Nina Simone: più donne in una

Daniele Barbieri su due bei libri (uno proprio bellissimo). Con un PS triste ma forse degno di nota

A febbraio saranno 80 anni dalla nascita (*) di Nina Simone e ad aprile 20 dalla morte. Se ne parlerà speriamo; torneranno in circolazione i suoi migliori album. Se non la conoscete (dimenticarla invece è impossibile) ascoltatela e se poi volete leggerne la storia avete a disposizione due bei libri.

Il primo è «Nina Simone: una vita» di David Brun-Lambert del 2005 che Feltrinelli ha ristampato (nella traduzione di Laura Cecilia Capelli): 460 pagine per 15 euri. Una bella biografia appassionata e precisa: ne consiglio la lettura a chi vuole sapere quasi tutto di Eunice Waymon, in arte Nina Simone. Nella sciatta quarta di copertina di questa meritevole ristampa campeggia una frase secca e forte, quasi uno slogan, firmata da Toni Morrison: «Nina Simone ha salvato le nostre vite. E’ stata più donne in una».

Esagerazioni? No, due verità anche se la prima frase si riferisce ovviamente alle afro-americane più che ai “visi pallidi”. Ma quell’idea che Eunice-Nina sia stata più donne è talmente vera che per narrarne davvero le anime ci voleva un’altra donna, rabbiosa e innamorata, capace di “cantare” oltre che di parlare. Serviva un piccolo miracolo ed è arrivato pochi mesi fa con «La ballata di Nina Simone» di Francesca Genti (Harper-Collins: 220 pagine per 16 euri).

Lo apro quasi a caso.

«prendere 1 kg di Tempo, suddividerlo in:

250 g di Storia Collettiva

350 g di Storia Personale

300 g del tuo Peggior Difetto

100 g di Semplice Sfortuna…». Poi «impastare» però non vi dirò come e con quali esiti. In questi versi Genti riprende «Sinnerman» di Eunice-Nina ma la eleva a manifesto. Come in una sua improvvisazione su «Con’t let me be misunderstood» dove ricorda che Nina aveva solo un’anima «e voi avete ucciso / me, la mia gente, i miei antenati»: in rovina ma… «nonostante ciò canto lo stesso».

E’ stata «una donna con il cuore di bambina», provocatrice e «bulimica di gloria». Fra maschi arroganti, Rosa Parks, Mandela e Bach. In «un’invisibile gabbia» con gli amori, il successo mondiale, i crolli. La presunzione («non riconoscono in me i segni della dea») e la genialità («la fantascienza del corpo femminile»). Medgar Evers e James Baldwin: razzismo profondo e nuova resistenza. Il cambio di nome: «Simone come la Signoret» (un’allora famosa attrice francese). «L’incurabile tristezza», le mille speranze trasformate in disamori, «l’atavica, lampante insicurezza». Lo stregone. «Non voglio raccontare». L’Africa. Il suo oscillare fra politica e privato («l’ombra di se stessa») dove «un altro sogno ho sognato invano».

Il libro non ha un finale ed è giusto così. Rimanda solo a «questa bambina / che usciva ogni giorno / che esce ogni giorno e che sempre uscirà».

Difficilissima e geniale l’idea di raccontare Nina Simone in canzoni (e sembrano sue anche quelle che non lo sono) e in versi, Francesca Genti è stata di una bravura quasi da brividi.

Voglio ripeterlo. Sono due bei libri dunque ma se avete tempo (o soldi) solo per uno io vi consiglio «La ballata di Nina Simone». Erano bravissime e rabbiose le donne nascoste dentro Eunice-Nina e per essere raccontate in pieno avevano bisogno di un’altra donna come loro e l’hanno trovata in Francesca Genti.

(*) come rilevava il commento di Terri – e poi mi hanno scritto Gualtiero e Marco; ed è un piacere che mi leggiate con tanta attenzione – all’inizio avevo scritto “a 80 anni dalla nascita”… invece sono 90. Un secondo errore coi numeri: ovviamente è a 20 anni dalla morte. Sono sbagli che capitano e neanche gravi: GRAVE sarebbe invece se non avessi trasmesso le emozioni che la voce di Nina Simone e il libro di Francesca Genti mi hanno donato.

POST SCRIPTUM

Questa recensione è uscita così su www.micromega.net ma qualche giorno dopo, cercando un mio appunto in coda al libro, l’occhio mi è caduto sull’ultima pagina e ho letto «stampato presso Grafica Veneta». La memoria mi ha sorretto e ho ricordato; così adesso posso anche darvi due link (Grafica Veneta: lo sdegno non basta… e Rabbia e vergogna per i miei romanzi stampati dagli schiavi) se volete approfondire. Certo non è colpa della casa editrice, tantomeno dell’autrice, ma è tristemente doveroso notare che anche un libro su Nina Simone è stato stampato in un luogo dove vigeva (fino a quando?) il lavoro semi-schiavistico.

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Maria Teresa Messidoro

    Bellissimo articolo, comprerò almeno un libro su questa splendida donna che è Nina Simone.
    Un piccolo appunto: a febbraio saranno 90 anni dalla sua nascita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.