Rigaglie: corpo e idealismo

di Andrea Appetito (*)

 

Se il corpo fosse qualcosa che siamo (e non qualcosa che abbiamo) non mercificheremmo mai il corpo, non lo “getteremmo nella lotta”, non lo sacrificheremmo per l’ideale. Il corpo è già sacro, non ha bisogno di essere idealizzato. Il corpo è quello che è, per questo è sacro. Se noi fossimo il corpo che siamo, non prenderemmo le distanze dal corpo dopo averne abusato come se fosse un’appendice subumana. Se non ci fosse questo idealismo di fondo nella nostra cultura (possiamo farlo risalire a chi ci pare: a Cartesio, a Platone, ai cristiani) ogni istante della vita varrebbe la pena di essere vissuto, non desidereremmo altro, non ci rifugeremmo in un metaverso o nella guerra. Saremmo animali e non dovremmo diventare anime, perché siamo già la profondità misteriosa di un corpo. Sentiremmo di appartenere a qualcosa di grande, senza confini, in un equilibrio che è “armonia degli opposti” come diceva Eraclito, devoto di Artemide. “La natura ama nascondersi”, le idee invece brillano sugli altari, chiedono sacrifici.

IMMAGINE: Andrej Tarkovskij

(*) «Rigaglie» ovvero recensioni molto velate e riflessioni stimolate da una citazione iniziale… per onorare la fonte dell’ispirazione. Qui le precedenti: Rigaglie: per DelignyRigaglie: per CeronettiRigaglie: per Chuang-Tzu,  Rigaglie: per Tsao ChihRigaglie: per Victor JaraRigaglie: per Julien GracqRigaglie: per gli alberi, Rigaglie: per un mondo spaesato

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