Ci manca(va) un venerdì – 65

       Riflessioni intorno all’astensione di Fabrizio Melodia, anche noto come l’Astrofilosofo

Struzzi-17aprile

«Il cambiamento lo si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano» aveva incautamente detto il giudice antimafia Paolo Borsellino, assassinato il 19 luglio 1992 con quattro uomini di scorta, per mezzo di un’auto imbottita di tritolo e fatta detonare mentre il giudice stava andando a trovare la madre.

Uomo di legge fu da sempre unito nella lotta al cancro mafioso con l’amico giudice Giovanni Falcone, anch’egli assassinato dalla mafia poco tempo prima. Entrambi pensavano che la mafia non fosse solo criminalità organizzata ma anche mentalità e modo di vivere.

Affermazione molto forte, quella di Paolo Borsellino: il cambiamento lo si fa andando a votare, esercitando quel benedetto diritto che molto è costato per essere ottenuto. Eppure anche nel referendum sulle trivellazioni, dunque riguardante la salvaguardia o meno del nostro mare – fonte di bellezza come di ricchezza, visto l’alto indotto turistico che comporta – si è avuta un’alta astensione, da sempre “croce e delizia” della democrazia.

Di astensione si discusse fin da subito, in sede di Assemblea Costituente della neo nascente Repubblica Italiana, quando essa fu dibattuta fra le posizione di dovere giuridico (obbligatorietà del voto, pena la perdita di ogni diritto) e dovere morale (obbligo verso la comunità). La soluzione di compromesso fu renderlo un dovere civico, tale da permettere di formulare sanzioni per gli elettori astenuti: l’astenuto doveva darne comunicazione preventiva al sindaco che era tenuto a stilare un preciso registro degli astenuti ed esporlo per un mese nella bacheca comunale; inoltre la dicitura “non ha votato” corrispondente al nome veniva iscritta nei certificati di buona condotta. Benché si trattasse di sanzioni esclusivamente simboliche, ciò ha contribuito a diffondere il senso di «dovere civico» del voto e fors’anche a mantenere per anni elevata la partecipazione alle elezioni in una democrazia giovane come quella italiana.

Tale norma fu a poco a poco disapplicata, fino ad arrivare al 1993, con la riforma elettorale che cancellò ogni riferimento all’obbligatorietà del voto: fu chiaro che ormai l’astensione non era da considerarsi semplice assenteismo ma scelta politica. La scelta di non scegliere e/o di non prendere posizione e/o di non avere un’idea e/o di nascondersi dietro al «tanto nulla cambia», «tanto sono tutti uguali» e altre forme di un mormorato malcontento. Il quale però quasi mai si tramuta in una scelta consapevole di politica alternativa e a un senso di responsabilità piena ma in un lavarsi le mani che ovviamente favorisce i già forti e indebolisce chi sta sotto. Non lo si ripeterà mai abbastanza: importa fino a un certo punto per cosa si vota ma è importante andare a votare per non lasciare la nave alla deriva. Se non per gli altri, almeno per se stessi. Tornano attuali le parole di Antonio Gramsci: «Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano». Mai come ora quell’antica, primordiale forse, psicologia antisociale di troppi strati del popolo italiano torna con mal celata prepotenza a far danni, senza ritegno.

«Il fascismo non era soltanto un malgoverno buffonesco e improvvido ma il negatore della giustizia; non aveva soltanto trascinato l’Italia in una guerra ingiusta ed infausta, ma era sorto e si era consolidato come custode di un ordine e di una legalità detestabili, fondati sulla costrizione di chi lavora, sul profitto incontrollato di chi sfrutta il lavoro altrui, sul silenzio imposto a chi pensa e non vuole essere servo, sulla menzogna sistematica e calcolata» scriveva Primo Levi.

E se il fascismo ha goduto del beneplacito di chi voleva l’uomo forte al comando, per non avere “il peso” di esercitare la propria libertà e azione politica, anche ora la demagogia e la disinformazione la fanno da padrone, cementando il profitto dei pochi a svantaggio dei molti, incoraggiando le guerre dei poveri contro i più poveri che invece dovrebbero essere riconosciuti come fratelli in ogni lotta, voto compreso.

L’IMMAGINE in apertura E’ RIPRESA DALLA RETE

 

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Un commento

  • GiorgIo Chelidonio

    “.. che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà! ” (Gaber 1975 ? Altri 40 anni di Italietta buttati nel WC della Storia)

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