taza, nella prigione Ras El Ma di Fès e nel Centro di Protezione dell’Infanzia di Nador trasformato in luogo di detenzione per alcuni minorenni. Prigionieri sparsi su vari carceri come punizione per le famiglie dei carcerati.

Nel primo comunicato il movimento Hirak afferma un’altra volta, con lo sciopero scolastico, di rinunciare allo scontro politico diretto con il terribile sistema feudale detto Makhzen, ossia il potere monarchico e i suoi corpi intermedi che inquadra nelle sue strette maglie la società marocchina e insiste sulle rivendicazioni sociali (un ospedale, una facoltà, qualche strada, qualche autobus e poco più).

L’unico segno politico adottato da Hirak è la bandiera della Repubblica del Rif e il richiamo storico a Abdelkrim El Khettabi: la bandiera del Rif è il minimo, visto che la bandiera – come l’inno nazionale del resto – del Marocco è stata imposta dal maréchal Lyautey e quindi segno coloniale per eccellenza e il riferimento a Abdelkrim riguarda, in Marocco, soltanto il Rif. Nel resto del Marocco era totalmente sconosciuto fino a poco tempo fa. Il Makhzen, che ha combattuto assieme a spagnoli e francesi contro Abdelkrim El Khettabi, non poteva tollerare la presenza di questa ingombrante figura né il ricordo della sua Repubblica.

Il Makhzen appunto, questo sistema feudale nemico storico del popolo marocchino, oscilla da sempre fra cooptazione e repressione: è riuscito sempre a cooptare le figure dell’opposizione altrimenti passa alla repressione feroce come questa volta con Hirak.

Hirak, come tutte le opposizioni del Marocco (a parte i maoisti e qualche altro comunista tuttora nelle carceri, alcuni morti negli ultimi anni a seguito di torture, scioperi della fame e malattie contratte in prigione, ma di cui non si sa nulla, eppure il loro numero è consistente 260 tuttora in prigione) non ha mai, ad esempio, chiamato al boicottaggio dei supermercati Marjane di El Hoceima, supermercati di proprietà del re Mohamed VI, responsabili diretti della chiusura di molti piccoli negozi, sapendo che un appello del genere potrebbe avere un certo peso. Quelli del movimento Hirak si sono limitati ad appelli a scioperi dei commercianti, ma che alla fine hanno dannegiato soltanto questi piccoli commerci, senza scalfire minimamente i supermercati di proprietà del re. Ma in assenza di un indirizzo politico chiaro, ora che il movimento Hirak è stato decapitato e i suoi leader e attivisti in prigione, la liberazione dei prigionieri è diventata l’unica rivendicazione del movimento: sono sparite persino le rivendicazioni a carattere sociale.

La stessa comunità del Rif all’estero che ha moltiplicato negli ultimi mesi sit in e manifestazioni in Europa, raduni molto partecipati, non ha mai fatto appelli alla gente del Rif in Euopa a chiudere i propri conti correnti nella banca Attijari/wafa,  di proprietà del re Mohamed VI, che dispone di filiali in tutta Europa, Italia compresa (Torino, Milano, Bologna, Modena..) aperte per rastrellare i risparmi degli immigrati marocchini.

Il re Mohamed VI rappresenta, con le sue banche e le sue società il 70% dell’economia marocchina tramite la holding reale Siger e la Società Nazionale di Investimenti ONA.

Bisogna precisare che i marocchini all’estero i cosiddetti MRE – molto corteggiati dal potere poiché i loro trasferimenti rappresentano circa il 7% del Pil e il 25% nella voce “esportazioni”, e quindi dispongono di un formidabile mezzo di pressione – hanno persino un ministero specifico ma non godono di diritto di voto. Specie quelli d’Italia, per via delle caratteristiche specifiche a questa comunità di immigrati, si mostrano indifferenti o apertamente ostili al Hirak e alla gente del Rif in generale.

E’ vero che la comunità marocchina è fortemente inquadrata dalla DGED, i servizi segreti marocchini per l’estero con alcuni cosiddetti giornalisti, attivisti di associazioni o anche imam di moschea, come rivelato da Chris Coleman, il famoso wikileaks marocchino che fa anche i nomi di alcuni in Italia e quindi il timore di essere segnalati o di avere problemi al ritorno in vacanza nel paese è molto forte ma ciò non giustifica questa diffusa ostilità verso il movimento.

