Danilo Dolci…

se proprio l’Italia avesse bisogno di eroi – 1

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Bella la copertina di «Danilo Dolci. Verso un mondo nuovo, mediterraneo» appena pubblicato da Becco Giallo (208 pagine per 18 euri) con l’avvertenza che – evviva – «i disegni e i testi contenuti in questo libro sono rilasciati con licenza Creative Commons». Lo hanno scritto Alessio Surian e Diego Di Masi per/con i fumetti dei fratelli Emiliano e Lorenzo Martino (noti anche come Mene Gravidica). Se l’associazione asino più donna con il velo in testa e un bambino in braccio vi fa pensare a qualche “sacra famiglia” siete fuori strada: siamo in una normalissima “scena” della Sicilia di 50-60 anni fa.

Alla bella copertina io però preferisco il retro (in rete non l’ho trovata e dunque non la posso mostrare qui): tanta gente seduta e le loro parole diventano radici di un albero sognante. Come nelle parole di Danilo Dolci che chiudono il libro.

«Dispongo le sedie a cerchio

cerco si esprimano

li ascolto attentamente – ad uno ad uno

sgrumandosi comunicano:

ogni voce è uno stimolo e un invito

ogni prova di scavo tende a unirli –

osservo gli occhi disintorbidarsi.

A poco a poco nelle ore intense

si aprono come petali di un fiore».

La migliore definizione per quell’ascoltare attentamente (uno ad uno) e per quell’aprirsi è maieutica, il metodo che Socrate paragonò all’arte della levatrice. «La maieutica di gruppo tende a fare emergere i bisogni profondi, esistenziali di un gruppo umano e a trasformarli in problemi affinché possano tradursi in progetti di soddisfazione dei bisogni profondi e in progetti di sviluppo» chiarisce Amico Dolci nell’introduzione, riprendendo le parole del padre, Danilo: «Lo scopo dell’impegno politico non è la conquista del potere ma aumentare il potere di ciascun essere umano». Lavoro d’amore come per la levatrice ma più lungo. Però travaglio indispensabile per la nascita, in questo caso di una nuova società. E la metafora si può allargare. Come ironicamente spiega una donna durante i «dialoghi contadini» a Partinico: «Il pupo ci vuole nove mesi per nascere, a 9 mesi volere o volare deve nascere. Ma loro (i potenti) in nove mesi non fanno nascere nessuno. Ci cullano, ci cullano. Ma per quanto tempo ci hanno a cullare ancora?».

Difficile raccontare questo libro per la ricchezza dei contenuti e delle immagini (fra le più belle quelle che mostrano “il sottosopra”). Chi già un po’ conosce la storia di Dolci ricorderà il lavoro di base, le inchieste, i digiuni, l’arresto, i processi, le calunnie, lo «sciopero a rovescia» del 1956, lo scontro con i poteri mafiosi (in particolare con Bernardo Mattarella e Calogero Volpe, allora leaders della Dc siciliana) e il trovarsi contro il cardinale Ernesto Ruffini, la lunga lotta per la diga, le marce, la radio clandestina – chiuda dalla polizia dopo 27 ore – dei “poveri cristi” nel 1970…

Compagni di viaggio per Danilo Dolci? Tanti, in molte parti del mondo. Fra quelli vicini anche fisicamente Franco Alasia e Aldo Capitini ma anche Carlo Doglio, Lorenzo Barbera, Piero Calamandrei (che lo difese in tribunale), Carlo Levi, Gianni Rodari e soprattutto tantissimi altri – Nunzia, Vito, Peppino, Vincenzo, nonna Nedda, Mimiddu, Saro, Za Dia, Turiddu, Ciccio… – perlopiù pescatori e contadini, “nop” cioè persone non importanti, l’opposto dei Vip. Probabilmente dopo 60 anni Goffredo Fofi conserva ancora, come una paradossale medaglia, il «foglio di via» che ricevette a Partinico, quando aveva 18 anni, «per avere insegnato senza percepire stipendio»; e quando avete finito di ridere per l’assurdità del reato… forse vale spendere un minuto a pensare se Kafka era un dilettante rispetto a ciò che può tramare l’invisibile macchina del potere.

Davvero bravi Emiliano e Lorenzo Martino nel condensare e più spesso “far fiorire” nei fumetti un testo ricchissimo. Ma anche nell’indicare ciò che muta – non fatevi sfuggire le differenze nelle stazioni di pagina 15 e 167 – e ciò che svelano facce e gesti.

