Salvare Gaza, fermare Israele
un articolo di Mario Sommella. A seguire «Giovani italiani pro Pal: tra ricerca e censura» di Massimiliano Andretta e Paola Imperatore. In coda alcune delle prossime manifestazioni e delle iniziative solidali.
Gaza: genocidio in diretta mondiale
di Mario Sommella (*)
Mentre l’Occidente continua a recitare il mantra della “pace”, Israele passa alla fase due della sua guerra d’annientamento. Il 21 agosto 2025, ha preso il via l’operazione “Carri di Gedeone 2”, una nuova offensiva finalizzata all’occupazione totale di Gaza City e alla deportazione forzata degli 800.000 civili ancora presenti. A guidare l’operazione, oltre ai tank e ai bombardamenti, c’è un’ideologia teocratica che giustifica lo sterminio in nome del diritto biblico alla “terra promessa”. Una visione apocalittica che oggi si traduce in distruzione sistematica, fame organizzata, e morte programmata.
Non siamo davanti a una semplice escalation militare. Siamo davanti a un piano di pulizia etnica. Lo ha confermato lo stesso ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, che ha parlato apertamente di “assedio totale” e ha ammonito: “Chi non evacua Gaza può morire di fame o arrendersi”. Non è una minaccia: è un piano di annientamento.
Una teocrazia armata fino ai denti
Nel pieno del XXI secolo, un governo che si proclama democratico rivendica apertamente un mandato divino per giustificare l’eliminazione fisica di un intero popolo. I riferimenti sono espliciti: dal Libro di Giosuè al Deuteronomio, la narrazione messianica si impone sulla legalità internazionale. Diritto divino contro diritto umano. Paranoia escatologica contro ragione storica.
Israele, nato grazie alla Risoluzione 181 dell’ONU, ha da decenni abbandonato qualsiasi vincolo internazionale. Ha ignorato sistematicamente la Carta delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, e violato ogni trattato sui diritti umani, dalla IV Convenzione di Ginevra al diritto consuetudinario internazionale. Oggi, davanti agli occhi del mondo, infrange apertamente anche la Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione del genocidio.
Genocidio, parola proibita nei palazzi del potere
La Corte Internazionale di Giustizia ha parlato chiaro. Il 26 gennaio 2024, nel contesto del ricorso presentato dal Sud Africa, ha riconosciuto il rischio concreto di genocidio in atto a Gaza, ordinando a Israele di interrompere qualsiasi azione lesiva nei confronti dei civili palestinesi. Le ordinanze del 28 marzo, 5 aprile e 24 maggio hanno ribadito e aggravato le misure, chiedendo il blocco dell’assalto a Rafah, l’apertura del valico per gli aiuti umanitari e l’accesso delle missioni investigative ONU. Nessuna misura è stata rispettata. Nessuna.
Israele, forte del sostegno di Washington e dell’impunità assicurata dalle democrazie complici, ha proseguito imperterrito il suo piano di sterminio. Le prove non mancano. L’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), organismo ufficiale delle Nazioni Unite, ha certificato che Gaza è entrata in una fase di carestia conclamata, causata dal blocco degli aiuti e dal collasso della produzione alimentare. Più di 132.000 bambini sotto i cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta entro la fine del 2025. Oltre 41.000 sono già ad altissimo rischio di morte.
Numeri che pesano come lapidi
Al 24 agosto, il bilancio fornito dal Ministero della Salute di Gaza parla di 62.686 morti e 157.951 feriti. A questi si aggiungono 289 vittime della fame, di cui 115 bambini. I morti non fanno più notizia. I bombardamenti sugli ospedali neppure. Persino i giornalisti sono diventati obiettivi: solo nel bombardamento dell’ospedale di Khan Younis sono morti altri cinque reporter.
La fame è ora un’arma. La distribuzione di cibo, una trappola mortale: oltre 2.095 persone sono state uccise mentre cercavano aiuti. Ogni atto di sopravvivenza è diventato una condanna.
L’apartheid che non può vincere
L’illusione che la “soluzione finale” possa essere realizzata è destinata a scontrarsi con la realtà. Anche se Israele riuscisse a ripulire Gaza nord e trasformare il sud in un lager a cielo aperto, la resistenza sopravviverebbe. Non si può sterminare un popolo con la fame, né si può cancellare la storia con le ruspe. Gaza resterà come una ferita purulenta, aperta, pronta a infettare le coscienze. E la Cisgiordania, con l’espansione degli insediamenti nella zona E1, sarà il prossimo fronte. Smotrich lo ha detto chiaramente: “Lo Stato palestinese è cancellato”. Ma cancellare un’idea non equivale a cancellare un popolo.
Israele sta inchiodando la bara dello Stato palestinese con i fatti compiuti. Ma quei chiodi, in realtà, li sta piantando sulla propria democrazia. Come il Sudafrica dell’apartheid, Israele si condanna all’isolamento morale e politico. E a lungo termine, anche all’implosione.
Italia e Occidente: complici silenziosi
Nel frattempo, le cancellerie europee tacciono. L’Italia, nello specifico, continua a rispettare l’accordo di cooperazione militare con Israele del 2003, ratificato con la legge 94/2005. Non solo non lo ha mai revocato, ma si è opposta a qualsiasi proposta di sanzione europea. Questo non è silenzio diplomatico: è complicità.
A differenza del ministro olandese Caspar Veldkamp, dimessosi per protesta contro il proprio governo, i politici italiani restano ben saldi sulle loro poltrone, nonostante l’opinione pubblica sia ormai insofferente. La rabbia cresce, le piazze si muovono, e la frustrazione civile si sta trasformando in indignazione attiva.
La flotta della dignità
A questa indignazione si unisce la speranza. Il 31 agosto salperà la Freedom Flotilla, una flotta carica di aiuti umanitari e di dignità, pronta a sfidare l’embargo israeliano. È un atto di coraggio che rompe il silenzio e indica una via d’uscita: quella della solidarietà concreta, dell’azione diretta, del diritto all’umanità.
Parallelamente, si fa strada l’ipotesi di convocare una sessione d’emergenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, grazie alla procedura “Uniting for Peace”, già prevista per superare il veto USA. È una strada stretta, ma percorribile.
O si ferma il genocidio o si diventa complici
Non ci sono più alibi. Non c’è più tempo. Il genocidio non è un’ipotesi: è in corso. Le istituzioni internazionali hanno il dovere di agire. E i governi che continuano a sostenere Tel Aviv, direttamente o indirettamente, devono essere chiamati a rispondere. Anche in Italia.
Chi tace oggi, domani non potrà dire di non sapere. La storia sta scrivendo una pagina oscura. E ogni parola, ogni gesto, ogni omissione finirà su quella pagina. Sta a noi decidere da che parte della storia vogliamo stare.
FONTI
• Integrated Food Security Phase Classification (IPC), Report 2025.
• Corte Internazionale di Giustizia, Ordinanze 26/01/2024 – 28/03/2024 – 05/04/2024 – 24/05/2024.
• Ministero della Salute di Gaza, aggiornamento 24 agosto 2025.
• Lettera collettiva per la procedura “Uniting for Peace”, 21 agosto 2025.
• articolo di Domenico Gallo, pubblicato su volere la luna il 26 agosto 2025.
(*) ripreso da «Un blog di Rivoluzionari Ottimisti. Quando l’ingiustizia si fa legge, ribellarsi diventa un dovere»: mariosommella.wordpress.com
Giovani italiani pro Pal: tra ricerca e censura
La nostra ricerca sulle mobilitazioni studentesche in solidarietà con il popolo palestinese ha subìto un irrituale processo di revisione e infine una bocciatura da parte dell’Istituto Cattaneo. Un caso emblematico di panico morale accademico analogo a ciò che sta succedendo altrove, incluso Harvard.
Il 7 ottobre 2023 segna l’inizio di un nuovo ciclo di conflitto in Medio Oriente, a seguito dell’attacco di Hamas e della successiva sproporzionata reazione militare israeliana sulla Striscia di Gaza, che ha assunto i tratti della punizione collettiva e della pulizia etnica. In risposta, si sviluppa una mobilitazione globale di solidarietà con il popolo palestinese, che in Italia si traduce in un’ondata di proteste guidate prevalentemente da studenti e studentesse universitari.