Il movimento Hirak moltiplica le manifestazioni per chiedere la liberazione dei prigionieri, dopo le proteste ferocemente  represse. L’unica volta che la polizia e la gendarmeria non ha bastonato i manifestanti è stato durante la grande manifestazione di giugno a Rabat, organizzata dagli islamisti del Adl wal Ihsane, l’unica forza che il Makhzen teme. E’ comunque troppo poco e non ha alcun senso politico. E soprattutto non ha alcun effetto sul Makhzen, troppo potente e che spende milioni di dollari (ha un contratto con l’agenzia americana di marketing McKinsey che cura l’immagine del Paese all’estero) dei cittadini marocchini per far apparire il Marocco come modello di stabilità.

D’altro canto il movimento Hirak ha sempre rifiutato di parlare con ministri, riservando una brutta accoglienza al ministro dell’Interno in visita nel Rif nel maggio 2017, e con eletti locali, pretende di trattare soltanto con il re Mohamed VI in un confuso segno politico non espresso in maniera chiara e diretta. Il re ha risposto con grande disprezzo a questa celata richiesta: prima facendo parlare il presidente Emanuel Macron il 14 giugno 2017 in visita privata in Marocco e per primo delle contestazioni nel Rif.  Il re si è pronunciato soltanto il 29 luglio 2017 sulla questione, in occasione della Festa del Trono, dicendo in sostanza che le forze dell’ordine hanno fatto un buon lavoro.

Certo, la regione del Rif ha pagato molto sia durante il protettorato franco-spagnolo che dopo l’indipendenza del Marocco e forse non è più disposta a pagare così tanto per il resto del Marocco, il quale sia nel 1958 quando il re Hassan II ha bruciato intere zone di questa regione con il napalm, sia durante la rivolta del 1984 quando lo stesso re ha qualificato la gente Rif di “aubash” (sporcizia sotto le unghie) mandando l’esercito a sparare dagli elicotteri contro bambini delle scuole usciti a manifestare contro il caro vita e la disoccupazione: in entrambi i casi, i marocchini dell’inerno, cioè delle altre zone si sono limitati a dire con estrema rassegnazione “il Makhzen kla el Rif “”المخزن كلا الريف” (Il Makhzen ha mangiato il Rif).  Espressione che sta tornando anche in questo momento.

Qualcuno paragona il Marocco attuale al regno di Ben Ali in Tunisia, ma almeno Ben Ali garantiva ai tunisini la scuola (in Marocco gli analfabeti sono oltre il 40% della popolazione, con picchi del 90% fra le donne rurali, mentre in Tunisia non esiste analfabetismo), buoni ospedali (in Marocco una bambina di 3 anni, Idya, è morta qualche mese fa in seguito a una semplice caduta, dopo aver percorso 500 km in cerca di un ospedale) e sebbene la Tunisia viva di turismo come il Marocco non è mai diventata la seconda destinazione del turismo sessuale al mondo come lo è diventato quest’ultimo. Insomma, il confronto con la Tunisia di Ben Ali non regge. O regge fino a un certo punto.

L’attivista di Hirak Nawal Ben Aissa scrive sul suo profilo Facebook il 22 settembre “abbiamo aspettato la grazia del re e siamo stati stupidi (precisamente: siamo stati asini) ad aspettare tale grazia”. Aspettare la grazia – anziché il rilascio dei prigionieri e le scuse da parte dello Stato – per essere stati arrestati in manifestazioni pacifiche, garantite dalla Costituzione marocchina, è una cosa senza senso. Senza alcun senso politico. La stessa Nawal Ben Aissa scrive, sempre nello stesso post: “arrestatemi non c’è alcuna differenza fra le vostre strade e la prigione…”, l’indomani viene arrestata dalla polizia. Un attivista di Hirak scrive a commento di questo arresto: “Chi dice che il Makhzen non risponde prontamente alle richieste del popolo del Rif è un bugiardo. Nawal ha detto arrestatemi e l’hanno arrestata subito. Vedete come il Makhzen è pronto a esaudire tutti i desideri del popolo? Quindi basta bugie.”

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