Casino Royal: il voto e dopo

di Giorgio Monestarolo
Ammettiamolo chiaramente queste elezioni sono praticamente indecifrabili: si può dire tutto e il contrario di tutto, si può essere depressi di sinistra-sinistra o allegri di centro-sinistra, sfascisti fiduciosi, arrabbiati, timorosi, indifferenti. Ci sono buoni motivi per tutti e per nessuno. Inoltrandomi nel casino, provo a fare quindi qualche semplice constatazione, azzardare uno scenario e in finale pronunciare un auspicio.
Constatazione: non si è parlato di nulla. L’Italia è come una specie di malato in fase terminale a cui è unanimemente celata la diagnosi, gli interventi necessari e una possibile prognosi. Il silenzio pazzesco sulla realtà della crisi economica, sulle sue cause, sulla valutazione degli effetti della cura Monti, sulle condizioni economiche e sociali degli italiani è una rimozione freudiana molto pericolosa. Il ritorno del rimosso sappiamo bene che ha effetti dolorosi, determina lo stato di nevrosi, rende ingestibile la vita conscia, prolunga e aggrava il disagio. Finita la “narcosi” elettorale, il conto verrà subito presentato agli italiani, quasi come se fossimo andati tutti in vacanza e fosse  settembre con il ritorno al lavoro. Diciamo le cose come stanno: siamo sull’orlo del fallimento più di prima, più del 2011. Se infatti nel 2011 la crisi poteva essere letta come una crisi di fiducia nella direzione politica e finanziaria del Paese oggi, con un Pil in caduta libera, con il debito aumentato, con i consumi tornati agli anni ’90, con la povertà crescente e la moria delle imprese, la crisi può esser interpretata e soprattutto comunicata sul piano dei cosiddetti “fondamentali”: gli elementi centrali che caratterizzano un’economia sono tutti in profondo rosso. La crisi da congiunturale si è trasformata in strutturale, la recessione in depressione, la crescita rallentata in “decrescita” accelerata, la ricchezza diffusa in povertà diffusa. Il silenzio sul tema che avrebbe dovuto essere al centro del dibattito elettorale – altro che Imu – non è casuale. La crisi è causata infatti dall’euro e dalle regole di Maastricht da una parte, dal prevalere in Italia come in tutti i principali Paesi europei della rendita finanziaria sul lavoro e, in parte, sulla media e piccola impresa. Ora chiunque accetti i paletti di governo fissati da Draghi e dalla Commissione europea, cioè pareggio di bilancio e fiscal compact, sceglie in modo consapevole di spostare ulteriori enormi risorse dal lavoro alla rendita e a quel circuito di grandi imprese multinazionali che sono strettamente collegate alla rendita finanziaria. Sceglie in altre parole l’austerità e di aggravare la depressione. A riprova di questo semplice teorema basta vedere cosa succede ai nostri vicini francesi: con un’economia più solida e meno indebitata della nostra, con un sistema politico governabile molto più del nostro, con partiti che non sono sputtanati come i nostri; Hollande aveva promesso una politica di espansione, cioè di investimenti pubblici; da quando è stato eletto ha fatto solo tagli e si appresta a farne altri nuovi e pesanti, parlando apertamente di “necessità” dell’austerità. Una caporetto politica ed economica.
Il silenzio sulla crisi nella campagna elettorale si spiega con lo scenario. Lo scenario è quello Bersani- Vendola-Monti. In altre parole ci si appresta a continuare nella stessa politica economica portata avanti da Monti, voluta dai centri di potere di Francoforte, caldeggiata dal sistema bancario italiano e da quegli imprenditori che siedono nelle banche e da queste sono garantite (i Dellavalle e gli Agnelli, tanto per fare solo qualche nome). Per fare politiche economiche di equità, come vorrebbero i Fassina e i Vendola, si dovrebbero rompere gli accordi con questi due centri di potere e non stringere con loro una “alleanza riformista”. Tertium non datur.