In un articolo, che sarebbe dovuto comparire nel volume Politica in Italia edito da Il Mulino per la collana dell’Istituto Cattaneo, abbiamo analizzato questo ciclo di mobilitazione, con l’obiettivo di comprenderne le dinamiche, i repertori e le implicazioni più ampie per la partecipazione politica giovanile nel contesto italiano. Dopo un irrituale processo di revisione, che l’ha sostanzialmente bocciata, la ricerca è stata pubblicata sulla rivista Partecipazione e Conflitto, accompagnata da una nota editoriale che denuncia l’accaduto e da una lunga analisi delle revisioni, con cui abbiamo cercato di dimostrare la natura politica delle critiche ricevute.
La ricerca
Il caso della mobilitazione in solidarietà con la Palestina ci è sembrato rilevante per diverse ragioni: emerge in un contesto di diffusa disaffezione giovanile verso le forme tradizionali di partecipazione politica; si sviluppa in un ambiente altamente repressivo, dove ogni forma di dissenso viene delegittimata attraverso un dispositivo di panico morale che associa la solidarietà alla Palestina all’antisemitismo; e si caratterizza per una dimensione transnazionale e intersezionale, intrecciando rivendicazioni ambientaliste, transfemministe e antimilitariste.
Dal punto di vista teorico, il lavoro si fonda su una doppia cornice: la teoria delle opportunità politiche, utile a interpretare un contesto chiuso e repressivo; e la teoria del framing, che aiuta a comprendere come i movimenti costruiscono significati, legittimità e identità collettive. Centrale è la nozione di panico morale (della Porta 2024), usata per descrivere i processi di criminalizzazione del dissenso operati attraverso accuse strumentali di antisemitismo.
La ricerca si basa su una metodologia mista: una Protest Event Analysis (PEA) di 213 eventi di protesta raccolti tramite Google News (gennaio–settembre 2024) e sei interviste collettive semi-strutturate a 13 attivisti in sei città (Palermo, Catania, Firenze, Pisa, Padova, Venezia). Questa combinazione ha consentito di cogliere sia la dimensione estensiva e territoriale della protesta, sia quella organizzativa e discorsiva.
I risultati evidenziano che la mobilitazione si è sviluppata in modo capillare, con un picco nella primavera 2024 durante la “stagione delle accampate”. Le università sono state l’epicentro e il bersaglio della protesta, con un repertorio d’azione plurale: manifestazioni, assemblee, blocchi, sit-in, mozioni accademiche e boicottaggi simbolici. Particolarmente rilevante è stata la campagna per il boicottaggio accademico verso Israele, che ha sollevato un confronto con le governance universitarie.
L’analisi mostra anche un uso sistematico della repressione: nel 17% degli eventi vi è stata presenza attiva della polizia, con maggiore frequenza nelle mobilitazioni studentesche. La retorica dell’antisemitismo è stata impiegata per delegittimare la protesta. Gli attivisti, tuttavia, hanno sviluppato narrazioni difensive consapevoli e inclusive, rivendicando la distinzione tra critica al sionismo e ostilità verso gli ebrei.
Il movimento ha saputo sfruttare le opportunità discorsive offerte dal contesto internazionale e dalla circolazione digitale, costruendo frame alternativi e prefigurando forme di convivenza politica nel contesto delle accampate. La sua dimensione intersezionale ha favorito la costruzione di alleanze e l’emersione di nuovi soggetti politici.
La procedura di valutazione
Passando ora alla procedura di valutazione editoriale, riteniamo che il processo cui è stato sottoposto il nostro contributo abbia assunto un carattere eccezionale rispetto alle pratiche consuete previste per la collana Politica in Italia. A nostro avviso, anche la natura e la finalità delle revisioni ricevute si sono rivelate altrettanto eccezionali, orientate più a delegittimare l’oggetto di studio, l’impostazione teorico-metodologica adottata e, in ultima istanza, il lavoro degli autori, che non a migliorarne la qualità scientifica.
Dopo la consueta giornata di discussione del volume, abbiamo ricevuto le osservazioni dei curatori, comprensive anche dei rilievi della discussant Ilaria Pitti – unica tra i commentatori ad avere una comprovata competenza sul tema della partecipazione politica non convenzionale, in particolare in chiave generazionale. A seguito di tali osservazioni, ci è stato richiesto di consegnare una versione rivista del capitolo entro il 31 dicembre 2024.
Abbiamo inviato il nuovo draft il 30 dicembre, integrando puntualmente tutte le richieste. La prima anomalia si è verificata il 27 dicembre, con l’arrivo – a soli tre giorni dalla scadenza – di un ulteriore parere da parte dell’Istituto Cattaneo, pervenuto dopo la scadenza prevista. Tale invio, giunto fuori tempo massimo, è stato definito “sorprendente” dagli stessi curatori nella loro mail del 2 gennaio. Pur riconoscendo che la nuova versione del contributo rispondeva a molti dei nodi sollevati dal parere del Cattaneo e pur non condividendo pienamente tutte le osservazioni in esso contenute, i curatori ci hanno comunque invitati a prenderlo in considerazione per ulteriori modifiche, fissando al 27 gennaio 2025 la nuova scadenza per l’invio.
Nonostante l’irritualità della procedura, abbiamo scelto di procedere con una nuova revisione, sia per serietà scientifica, sia per non compromettere mesi di lavoro. Abbiamo analizzato con attenzione il parere del Cattaneo – una review che, per lunghezza (circa 4.000 parole), eguagliava quasi quella dell’intero articolo. Lo abbiamo preso molto sul serio e abbiamo predisposto una nuova versione del capitolo, consegnata nei tempi richiesti, accompagnata da una rebuttal letter in cui rispondevamo punto per punto alle osservazioni ricevute, segnalando anche ciò che ci sembrava non pertinente o non condivisibile.
Il 28 gennaio abbiamo ricevuto una nuova comunicazione dai curatori, i quali ci hanno comunicato di aver letto e apprezzato la nuova versione, condividendo anche i contenuti della nostra rebuttal letter. Nella stessa mail si affermava chiaramente che il capitolo era da ritenersi “del tutto valido” e accettato per la pubblicazione.
La terza anomalia è sopraggiunta il 17 marzo, quando abbiamo ricevuto una nuova comunicazione da parte del comitato editoriale. In questa mail ci veniva richiesto di considerare tre nuove revisioni, tutte fortemente critiche, e di inviare un’ulteriore versione del paper entro il 31 marzo, con l’avvertenza che: “In assenza di una vostra risposta o di una nuova versione del paper entro quella data, assumeremo che abbiate deciso di ritirarlo.”
Ci assumiamo, ovviamente, la responsabilità della mancata consegna. Tuttavia, non ci è apparso chiaro come si sia potuti giungere a una richiesta di revisione a partire da una valutazione così nettamente negativa, condivisa all’unanimità dai membri del comitato presenti. Una valutazione di inammissibilità così radicale avrebbe dovuto, coerentemente, portare al rigetto definitivo del contributo, non alla sua ulteriore rinegoziazione. Questo passaggio, a nostro avviso, resta privo di logica editoriale e procedurale.
Le valutazioni
Una parte sostanziale delle osservazioni contenute sia nel parere del 27 dicembre, sia nelle successive tre recensioni pervenute il 17 marzo, riguarda l’impostazione metodologica del capitolo. Fin da subito ci è sembrato evidente come nessuno dei revisori coinvolti in questa seconda fase avesse una competenza specifica nello studio dei movimenti sociali, elemento che traspare con chiarezza soprattutto nella natura delle critiche avanzate, le quali sembrano mettere in discussione metodi ampiamente consolidati nella letteratura scientifica sul tema, come l’uso integrato di interviste in profondità e analisi degli eventi di protesta (Protest Event Analysis).
Ci preme chiarire che, pur accettando sempre il confronto critico, alcune delle critiche metodologiche ricevute non riguardano aspetti migliorabili del disegno di ricerca, come la selezione del campione o la trasparenza delle fonti, bensì contestano l’intero impianto metodologico adottato, senza però proporre alternative realistiche né coerenti con gli obiettivi e le dimensioni del lavoro. Le obiezioni avanzate ignorano modifiche già apportate alla versione finale del capitolo e risposte contenute nella nostra rebuttal letter, reiterando osservazioni già superate.
Un secondo asse critico riguarda la presunta parzialità degli autori e l’adozione, da parte nostra, del linguaggio e delle categorie interpretative proprie degli attori mobilitati. Questo rilievo si basa su una confusione tra voce del ricercatore e voce dell’attivista, nonché su un’idea implicita di neutralità che nella letteratura sui movimenti sociali è da tempo messa in discussione. Rivendichiamo la legittimità di adottare una posizione critica verso la repressione e la chiusura degli spazi di dissenso, in linea con una tradizione analitica consolidata (della Porta, Tarrow, McAdam), senza che ciò implichi una compromissione dell’analisi.