C’è tutto? Un pignolo direbbe no e del resto nella nota finale Giuseppe Barone, Diego Di Masi e Alessio Surian lo spiegano: «non si può “chiudere” Danilo Dolci in un libro». Pensando alle persone giovani e alle biblioteche – dove mi auguro questo libro sarà consigliato anche come percorso scolastico – forse valeva aggiungere in coda qualche altra nota per sgrovigliare i punti più delicati. Ne suggerisco una (per la ristampa) rispetto alla vignetta di pagina 104 che dà anche il titolo al capitolo IX cioè «I tre problemi della Sicilia». Sembra che nel 1964 il cardinale Ernesto Ruffini metta sullo stesso piano come fattori negativi «la mafia, il Gattopardo e Danilo Dolci». In primo luogo serve ricordare che all’epoca il successo del romanzo «Il gattopardo» non fece piacere ai poteri siciliani ma soprattutto occorre chiarire che a spaventare Ruffini non era tanto la mafia quanto… il troppo parlarne. Secondo lui, stampa e partiti di sinistra ingigantivano la criminalità che era invece solo un fenomeno locale e dovuto alla miseria, “gettando una cattiva luce sull’Isola”. Ancora peggio dunque di quanto può far intendere quella secca frase.

Chiuso il libro sono tornato indietro (a pagina 169) per ri-ri-ririleggere la poesia «Ciascuno cresce solo se sognato»… dalla quale nasce il bellissimo disegno che è anche nella quarta di copertina.

Se proprio avessimo bisogno di eroi (*) Danilo Dolci potrebbe darci ispirazione: fra un paio di giorni qui in bottega tocca a Mario Lodi, un altro eroe… non eroe.

EROI-BeatoIlPaese

(*) Eroi? Bisogna vedere cosa si intende. Un guerriero? Un uomo solo? Un essere superiore? In “bottega” ne ho scritto qui: Gli eroi son (quasi sempre)… e come si vede ho altre idee. Come Bertolt Brecht e il murale di Orgosolo qui sopra, io penso sia meglio non avere eroi. I quali nel pensiero dominante comunque dovrebbero essere uomini, virili che più non si può: tant’è che quando 101 anni fa l’Italia sentì il bisogno di un fiume “eroico” la Piave divenne maschio, il Piave, e da allora tale restò. Oggi per nascondere, scoraggiare, denigrare l’impegno collettivo il sistema dell’informazione e quello della fiction (a volte è persino difficile distinguerli) producono di continuo eroi e persino super-eroi. Quasi sempre fasulli. Mentre molte persone coraggiose, che lottano per i diritti di tutte/i, restano invisibili e anzi a volte marciscono a lungo in galera (Mordechai Vanunu per dirne uno) senza essere definiti eroi. In “bottega” Francesco Masala ha ripreso un film che parla di Glenn Greenwald, Julian Assange, Edward Snowden, cioè Eroi dei nostri tempi, i quali però vengono fatti passare per “gentaccia” dai potenti. Ancora più difficile che siano raccontate le vere eroine – dunque non quelle bionde e sexi dell’immaginario hollywoodiano – di ogni giorno. Anche persone informate non hanno mai sentito nominare Aminatou Ali Ahmed Haidar… E in Italia forse è persino peggio che altrove. Ma questo è un discorso per qualche prossimo post. (db)

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • domenico stimolo

    Danilo Dolci fu un grande. Animatore di lotte, poeta, ricercatore ed intellettuale di pregio, integerrimo, amico diretto dei tanti ultimi che, poveri tra i poveri e sfruttati tra gli sfruttati, popolavano la Sicilia in quegli anni. Si sporcò le mani, nel senso materiale delle parole, tra gli affamati e gli straccioni, mentre in tant’altri ( ben pochi rispetti alla maggioranza della popolazione) si godevano i “ricchi pranzi” dei lauti “salotti”, più o meno “nobili”….mentre rimbombavano le pallottole delle lupare contro Chi guidava le lotte per il riscatto sociale.
    Un vero Padre della patria. Civile, libera, democratica ed antifascista.

  • Ornella Odero

    Avevo 22 anni, ora ne ho 76, lavoravo a Milano in una industria farmaceutica e un ricercatore di una ditta americana consociata venuto a trovarci, mi chiese:” Do you Know Danilo Dolci?”Confesso che non lo avevo mai sentito nominare. Mi piacerebbe sapere quante persone del nostro paese oggi se ne ricordano…

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