A complicare lo scenario c’è il fattore Berlusconi e il 5stelle. Quello che ci si può presumibilmente aspettare è che il 5stelle diventi il secondo partito nazionale. In questo caso ci si troverà nel prossimo Parlamento una situazione di questa natura: 1) un centro sinistra destra (Bersani Vendola Monti) fortemente sbilanciato a destra, che porterà avanti una politica di rigore, recessiva, con conseguenze sociali devastanti; 2) un Berlusconi che malgrado il suo bottino elettorale non riuscirà a difendere il suo potere economico e sarà l’unico soggetto economico del sistema della rendita a essere colpito e smembrato perché tutti gli altri soggetti politici finanziari non hanno che da trarre evidenti vantaggi dalla sua fine (cosa che in passato non era); 3) un 5stelle in continua ascesa che godrà delle politiche di austerità e guiderà la volata alla distruzione del potere di Berlusconi, lucrando dell’evidente vantaggio di “averci liberato” dalla sua faccia di mostro.
In sostanza lo scenario futuro, caratterizzato dal centro-sinistra-destra e dall’ascesa del M5s dovrebbe regalarci l’eliminazione dal panorama politico di Berlusconi ma in un contesto socio economico di completa frana, che durerà tutto il 2013.
E concludo con il mio auspicio personale. Ritengo che l’Italia sia come la Grecia e la Spagna: avvitata su se stessa e condannata a un processo di impoverimento e di periferizzazione, che peraltro dura da molti anni. Per rompere la spirale bisogna rompere l’Europa di Maastricht. Per fare ciò è necessario un colossale movimento politico che coniughi mobilitazione dal basso, saperi e intelligenze diffuse, una grande capacità di direzione politica. In Italia tutti questi elementi ci sono e credo che il processo rivoluzionario in atto (intendendo rivoluzione come un rapidissimo cambiamento delle classi dirigenti sotto la pressione di una trasformazione economica velocissima) sia il crogiuolo perché tale azione si possa sviluppare. Questa prospettiva mi fa giudicare, almeno in questa fase, molto positiva l’azione del 5stelle. Essa da sola non può bastare. Tutte le energie della sinistra anticapitalista dovrebbero svolgere nella prossima fase, un ruolo attivo di direzione politica, ibridarsi con il 5stelle, fornire personale politico, cultura, capacità d’azione, nel concreto della lotta politica e sociale che si apre davanti a noi. In effetti è – dal mio punto di vista – fisiologico che la lotta politica in Italia sia caratterizzata dal populismo: soltanto il populismo può avere quelle energie di rottura sufficienti a rompere il quadro di compatibilità nazionali e aprire la strada a una nuova Europa, nello spirito dei partigiani e dei resistenti dal quale è nata fra il 1943 e il 1945. Naturalmente, si tratta di dirigere il populismo da sinistra. Per questo motivo mi auguro che anche Ingroia riesca a passare alla Camera: un’opposizione in Parlamento a Bersani-Monti-Vendola guidata dai 5s e da Ingroia potrebbe favorire quella saldatura indispensabile per aprire una nuova prospettiva al Paese.
Cosa potrebbe essere il futuro? Un futuro immediato senza Berlusconi (quello che nel blog viene spesso chiamato signor P2-1816) e un futuro prossimo senza il Pd centrista che rischia seriamente di fare la fine dal Pasok o dei socialisti spagnoli con una nuova forza politica democratica, socialista e ambientalista capace di fare quello che hanno fatto i “populismi” altermondialisti in Sudamerica, contrastare il neoliberismo e aprire un cammino di speranza. Con un poco di culo e molta intelligenza ce la possiamo fare. Altrimenti chi prenderà le redini della protesta sociale dopo Grillo è probabile che avrà un maledetto fascino vintage per gli stivali neri, quelli lucidi lucidi.