Particolare enfasi è stata posta sull’uso dell’espressione “reazione sproporzionata” a proposito della risposta militare israeliana. Tale espressione è sostenuta da fonti autorevoli, tra cui la Corte Internazionale di Giustizia e il Parlamento Europeo, e la sua adozione è coerente con l’intento di descrivere il frame discorsivo entro cui la mobilitazione si è sviluppata. Lo stesso vale per il riferimento a termini come “genocidio” o “apartheid”, che vengono ricostruiti nel testo come parte del linguaggio attivista e non come affermazioni analitiche proprie.
Ulteriori critiche si sono concentrate sulla presunta assenza di contraddittorio rispetto a posizioni potenzialmente antisemite espresse dal movimento. In realtà, il capitolo documenta le modalità con cui gli attivisti stessi rispondono all’accusa di antisemitismo, distinguendo chiaramente la propria posizione dal pregiudizio antiebraico. Inoltre, nella versione rivista del testo abbiamo incluso riferimenti a studi empirici che evidenziano come l’antisemitismo sia più diffuso tra i giovani di destra, smontando l’assunto implicito di una connessione automatica tra antisionismo e antisemitismo.
Anche l’uso del concetto di panico morale è stato oggetto di critica. Abbiamo chiarito, nella rebuttal letter, che tale concetto rappresenta solo una delle chiavi interpretative adottate, e che esso è bilanciato nel testo dalla descrizione di nuove opportunità discorsive, emerse grazie a prese di posizione di attori e istituzioni internazionali. La reiterazione acritica della critica al panico morale, senza confronto con le nostre argomentazioni, ha contribuito a consolidare un clima ostile più che un dialogo scientifico.
Infine, diverse recensioni hanno messo in dubbio la rilevanza della mobilitazione, definendola minoritaria, ideologica o settoriale. Questo tipo di argomento, che si fonda sull’idea che solo mobilitazioni “maggioritarie” meritino attenzione analitica, è in contrasto con la prassi consolidata dei volumi precedenti di Politica in Italia e con la letteratura sui movimenti, che da sempre analizza anche fenomeni minoritari per la loro portata innovativa, simbolica e trasformativa.
Nel complesso, riteniamo che il processo di valutazione abbia progressivamente spostato il fuoco dal merito scientifico alla legittimità politica del tema trattato. Le critiche metodologiche, linguistiche e contenutistiche si sono intrecciate a una valutazione implicita – e talvolta esplicita – del contenuto politico del contributo. Questa dinamica, a nostro avviso, ha finito per trasformare un confronto scientifico in un’operazione di esclusione politica travestita da revisione accademica.
Questione di scelte
Alla luce di quanto esposto, e nonostante il lavoro di revisione svolto con serietà e apertura, non ci è parso possibile procedere con una nuova riscrittura del capitolo. Le ultime richieste non erano orientate al miglioramento del testo, ma alla sua trasformazione radicale, più in senso politico che metodologico, con l’effetto di negare il valore stesso del lavoro compiuto. Abbiamo dunque scelto di non accettare una riscrittura che ci avrebbe posto nella posizione di avallare una lettura distorta del fenomeno studiato, e di assecondare una cultura accademica che seleziona i temi ritenuti legittimi sulla base della loro conformità politica.
Continueremo a lavorare per far conoscere e analizzare, con gli strumenti della scienza politica e della sociologia dei movimenti, le nuove forme di partecipazione giovanile, anche quando disturbano la narrazione dominante.
In questa prospettiva, siamo grati alla redazione della rivista Partecipazione e Conflitto che non solo ha accettato di pubblicare il nostro contributo, ma ha scelto anche di accompagnarlo con una nota editoriale che prende chiaramente posizione sull’accaduto. Come si legge nella nota, “la libertà accademica non è un esercizio procedurale, ma la spina dorsale etica della ricerca critica”. La redazione ha ricostruito la vicenda, evidenziando come la decisione di ritirare il capitolo da parte del comitato editoriale di Politica in Italia sia stata presa in seguito a un’ulteriore, inaspettata tornata di revisione introdotta poco prima della pubblicazione del volume.
I revisori coinvolti in questa fase, come sottolinea Partecipazione e Conflitto, non avevano competenze specifiche sui movimenti sociali e non hanno individuato veri limiti scientifici o metodologici, ma hanno sollevato questioni di carattere eminentemente politico legate alla sensibilità del tema trattato: le mobilitazioni pro-Palestina in Italia e nel mondo occidentale, a fronte della distruzione in corso nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Il tono della corrispondenza tra le parti, così come le dimissioni di uno dei membri del comitato editoriale, rafforzano questa interpretazione.
Nella loro nota, i curatori di Partecipazione e Conflitto scrivono che “questa esclusione non è un episodio isolato, ma il sintomo di un clima più generale di censura e repressione”, che colpisce in particolare le espressioni di solidarietà al popolo palestinese, anche nelle università e nei contesti accademici dei Paesi democratici. La nostra ricerca – proseguono – documenta con rigore empirico un ciclo di mobilitazione studentesca che ha saputo legare la lotta per la Palestina a una più ampia critica della guerra, del colonialismo e del capitalismo globale. E lo ha fatto dando voce a una generazione spesso descritta come apatica, che ha invece riconquistato l’università come spazio di conflitto.
In tempi in cui parole come “genocidio”, “apartheid” o “colonialismo” diventano oggetto di polizia discorsiva, la scienza sociale ha il dovere di rivendicare la propria funzione di lettura critica del reale. Per Partecipazione e Conflitto, pubblicare questo contributo significa difendere la libertà accademica, il diritto di ricercare su temi politicamente sensibili e, più in profondità, riaffermare i principi di pace, giustizia e autodeterminazione dei popoli. Condividiamo pienamente questo impegno, e consideriamo la loro scelta non solo un atto di coerenza editoriale, ma anche un gesto politico di resistenza democratica.
Oltre il caso: censura accademica e repressione della solidarietà
Il nostro caso non rappresenta un’eccezione isolata, ma si inserisce in un contesto più ampio, caratterizzato da una crescente repressione – formale o informale – delle voci accademiche che esprimono solidarietà con il popolo palestinese. In Europa come negli Stati Uniti, episodi di censura, sospensione, ritiro di inviti o finanziamenti colpiscono con sempre maggiore frequenza studiosi e studiose che osano mettere in discussione la narrazione dominante sul conflitto israelo-palestinese.
Un caso emblematico in Italia è quello di Patrick Zaki, attivista per i diritti umani e dottorando all’Università di Bologna, che nel novembre 2023 ha visto cancellare un suo intervento previsto all’Università di Padova sul tema “Genocidio e diritti umani”, per presunte preoccupazioni sull’uso del termine “genocidio” in relazione a Gaza. L’iniziativa era stata organizzata da studenti universitari ed era sostenuta da docenti e associazioni per i diritti umani. La cancellazione dell’evento da parte del rettorato ha suscitato dure critiche da parte di Amnesty International e della stessa comunità accademica, che ha denunciato un atto di censura preventiva e un grave precedente sul piano della libertà accademica.
Casi simili si sono moltiplicati negli Stati Uniti, dove numerosi accademici — anche strutturati — hanno subito pressioni, denunce o sospensioni per aver preso posizione sul genocidio a Gaza, per aver firmato appelli pro-Palestina o anche solo per aver condiviso analisi che usano la cornice del colonialismo e dell’apartheid. Le università di Harvard, Columbia, UCLA e Stanford sono state teatro di violenti scontri simbolici e disciplinari: comitati interni hanno richiesto sanzioni nei confronti di studenti e docenti accusati di antisemitismo, spesso in assenza di evidenze. Alcune fondazioni private hanno ritirato finanziamenti alle università, esercitando un controllo ideologico sulle linee di ricerca e insegnamento.
Anche in Francia, Germania e Regno Unito si registrano interventi censori nei confronti di docenti e ricercatori sospettati di “militanza” per aver sostenuto il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione. In molti casi, l’accusa di antisemitismo è stata strumentalizzata per silenziare il dissenso, escludere contributi scientifici o ostacolare il dibattito pubblico. La libertà accademica — principio fondativo dell’università — viene così messa sotto attacco, non solo da governi autoritari, ma anche da apparati istituzionali e culturali all’interno delle democrazie occidentali.
Il nostro caso, dunque, si colloca dentro questa traiettoria. La rimozione del capitolo da Politica in Italia non è solo una controversia editoriale: è parte di un dispositivo più ampio di marginalizzazione, controllo e sorveglianza ideologica. Per questa ragione, riteniamo che il dibattito non possa restare circoscritto alla nostra vicenda, ma debba aprirsi a una riflessione più ampia sullo stato della libertà accademica, sulle sue condizioni materiali e sulle nuove forme di censura che attraversano l’università contemporanea.
(**) ripreso da SBILANCIAMOCI
AL FIANCO DI GLOBAL SUMUD FLOTILLA – I VIGILI DEL FUOCO NON POSSONO TACERE
L’Unione Sindacale di Base Vigili del Fuoco esprime pieno sostegno e adesione alla lotta della Global Sumud Flotilla, impegnata a rompere l’assedio imposto a Gaza e a portare aiuti umanitari e solidarietà concreta al popolo palestinese.
Non possiamo assistere passivamente a quello che è ormai riconosciuto come un genocidio in corso. A Gaza, ogni giorno, la vita di civili innocenti – bambini, donne e uomini – viene spezzata dalle bombe o dalla privazione di acqua, cibo, cure mediche e dei diritti umani più fondamentali
Come lavoratori del soccorso pubblico, portatori dei valori di solidarietà, giustizia e difesa della vita, non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla tragedia che si consuma a Gaza, dove la popolazione civile è sottoposta a bombardamenti indiscriminati, privazione di beni essenziali e negazione dei diritti umani fondamentali.
I Vigili del Fuoco italiani sono Ambasciatori UNICEF: un riconoscimento che lega il nostro impegno professionale e civile alla tutela dei più deboli, in particolare dei bambini. Per questo, oggi più che mai, il nostro ruolo ci impone di alzare la voce contro la barbarie e l’ingiustizia.
Il silenzio equivale a complicità.
USB Vigili del Fuoco ribadisce che la difesa della vita non ha confini e che la solidarietà internazionale è parte integrante della nostra missione.
Un pensiero e un ringraziamento particolare va ai portuali USB di Genova, protagonisti di tante lotte contro la guerra e lo sfruttamento, che saranno presenti a bordo della Flotilla e che hanno contribuito con la loro mobilitazione alla raccolta di 80 tonnellate di aiuti umanitari destinati a Gaza. La loro azione rappresenta un esempio concreto di solidarietà e di coraggio.
USB Vigili del Fuoco:
- condanna senza ambiguità il massacro in atto a Gaza;
- chiede al Governo italiano di sospendere immediatamente ogni collaborazione militare e commerciale con Israele;
- pretende che l’Italia riconosca la Palestina e sostenga iniziative di pace vera e giustizia;
I Vigili del Fuoco non devono essere neutri di fronte alla violenza: la nostra missione è stare dalla parte della vita, dei popoli oppressi e della giustizia sociale.
La solidarietà non si ferma ai confini nazionali. Oggi, il nostro compito è schierarci apertamente.
USB Vigili del Fuoco – Dalla parte della Palestina libera
APPELLI, APPUNTAMENTI E NOTIZIE
30 AGOSTO CORTEO A MILANO-FERMIAMO L’OLOCAUSTO PALESTINESE FERMIAMO LA SOLUZIONE FINALE
Combatti e distruggi il tuo individualismo, la tua vigliaccheria, il tuo razzismo, la tua conscia o inconscia islamofobia, la superficialità perbenista della tua empatia …. quando non hai altro da fare.
BASTA INGINOCCHIARSI E PIANGERE DAVANTI AI MORTI!
ALZATI IN PIEDI E COMBATTI PER I VIVI!
SABATO 30 AGOSTO ORE 17 CORTEO A MILANO
partenza Piazza Gerusalemme (M5) termine in largo Domodossola (M5)
con passaggio alla Rai per denuncia giornalisti uccisi
– PER FERMARE LA SOLUZIONE FINALE A GAZA E IN CISGIORDANIA.
– CONTRO L’OLOCAUSTO PALESTINESE!
– CONTRO LA CANCELLAZIONE DELLA PALESTINA STORICA E L’AFFERMAZIONE DEFINITIVA DELL’ENTITA’ COLONIALE SUPREMATISTA EBRAICA ISRAELE
Ci meraviglia la meraviglia di chi per ignoranza velata, ma neanche troppo, di razzismo e impregnata di arabofobia e islamofobia si dice incredula e incredulo per quello che sta accadendo.
Eppure, era tutto così chiaro nelle parole di Menahem Begin immigrato russo/polacco in Palestina dove divenne il comandante della banda terroristica Irgun (responsabile del massacro di Deir Yassin) integrata poi nell’ IDF, poi fondatore del partito sionista Likud (lo stesso di Netanyahu) e poi …. premio nobel per la pace nel 1978 come premio USA per la restituzione della penisola del Sinai rubata all’Egitto nel 1967, prima di essere responsabile insieme al criminale Sharon della strage di Sabra e Chatila in Libano nel 1982. Nella sua esaltazione sionista dell’ideologia suprematista del terzo reich nazista era chiarissima la differenza tra la legittima professione del credo ebraico in ogni parte del mondo a fianco di altri credenti di altre religioni e l’ideologia sionista fautrice del suprematismo ebraico a giustificazione dell’occupazione coloniale in Palestina. Menahem Begin onorato in “Israele” per il suo ruolo di Grande profeta del sionismo dichiarava: “La nostra razza è la Razza dei maestri. Siamo dei divini su questo pianeta. Noi siamo tanto diversi dagli esseri umani inferiori che restano degli insetti. Infatti, rispetto alla nostra razza, le altre razze sono bestie, animali, bovini al massimo. Le altre razze sono escrementi umani. Il nostro destino è quello di governare queste razze inferiori. Il nostro regno terreno sarà governato dal nostro leader con una verga di ferro. Le masse leccheranno i nostri piedi e ci serviranno come schiavi.”
IL CRIMINALE PRODOTTO DI COMPLICITA’ E IMPUNITA’
Il piccolo Stato canaglia sionista Israele, come purtroppo tutte e tutti ci immaginavamo, ha bellamente ignorato ogni proposta di accordo sollecitata dai governi ipocriti di Egitto e Qatar e, in continuazione con la violazione unilaterale del “cessate il fuoco” concordato dal marzo scorso, procede nella sua strategia genocidaria. Davanti alla complicità e alla completa impunità garantitagli dai governi occidentali, il popolo palestinese può contare solo sulla sua forza, il suo Sumud, la sua Resistenza e il sostegno della solidarietà internazionalista.
Qualsiasi cosa potremmo oggi scrivere sarà sopraffatta dal criminale svolgersi quotidiano della SOLUZIONE FINALE in atto a Gaza.
I potenti carri armati Merkava dell’entità coloniale sionista Israele hanno incominciato l’assedio e a muoversi con incursioni dentro Gaza City mirando a radere al suolo gli edifici rimasti in piedi e alla completa pulizia etnica. Una sorta di bomba atomica chirurgica lanciata sul popolo palestinese, come un colpo di scopa che ripulisca Gaza dai gazawi per allargare i confini dello stato ebraico sionista. Le ultime notizie che possiamo annotare mentre scriviamo sono quelle dell’aumento dei bombardamenti con un numero crescente di martiri anche bambine e bambini e dell’assassinio di altri 5 giornalisti di Al Jazeera, NBC, Associated Press e Reuters uccisi con un attacco mirato ad azzittire ogni testimonianza che parli la lingua della verità. Ogni resoconto visivo e giornalistico che possa amplificare la voce di dignità, di coraggio, di orgoglio ma anche del dolore così immenso del popolo palestinese che il suo stesso sangue non può ad affogare. Ma l’attacco alla verità e alla voce dei palestinesi viene combattuta con una nuova arma: mentre vengono pubblicati i nomi dei 246 giornalisti assassinati deliberatamente in Palestina dal 7 ottobre 2023, a fronte della strage infinità di giornalisti liberi, l’entità sionista coloniale Israele potenzia la sua macchina di disinformazione (Hasbara) con l’assunzione di “influencer” statunitensi che arrivano a descrivere Gaza come…terra di cibo e di opportunità.
Ormai si è sdoganato il peggio dell’infamità, ma tutto è permesso ai nazi-sionisti se viene impunemente accettato che il macellaio Netanyahu possa dirsi “rammaricato” per … l’incidente. Peccato che “l’errore” fosse invece un doppio attacco terrorista all’ Ospedale Nasser di Khan Younis, un primo a cui è seguito un secondo ritardato di qualche minuto per colpire stampa e soccorritori, come segno chiaro di pianificazione accurata di una strage.