Redazione
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3 commenti

  • L’analisi di Giorgio mi sembra ben meditata, ne condivido quasi tutto (mpianto e conclusioni). Ma per completezza devo dire che invece dissento assai su un punto minore: a me pare che Rivoluzione Civile sia impresentabile; ci sta qualche bella persona, è ovvio, ma l’insieme – sia per come è nata questa ammucchiata che per i troppi zombies (iperpolitici, iperloffi e iperperdenti) ai primi posti della lista – è inguardabile. Mi auguro che venga spazzata via dalla vetrina elettorale come è, da tempo, “fuori gioco” nella realtà del lavoro politico e sociale.
    Il punto centrale resta quello che Giorgio sintizza così: nel dopo-voto occorre “mobilitazione dal basso, saperi e intelligenze diffuse, una grande capacità di direzione politica. In Italia tutti questi elementi ci sono”. Sono più scettico: la mobilitazione dal basso è ancora insufficiente (e, se posso dirlo, è troppo “ben educata”, manca della rabbia indispensabile) e la direzione non potrà che formarsi in questa nuova fase: è verissimo invece che saperi, intelligenze, idee vecchie (ma sempre buone) e nuove ci sono.
    Probabilmente avremo 6 mesi o un anno di non-governo, aspettando le successive elezioni. Se infatti i grillini saranno molti e se comunque una nuova “unità nazionale” (destra compresa) non si accorderà su quelle che loro chiamano “grandi riforme” – in realtà controriforme reazionarie – ci sarà un governicchio. Il che è un bene: io sono d’accordo con quel che, tanto tempo fa, scriveva Bertrand Russell: se i governi sono quelli che conosciamo allora meglio nessun governo, evviva una coalizione incapace (o impossibilitata) a governare. Quel tempo “stagnante” potrebbe essere utilizzato per uscire dal ricatto Maaastricht e dunque spostare a sinistra l’agenda politica ma c’è un solo modo di farlo: una continua e furibonda lotta di classe, una mobilitazione (in nuove ma anche vecchie forme) radicale che ponga al primo punto la ridistribuzione della ricchezza: tutto il resto è una bugia o una illusione. (db)

  • d’accordo con Daniele: dove ci troviamo e a che ora?

  • Guardando i dati dei voti che arrivano oltre oceano penso nell’importanza che ha un voto che arriva dall’estero, il quale sarebbe molto utile e valido nel paese dove proviene però che modificherebbe in maniera profonda (per la non conoscenza dei fatti), il paese dove va diretto.
    Purtroppo l’Italia sta attraversando un periodo di totale caos politico e sociale. Ci sono molti “bianchi” e parecchi tipi di “colorati”. Alleanze che si sono fatte quando scendeva il sole, dietro a un cittadino assolutamente ignaro (ma ieri, gli stessi non si scannavano tra di loro?).
    Nuovi candidati. Alcuno che giurava mai riuscirci a tal evento e poi è risultato uno “spadaccino incomparabile” il quale dichiarava non adatte certe norme che aveva imposto prima. Altro, si è presentato come “vendicatore egocentrico”, impugnando una innumerevole lista di diritti che dovrebbero appartenere al genero umano però in un mondo perfetto (il quale non esiste, allora inutile reggere come “bandiera liberatrice”). Presentando i canditati a scatola chiusa tra una barzelletta e l’altra (sembra incredibile ma è capitato a noi!!).
    Dei vecchi canditati cosa dire………Alcuno proponeva un’Italia di sacrificio mentre declamava con un lamento monocorde e una espressione afflitta e sfigata, che al solo vederlo faceva ricordare il protagonista del film “La leggenda del pianista sull’oceano” (con tutto rispetto per Alessandro Baricco e Giuseppe Tornatore) mentre si muoveva malinconico tra diverse sfumature di beige. Altro prometteva brillantemente a destra e manca, senza ricordarsi che in un precedente periodo l’aveva fatto e non aveva onorato lo promesso. Il tutto accompagnato da una situazione di “puro cabaret” e mancanza di rispetto al genere femminile, dimenticandosi pure ch’è stato portato per nove mesi nel ventre da una nobile donna (cioè la mamma).
    E così via…..tra promesse incompiute e sogni interrotti.
    Facile riconoscere il personaggio politico che mi riferivo. E lo capirà chi ha vissuto lo stesso che ho vissuto io. Per questo ribadisco l’importanza di votare per il paese dove si abita e se nel caso arrivasse una ondata di “malinconia patriottica”, allora sarebbe giusto e prudente documentarsi e votare pensando di fare il minor male possibile al paese dove arriverebbe quel voto. Perché qui e fuori di qui, dovremo arrivare a scegliere con la testa e non solo con il cuore o le promesse.
    Grazie per aver occupato il vostro tempo nel leggere questo mio pensiero in un “non” perfetto italiano e chissà che qualcuno di voi si senta rappresentato in questo momento.
    Una straniera in Italia.

    Consiglio documentarsi: http://www.corriere.it/Speciali/Politica/2013/elezioni/SEAS/politiche/senato/estero/20130224000000_19_NAZIONE_260.shtml
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/voto-allestero-brogli-decisivi/2200015

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