La situazione è difficilmente immaginabile per chi sta seduto a scrivere davanti ad un computer. Un’umanità composta da donne e uomini di ogni età, fino ad ora sopravvissuti a decine di spostamenti forzati, che si aggira in mezzo ad un inferno dantesco, tra edifici distrutti, sovrastati dal rumore continuo di droni armati e in mezzo a nuvole di fumo e macerie polverizzate dalle bombe contrassegnate dalla bandiera sionista.
- La fotografia di due mondi diversi e contrapposti, quasi un’immagine tratta da un libro apocalittico di fantascienza. Un’ umanità che, costretta in condizioni disumane da ogni punto di vista, lotta con armi primitive per la propria sopravvivenza contro droni e robot assassini con sembianze umane coperti da protezioni, divise e armi ipertecnologiche.
- Ma non è così. Non è il rifacimento con effetti speciali di qualche vecchio film in bianco e nero che parla di un’invasione di extra terrestri. Sono esseri umani che combattono contro assassini sionisti. È solo la logica di morte e di prevaricazione che è fondamento dell’entità coloniale sionista Israele.
Il governo del piccolo stato criminale israele sta definendo “lotta al terrorismo” un genocidio conclamato agli occhi del mondo. I popoli del sud globale, delle periferie delle metropoli imperialiste e ogni movimento lotta antimperialista e anticapitalista sa, sulla propria pelle, come questa definizione venga utilizzata per azzerare ogni opposizione politica e sociale. L’evoluzione dei sistemi capitalisti e tutta la storia dell’imperialismo è intrinsecamente portatrice di repressione, ma in questo caso si sta annientando un intero popolo.
Il giornale inglese Guardian riporta che il data base dell’Aman (Intelligence Militare israeliana) ha fornito le stime e le percentuali dei combattenti e dei civili palestinesi macellati sul campo. Ebbene la lettura dei dati che escono dal ventre della macchina da guerra sionista ci dice che almeno tra l’83% e l’86% delle vite umane spezzate appartenga a popolazione civile e poco più del 10 % a quelli che l’intelligence ritiene combattenti o vicini ai combattenti della Resistenza. Noi non facciamo differenze. Per noi il dramma è unico. La sofferenza è unica. Sono tutte e tutti palestinesi che resistono anche solo sopravvivendo, sono donne e uomini e donne palestinesi che resistono con il loro Sumud e sono palestinesi che decidono di mettere in gioco le loro vite combattendo nella Resistenza contro l’invasore sionista. Una Resistenza eroica e composita alla quale inviamo il nostro massimo sostegno e amore e con la quale condividiamo il sogno di una Liberazione dal colonialismo imperialista e dal sionismo.
L’assassino sionista Bezalel Smotrich mostra le mappe della nuova espansione coloniale in Cisgiordania.
Contemporaneamente, contando sulla garanzia di impunità, il governo dei macellai Netanyahu, Ben Gvir, Smootrich, Katz, Herzog approva un piano (E1) per la costruzione in Cisgiordania di oltre 3400 nuove abitazioni, così da rendere manifesta la volontà di azzerare ogni possibilità della nascita di un possibile stato palestinese “indipendente” a fianco a quello ebraico-sionista. Facendo oltretutto scempio di ogni accordo internazionale, di ogni convenzione e di ogni diritto e segnaliamo questo dato per chi fosse ancora in cerca di giustificazioni legalitarie per opporsi all’evidenza di un genocidio. L’intenzione esplicita è quella di cancellare la Palestina storica dalla cartina geografica e sostituirla definitivamente, con il genocidio e la deportazione del suo popolo, con l’entità coloniale suprematista ebraico-sionista chiamata Israele.
Ci meraviglia ancora lo stupore e l’incredulità di chi non credeva possibile quanto sta accadendo, la meraviglia di chi da anni non si schiera e farnetica di 2 popoli per 2 stati. Siamo disgustati da chi sta ancora cercando con il lanternino del pregiudizio (della superiorità israeliana) e magnificando l’autoproclamata “democrazia” dell’entità coloniale sionista israele e liquidando il suo intrinseco tasso di violenza strutturale come piccole porzioni di estremismo messianico e frutto marcio casualmente innestato sul tronco di società invece sana e inclusiva….
Chi ancora riesce a difendere la “democrazia israeliana” è chiaramente e schifosamente in mala fede oppure è così ignorante da credere che prima del 7 ottobre del 2023 i palestinesi vivessero sazi di giustizia e di pace….
L’entità coloniale sionista israele nasce con la NAKBA (la catastrofe) del 1948 con il progressivo e mai terminato furto della terra e della vita al popolo palestinese. Il suo primo atto fu la deportazione di oltre 750.000 palestinesi con terrorismo e stragi e stragi e ancora stragi. Il razzismo, il suprematismo, la discriminazione etnico-religiosa, la purezza della “razza ebraica” (un concetto aberrante da ogni punto di vista) e quindi la pulizia etnica, sono le colonne portanti, la sovrastruttura ideologica del sionismo come aberrazione degenerativa dell’ebraismo fino. SONO LE ARMI IDEOLOGICHE DEL COLONIALISMO SIONISTA PERCHE’ L’EBRAISMO DA RELIGIONE PARI ALLE ALTRE SI TRASFORMI IN NAZIONE SUPREMATISTA ARMATA FINO AI DENTI DALL’IMPERIALISMO U.S.A.
Chiudiamo questo appello alla partecipazione al corteo del 30 agosto sottolineando che tutto questo non sarebbe potuto accadere se l’entità coloniale sionista Israele non fosse stata partorita dalla coscienza sporca e razzista dell’occidente imperialista che ha utilizzato il progetto sionista come testa di ponte organica agli interessi dell’imperialismo occidentale in Medio Oriente.
IMPERIALISMO E SIONISMO sono sistemi economico-politici ORGANIZZATI PER IL DOMINIO SUL SUD GLOBALE e il capitalismo è un sistema economico/sociale fondato sulla divisione in classi, il dominio di una classe sulle altre, dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna, basato sul ricatto della precarietà della vita e sullo sfruttamento intensivo e sulla devastazione del pianeta.
Un sistema ingiusto che si sta avvitando su sé stesso mostrando chiarissimi segnali di crisi economica e sociale e di sempre maggiore disumanità resa ormai ancora più evidente dall’impunità garantita all’entità coloniale sionista Israele per il genocidio palestinese come spartiacque della storia dell’umanità.
PER QUESTO CHE LA PALESTINA È QUI ED ORA!
Per questo la Palestina è diventata una bandiera di liberazione anticoloniale contro l’imperialismo e il sionismo. Un progetto di emancipazione delle masse arabe e occidentali in tutto il medio-oriente e nell’occidente imperialista.
PER UN MONDO DI LIBERI E DI UGUALI – PALESTINA LIBERA
• ORA E SUBITO SI FERMI L’AGGRESSIONE ALLA POPOLAZIONE DI GAZA E CISGIORDANIA!
• ORA E SUBITO ENTRINO LE MIGLIAIA DI CAMION BLOCCATI ALLE FRONTIERE DAI NAZISIONISTI
• PER PORTARE GLI AIUTI UMANITARI E SALVARE LA VITA AL POPOLO PALESTINESE
• ORA E SUBITO SI RITIRI NOI MACELLAI IN DIVISA DELL’ IDF
• ORA E SUBITO SI FERMINO LE INCURSIONI OMICIDE E IL FURTO DELLA TERRA DEL COLONI IN CISGIORDANIA
• PER IL DIRITTO ALL’ESISTENZA
• PER IL DIRITTO ALLA RESISTENZA
• PER IL DIRITTO AL RITORNO DEI PROFUGHI
• PER IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE
TUTTE E TUTTI ANCORA IN PIAZZA SABATO 30 AGOSTO
NOTIZIE RIPRESE DA «ANBAMED»
Da Genova, Catania e Siracusa il 4 settembre salperanno le barche e le navi per portare aiuti umanitari a Gaza. Sono programmate una grande manifestazione il 3 pomeriggio e un raduno il 4 per salutare gli equipaggi. Al porto di Genova migliaia di cittadini hanno portato aiuti in cibo e medicine, da caricare sulla nave della Global Somoud Flotilla.
Ogni giorno in piazza del Duomo di Milano, dal 16 giugno, si tiene un flash-mob silenzioso con lettura di poesie contro il genocidio compiuto da Israele a Gaza.
Di tutte le mobilitazioni e iniziative per la Palestina, la stampa scorta mediatica del genocidio non ha dato informazioni.
Rivendichiamo 62 mila kefieh in Senato, una per ogni civile palestinese ucciso dall’esercito israeliano a Gaza.
Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio
28 agosto giornata nazionale di sciopero della fame indetta da SANITARI X GAZA – ITALIA.
Abbiamo superato i 100 giorni dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata a maggio da Anbamed. Oggi, giovedì 28 agosto, prosegue incessantemente per la 104a giornata l’azione nonviolenta di sciopero della fame 24h a staffetta.
La solidarietà non dorme. Si mobilita anche in tempo di vacanze. Continueremo la campagna di sciopero della fame 24H a staffetta fino alla fine definitiva della guerra contro la popolazione di Gaza.
L’azione continuerà nei prossimi giorni con la partecipazione di altri gruppi. Gli iscritti sono tantissimi e, secondo le disponibilità espresse, costruiremo il calendario con l’elenco dei partecipanti di tantissime città italiane, europee e arabe.
È un digiuno del cibo e non della sete. Si può liberamente bere.
Vi chiediamo di scattare una vostra foto con un cartello “IO DIGIUNO X GAZA”. Una lunghissima galleria di immagini che trasformeremo in un mosaico di solidarietà. Mandateci le foto a anbamedaps@gmail.com e pubblicatele sui vostri account social.
Se volete partecipare nei prossimi giorni, scrivete un messaggio di posta elettronica con nome, cognome, città di residenza, professione (facoltativa), data prescelta (anche più di una, volendo) e un pensiero che pubblicheremo con l’elenco generale di tutti gli aderenti.
Le adesioni vanno inviate esclusivamente a: mailto:anbamedaps@gmail.com
Manderemo un email di avviso, il giorno prima, a tutti i digiunatori del turno.
In molte realtà sono stati organizzati dei presidi nelle piazze e di fronte ai palazzi del potere oppure creato momenti di condivisione collettiva del digiuno. Sono iniziative pregevoli che raccomandiamo, chiedendo agli organizzatori di comunicarci in anticipo gli eventi programmati e mandarci eventualmente foto da pubblicare.
Appello per il dott. Hussam Abu Safiya
Anche del dott. Dott. Marwan el-Homs, direttore degli ospedali da campo, rapito dal suo ospedale 12 giorni fa non ci sono tracce evidenti. Un’unità speciale dell’esercito di occupazione ha fatto irruzione armi alla mano nella struttura sanitaria e ha prelevato il dott. El-Homs ed altri 3 infermieri.
Al-jazeera ha realizzato un documentario sul caso del dott. Abu Safiya, ostaggio palestinese in mano dell’esercito israeliano dal 27 dicembre 2024.
“Me lo hanno portato davanti strisciando, accompagnato da quattro carcerieri. Gli era proibito alzare la testa o la schiena, bendato e ammanettato. Le manette rimasero sulle sue mani per tutta la durata della visita, che non ha superato i trenta minuti. La visita si è svolta dietro una parete di vetro, utilizzando un ricevitore telefonico tenuto dal prigioniero in una delle mani ammanettate”. Lo ha detto in una dichiarazione stampa l’avvocata Ghaid Qassem, legale del dott. Hussam Abu Safiya. Notizia che non leggerete sulla stampa scorta mediatica del genocidio. Chiunque pronuncerà il mantra “Israele paese democratico”, riceverà uno schiaffo sonoro.
Pubblicato sul nostro sito il testo in italiano dell’appello per la liberazione del dott. Hussam Abu Safiya. clicca. Eventuale firma dell’appello va segnata sul sito indicato sotto.
Firmate l’appello per chiedere la liberazione del direttore dell’ospedale Kamal Adwan, preso in ostaggio dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024, poi dopo 10 giorni annunciata la sua detenzione. Contro di lui non ci sono accuse. Il coraggioso medico è reo di non aver abbandonato il posto di lavoro, malgrado l’assassinio di suo figlio primogenito, Ibrahim, e le gravi ferite da lui stesso subite. clicca per aderire.
Solidarietà/Al-Najdah
Il primo di ottobre si svolgerà un incontro pubblico a Cambiano (To) per la presentazione del progetto “Ore Felici per i Bambini di Gaza” ed un intervento sulla situazione attuale in Palestina ed in particolare a Gaza.
Da Gaza, la direttrice del Najdah, Asmaa Khaled, ci informa che sono riprese le iniziative di distribuzione dei pasti caldi, offerti dall’associazione, nei campi di sfollati. “Grazie anche alle donazioni che arrivano da associazioni di tutto il mondo, come la vostra”.
Abbiamo trasferito il 20 agosto 2025, tramite bonifico bancario internazionale, la seconda tranche delle somme raccolte fino al 31 luglio 2025 a favore delle adozioni a distanza di bambini e bambine di Gaza e per la fornitura di pasti caldi. La somma trasferita è di 14.675 euro. Grazie a tutti i donatori.
Sono arrivate altre 2 adozioni a distanza, portando il numero totale a 48. Abbiamo comunicato i dati all’associazione Al-Najdah (Soccorso Sociale), per mandarci la documentazione.
Grazie ai contributi arrivati da tutto il mondo e anche dagli affidatari italiani (siamo già a 48 realtà di singoli, famiglie, associazioni e gruppi di amici), al-Najdah ha potuto nei giorni scorsi tornare a fornire pasti caldi a tutti e non solo agli orfani custoditi. È una goccia nel mare dei bisogni, ma è un’azione necessaria per alleviare le sofferenze del popolo di Gaza che sta subendo una minaccia di tipo nazista: il genocidio e la deportazione.
Alla manifestazione di sabato a Milano contro il genocidio israeliano a Gaza, alcuni affidatari hanno portato cartelli con i nomi dei bambini adottati a distanza.
L’offensiva di terra israeliana su Deir Balah sta costringendo le militanti di al-Najdah a sfollare verso sud per salvare gli orfani e le madri. Il centro delle attività di al-Najdah a Deir Balah è stato colpito tre giorni fa a mezzanotte da una bomba d’artiglieria. Nessuna vittima, né uccisi né feriti, semplicemente perché non c’erano attività a quell’ora. Il centro era vuoto. “Come ogni volta si ricomincia daccapo. Non ce ne andremo. Siamo già al lavoro per rimetterlo in funzione”, ci ha scritto un’attivista dell’organizzazione delle donne di sinistra di Gaza.
Abbiamo ricevuto da molti affidatari dei messaggi e disegni dedicati ai bambini e bambine in adozione a distanza tramite Anbamed. Abbiamo tradotto e spedito il tutto all’associazione Al-Najdah. Sono state lette le lettere e distribuite le immagini durante gli incontri collettivi educativi e per l’istruzione, che si tengono nelle tende delle insegnanti o in spazi dell’associazione, sempre in tende di dimensioni più grandi per accogliere i bambini ed i giovanissimi per non far perdere loro un altro anno scolastico. Sono incontri importanti anche dal punto di vista psicologico.
Molti lettori ci scrivono per sapere maggiori info sulla campagna “Ore Felici per i Bambini di Gaza”. È arrivata due giorni fa una nuova adozione a distanza. Continuano ad arrivare contributi una tantum per i pasti caldi. La gara di solidarietà con la popolazione ed i bambini di Gaza non perde vigore. Le adozioni sono arrivate al numero di 48, nell’arco di soli 5 mesi.
Per chiedere info o aderire, scrivete a: anbamedaps@gmail.com
Potete leggere la cronologia delle azioni del progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza, la campagna di adozioni a distanza clicca
Global Sumud Flotilla, quattro porti mediterranei per la missione più grande
di Maria Elena Delia (**)
Mentre i governi europei da quasi due anni continuano a sostenere, attivamente o con la loro indifferenza, lo sterminio della popolazione di Gaza, a fine agosto decine di imbarcazioni civili si stanno preparando a salpare da diversi porti del Mediterraneo
Mentre i governi europei da quasi due anni continuano a sostenere, attivamente o con la loro indifferenza, lo sterminio della popolazione di Gaza, a fine agosto decine di imbarcazioni civili si stanno preparando a salpare da diversi porti del Mediterraneo per raggiungere la Striscia. Si tratta della Global Sumud Flotilla, la più vasta flottiglia civile nonviolenta mai organizzata, un’azione di solidarietà che vuole essere anche una dichiarazione forte e chiara della società civile: l’assedio di Gaza è un crimine e il massacro in corso è un genocidio e le donne e gli uomini del mondo non intendono esserne complici.
IL TERMINE SUMUD, che in arabo significa «resistenza ferma», non è scelto a caso. È il filo rosso che unisce migliaia di attivisti, medici, artisti, politici e “semplici” cittadini che hanno aderito a questa call to action letteralmente da ogni angolo del pianeta. La Global Sumud Flotilla si inserisce in un quadro più ampio, quello del Global Movement to Gaza, una grande rete internazionale di solidarietà che, a fianco del Sumud Convoy, del Sumud Nusantara e di diversi attivisti della Freedom Flotilla, ha sentito l’urgenza di progettare questa grande iniziativa a sostegno di Gaza. Porterà con sé aiuti umanitari, sia alimentari che farmacologici, ma anche e soprattutto una volontà politica esplicita: rompere l’assedio illegale e chiedere l’immediata riapertura dei corridoi umanitari garantiti dal diritto internazionale e bloccati da Israele.
Le due partenze previste – la prima da Barcellona e da Genova il 31 agosto, la seconda da Tunisi e dalla Sicilia il 4 settembre – mirano a far convergere decine di barche verso le coste di Gaza, creando un fronte marittimo coordinato. Lo faranno legalmente, navigando in acque internazionali, con equipaggi eterogenei che includono personalità note come Greta Thunberg, medici, avvocati, giornalisti, ma soprattutto centinaia di persone di lingua, età, religione diverse, accomunate da un unico obiettivo: giustizia e libertà per Gaza.
Chi partecipa a questa flottiglia sa bene che rischia di essere fermato, arrestato, respinto.
Ma sa anche che non agire non è più un’opzione accettabile. Le trattative, le mozioni, le risoluzioni delle Nazioni unite sono state e continuano a essere inascoltate. Dopo mesi di bombardamenti e sistematico uso della fame come arma di guerra, la popolazione di Gaza continua a essere vittima di un genocidio in diretta mondiale. Ma il popolo palestinese non ha bisogno di essere «salvato» da noi, ha bisogno di essere messo nelle condizioni per poter scegliere e decidere autonomamente e autodeterminandosi del proprio futuro.
IL NOSTRO DOVERE è quello di richiedere con forza che il diritto internazionale venga rispettato, che l’occupazione illegale e il regime coloniale israeliano vengano fermati e sanzionati. Il nostro dovere è quello di affermare chiaramente il fallimento dell’Unione europea, dei governi arabi complici e delle istituzioni internazionali che hanno normalizzato l’apartheid e la distruzione sistematica di un popolo.
Invitiamo tutte le persone a cui stanno a cuore non solo i diritti dei palestinesi, ma quelli di ogni singolo essere umano, a sostenerci in ogni modo possibile. Le barche salperanno per dire che Gaza non è sola. E non è un caso che tutto parta dal Mediterraneo. Il mare che separa e unisce, che da anni inghiotte vite umane e ora diventa teatro di solidarietà. La flottiglia attraverserà rotte solitamente percorse da guerre, profitti e traffici: per la prima volta, sarà una flotta civile a reclamare spazio, vita e dignità.
(**) Maria Elena Delia è referente per l’Italia di Global Movement to Gaza – articolo ripreso dal quotidiano “il manifesto”
MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA A PUNTA LA MARMORA
DOMENICA 31 AGOSTO 2025:
APPUNTAMENTO A TASCUSI ORE 10
Invitiamo tutte le persone che si sentono intimamente coinvolte nel dramma palestinese a partecipare a una marcia di solidarietà, che proponiamo di effettuare nella mattinata di domenica 31 agosto 2025 in Gennargentu, fissando come meta Punta la Marmora.
La Punta è raggiungibile dai diversi versanti e quindi da punti di partenza diversi, a loro volta raggiungibili in auto: Su Filariu, Bruncu Spina, Nuraghe Ruinas e altri.
Il percorso collettivo più favorevole, che qui proponiamo per favorire una marcia condivisa, resta quello del versante desulese (Su Filariu) in quanto consente di approssimarsi fino alla sella Artillai con auto di supporto, nella eventualità di dover facilitare la camminata per persone che ne abbiano necessità.
Il nostro punto base – raggiungibile in auto da Desulo, da Fonni e da Tonara – è : PASSO DI TASCUSÌ – ORE 10
Da Tascusì si procederà insieme in auto per circa cinque chilometri, fino all’area di parcheggio di SU FILARIU (salvo ulteriore avvicinamento in 4×4 per persone che ne abbiano necessità).
Sequenza della marcia
SU FILARIU – ore 11 (partenza);
ARTILLAI – ore 12
LA MARMORA – ore 13
Presumendo l’opportunità di una sosta, per la quale è consigliabile che ciascuno porti con sè un pò di cibo, possiamo prevedere il ritorno alle auto per le ore 16; sono presenti sorgenti lungo il percorso.
La condizione di estrema angoscia nella quale si svolge ormai da due anni la nostra vita quotidiana è vissuta da tutti noi come l’unico modo di “restare umani”: l’angoscia.
Nel terribile mutismo delle istituzioni e quindi nella totale passività della politica a ciò deputata, non ci resta altro che la mobilitazione visibile delle coscienze, e del nostro privilegio di non avere corpi straziati.
Portiamo i nostri corpi, unendo visibilmente e amorevolmente le nostre coscienze, sulla vetta della montagna sarda.
BREVE NOTA POLITICA:
Intendiamo questa manifestazione come una mobilitazione di persone, prima che di sigle politiche o entità associative, che comunque sarebbero benvenute.
In tal senso saremmo lieti che chi ne abbia motivazione sottoscriva ed estenda questo invito.
Considerata la gravità dell’ora, un’ ora che non passa da troppi anni, sarebbe davvero desiderabile una mobilitazione di associazioni popolari, gruppi giovanili, pro loco ecc..
Ma ogni numero comincia da uno: io, tu, noi.
In termini più strettamente politici e diplomatici, stiamo assistendo da qualche settimana a un curioso fenomeno, come di lampi che paiono squarciare il buio: dopo due anni (o dopo cento anni) di oscuramento della vicenda palestinese, compaiono brevi e clamorosi annunci di riconoscimento di uno Stato di Palestina, nella formula astratta di “Due popoli, due stati”.
Come noto la formula è consunta e uno Stato senza territorio resta una chimera; si tratta quindi di lampi illusori, che comunque hanno il merito di squarciare l’oscuramento perdurante da cento anni.
Nel concreto, una concretizzazione del proposito di uno Stato di Palestina, sotto garanzia stretta delle Nazioni Unite, potrebbe favorire per il medio periodo l’unica risoluzione umanamente auspicabile: la realizzazione di uno stato binazionale, con una Costituzione che garantisca, con il diritto al ritorno dei profughi, piena uguaglianza di diritti per tutti gli abitanti della regione, a prescindere dalle specifiche appartenenze di etnia e di religione.
Fino a quando questo esito non verrà raggiunto, il ripudio della guerra e la sospensione di ogni collaborazione militare e di ogni fornitura di armamento è un obbligo tassativo prescritto dalla Costituzione, benchè disdetto dalla reale politica del Governo.
LA SARDEGNA PER LA PALESTINA:
AL GENNARGENTU DOMENICA 31 AGOSTO 2025
INCONTRO A TASCUSÌ ORE 10
CHI PUÒ, PORTI COLORI DI PALESTINA E CHI PUÒ CONDIVIDA SUBITO IL MESSAGGIO, E POI LA MARCIA
comitato di solidarietà Tonara – Sorgono – Ardauli
GIOVANI PALESTINESI A NAPOLI
Cari amici e amiche, stiamo cercando alloggio nel napoletano per quindici ragazzi e ragazze palestinesi che arriveranno attraverso le borse di studio IUPALS dell’università Federico II e Parthenope di Napoli. Si tratta di corsi di studio magistrali della durata di 2 anni, ma hanno bisogno di un primo alloggio per avviare la richiesta del visto e poter cominciare. Anche 4-6 mesi andrebbe bene, così da dare il tempo per riprendersi dall’inferno e adattarsi alla nuova città mentre cercano altro. Va bene anche nei paraggi: Caserta , Salerno ecc. Possiamo anche sostenere questo sforzo con raccolta fondi e sostegno di altro tipo, psicologico, linguistico, di orientamento nella città. Contiamo sulla vostra solidarietà, buon animo e civile risposta in assenza di adeguate iniziative istituzionali. Purtroppo possiamo solo mobilitarci dal basso per testimoniare umanità. Aiuta anche il passaparola. Contattate Annette (338 498 4373) parte di un gruppo di volontari che si stanno organizzando a sostegno. Grazie. Antonio e Michele (per il gruppo)
processo Anan, Ali, Mansour : prossimo presidio il 19 settembre al Tribunale de L’Aquila, mentre è in corso la preparazione della manifestazione al carcere di Terni, dove è recluso Anan.
indirizzo per corrispondere con Anan:
Anan Yaeesh – Casa Circondariale Terni – Strada delle Campore 32 05100 Terni
L’AQUILA 27- 31 agosto, ore 18- 21, mostra d’arte “Il grido di Gaza”, ospitata presso la sede della scuola d’arte Scarte, in Piazzetta Machilone 27, nel centro storico dell’Aquila.
29 agosto CORIGLIANO ROSSANO h 21,30 p.ta Portofino “diario dalla Palestina”
30 AGOSTO
Tuscania, torna l’appuntamento con “BeMyVoice”, corteo silenzioso per Gaza
Dopo la marcia silenziosa del 13 agosto, che ha visto una folta partecipazione della popolazione di Tuscania, torna l’appuntamento con BeMyVoice: un nuovo corteo silenzioso, sabato 30 agosto alle ore 18:30, per dire basta alla guerra e dare voce a chi non può più parlare.
Questa volta il silenzio sarà dedicato ai bambini uccisi. Un silenzio che urla contro il genocidio, ispirato all’iniziativa del cardinale Matteo Zuppi che, a Marzabotto pochi giorni fa, ha letto i nomi degli oltre 12.000 bambini da 0 a 12 anni uccisi tra il 7 ottobre 2023 e il 13 luglio 2025 in Israele e nella Striscia di Gaza. Nel frattempo, il terribile contatore continua ad aggiornarsi: oggi ha superato la soglia spaventosa di 18.000 vittime infantili.
Ogni giorno la morte avviene in diretta, e i governi non alzano una mano: il loro silenzio è complice. Il nostro invece è un silenzio che grida, che dice Basta!, che restituisce un nome a ogni vittima e che chiede a ciascuna persona e ai governi di muoversi, perché non c’è più tempo.
ALBA ADRIATICA(TE) h 17 lungomare Marconi”catena umana per la Palestina”
BOZZOLO (CR) “Gaza nostra ostinazione” h 16 in poi p.za Europa
QUARTU SANT’ELENA(CA) h 18 in poi” Palestina che resiste”
DRONERO (CN)- 30- 31 Agosto “local march for Gaza”
Provincia Sondrio: “una vela per Gaza”
In queste settimane si moltiplicano le azioni criminose del governo israeliano e dei coloni. Di giorno in giorno vediamo in diretta l’orrore più grande di sempre: un crescendo che offre ai nostri occhi ogni volta qualcosa di più vergognoso, di più inumano e di più atroce .
A 17 anni dallo sbarco di Vittorio Arrigoni al porto di Gaza city, le barche non sono più una o due, ma molte, molte di più: si sono moltiplicate e arrivano da una moltitudine di porti, anche da porti Italiani: dalla Liguria (salperà il 31 agosto) e dalla Sicilia (salperà il 4 settembre).
Ma a noi, singoli cittadini impossibilitati a salire su quelle barche, le tante vele che stanno per iniziare questo incredibile lavoro umanitario, il Davide marinaio contro il Golia israeliano, a noi queste vele non paiono abbastanza, l’impresa è titanica e le vele le vogliamo moltiplicare, moltiplicare all’infinito.
Una vela per Gaza, una vela per presidio: così abbiamo organizzato lungo la nostra provincia una piccola flotta di barche virtuali. Viaggeremo con la Global Sumud Flotilla per mezz’ora soltanto, ma punteremo gli occhi sul Mediterraneo ogni ora dal 31 agosto fino all’obiettivo: sfondare la barriera di un governo criminale, sfondare il muro di indifferenza verso le sofferenze del popolo palestinese. L’inumano che avanza noi lo sfidiamo con le vele per Gaza.
Dal 31 agosto, in sei Comuni della provincia di Sondrio, sei vele cominceranno un viaggio, ogni giorno, invitando altre vele a mettersi in cammino verso Gaza.
Selinunte 31|8 flash mob in spiaggia per la Palestina. Musica e colori per la Global Sumud Flotilla
Domenica 31 agosto 2025, la spiaggia del Lido Zabbara a Marinella di Selinunte sarà palcoscenico di un flash mob di solidarietà alla Palestina
L’evento, previsto per le 18,30, mira a unire voci e colori in un forte messaggio di supporto, con il grido unanime: “Da tutti i fiumi fino ad ogni mare, urliamo Palestina libera!!!”.
La scelta della data del 31 agosto non è casuale: in concomitanza con musica e intrattenimento al Lido Zabbara, si punta a coinvolgere quante più persone possibile, inclusi i musicisti. Ma soprattutto, l’evento è stato concepito per dare sostegno alla missione della Global Sumud Flotilla (GSF): rompere il “muro” dell’assedio.
FORLI’ – Domenica 31|8 Critical Mass :biciclettata in sostegno resistenza Palestinese, partenza 18,30 centro comm.le I Portici
Teva? No grazie. Le ragioni del boicottaggio
di Campagna Bds – Sanitari per Gaza
PERCHE’ TEVA.
Teva non è oggetto di una campagna di boicottaggio internazionale in quanto israeliana- il boicottaggio valuta la complicità, non la appartenenza: TEVA è oggetto di boicottaggio perché trae profitti illeciti dal mercato vincolato imposto da un sistema di occupazione che larende monopolista, esattamente mentre soffoca ogni possibilità di sviluppo e di autodeterminazione da parte palestinese, che sia una farmaceutica propria o altro. È inoltre attivamente coinvolta nella mattanza in corso a Gaza con forniture e con incessanti campagne di immagine a favore dell’ esercito e di Israele. Né si limita alla Palestina un profilo etico a dir poco discutibile, essendo stata multato dalla UE per 462 milioni di euro per concorrenza sleale e forme di abuso di posizione dominante.
LA CAMPAGNAPROSEGUE
La campagna non solo prosegue, ma beneficia dellapubblicità che chi voleva denigrare il gesto, peraltro senza riuscirvi, ha prodotto. I commenti delle persone sui social, anche di fronte ai titoli più beceri, sono stati positivi e incoraggianti, segno di una opinione pubblica che, nonostante il vergognoso appiattimento dei media su Israele, attinge ad altri canali informativi e si rende conto, o comunque percepisce, con più o meno consapevolezza, il livello di censura e faziosità dei media mainstream italiani, che non hanno mai cessato di essere “scorta mediatica del genocidio” Resta la amarezza per delle risposte, anche istituzionali, che non vanno nell’ ordine della agibilità democratica, della liceità del dissenso, soprattutto quando contro un orrore che, a detta di tutti gli esperti, non ha precedenti negli ultimi decenni.
Minacce di licenziamento, di misure disciplinari, di aver offeso il camice e tutto l’usuale tritacarne mediatico, in fin dei conti per cosa? Un gesto assolutamente e senza riserve encomiabile. È il silenzio che offende, e di fronte a una situazione di una tale enormità e di un tale orrore, richiamare a questioni come la netiquette, l’ immagine aziendale, la sobrietà, o lo spreco economico, è rivelatore di tempi bui. Non solo per la Palestina.
AMSI, UMEM, CO-MAI e AISC NEWS : 268 giornalisti e 1320 tra medici e professionisti della sanità uccisi a Gaza, il 95% degli ospedali fuori uso. 303 i morti per fam
L’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), l’Unione Medica Euromediterranea (UMEM), la Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, attraverso il loro presidente Prof. Foad Aodi – medico, fisiatra, esperto in salute globale, giornalista internazionale, Direttore dell’AISC (Agenzia Britannica Internazionale Informazione Senza Confini), membro del Registro Esperti FNOMCEO, già quattro volte consigliere OMCeO Roma e docente a Tor Vergata – ringraziano pubblicamente Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, per la loro dichiarazione congiunta di condanna dei raid che hanno colpito ospedali e operatori dell’informazione.
VENEZIA: Mostra del Cinema
Il corteo partirà sabato 30 agosto alle ore 17.00 da Santa Maria Elisabetta (Lido di Venezia) per dirigersi verso la Mostra del Cinema. Per chi arriva da fuori Venezia sarà disponibile una motonave speciale, che partirà alle 15:00 dall’Hub Pala Expo (Vega, Marghera) e farà ritorno alle 20:45 da Santa Maria Elisabetta. Il costo del servizio è di 5 euro a persona; prenotazione obbligatoria al numero 320 9147039. È inoltre prevista un’area autogestita per il pernottamento in tenda al Lido, a Piazzale Rava’, disponibile dalla sera di venerdì 29 agosto.








