Colombia: paramilitari, fracking, estrattivismo

Le multinazionali finanziano i paras, riprendono le fumigazioni aeree e il presidente Duque spinge per l’utilizzo del fracking. Fotografia di un Paese dove è assente lo stato di diritto e prevale il degrado della politica e delle istituzioni.

di David Lifodi

Un recente rapporto dell’Universidad Javeriana ha evidenziato il legame tra le imprese colombiane e straniere e i paramilitari. Alla fine gennaio 2020, quando il lavoro di ricerca è stato reso pubblico, erano già stati uccisi 14 leaders sociali.

Tra le multinazionali maggiormente coinvolte troviamo Ecopetrol, dedita all’estrazione mineraria, ma soprattutto considerata organica ai paras del Bloque Catatumbo, tanto da commissionare direttamente alle Auc – Autodefensas Unidas de Colombia – delle vere e proprie operazioni di pulizia sociale all’insegna di omicidi mirati ai danni dei militanti delle organizzazioni popolari. A testimoniare questo coinvolgimento, come quelli delle varie Chiquita Brands, Cemento Argos e Postobón, sono stati gli stessi paramilitari, tra i quali il famigerato Salvatore Mancuso, che confessò tutto negli anni della presidenza Uribe (2002-2010). Gli stessi mezzi di comunicazione mainstream sono stati utilizzati dai paramilitari per mostrare al paese che il loro lavoro era quello di “combatterei sovversivi”, ad esempio RCT Televisión, il cui gruppo imprenditoriale di maggioranza, Ardile Lulle, finanziava anch’esso il Bloque Catatumbo.

Nel rapporto dell’Universidad Javeriana, che si riferisce in particolar modo alle imprese menzionate nelle sentenze di Justicia y Paz come collaboratrici dei paramilitari, emerge che Chiquita Brands, multinazionale Usa, permetteva che nel dipartimento del Magdalena entrassero armi destinati alle forze parastatali. Si tratta di un altro esempio che dimostra come in Colombia i paramilitari, l’oligarchia e il governo abbiano tuttora la possibilità di agire del indisturbati. Sono due, in particolare, le leggi del presidente Duque che hanno sollevato numerose polemiche, il Decreto para Pilotos de Fracking, volto ad autorizzare la tecnica di fratturazione idraulica per migliorare la produzione del petrolio estratto dai giacimenti, e le fumigazioni con il glifosato, sospese dal 2015. Entrambe le leggi fanno parte del cosiddetto paquete navideño che dallo scorso autunno ha sollevato enormi proteste in tutto il paese.

L’utilizzo del fracking era stato sospeso temporaneamente dal Consiglio di Stato, ma contro questa decisione Duque aveva presentato ricorso in appello ottenendo, nel mese di settembre, che potessero essere realizzati dei progetti di prova, nonostante mancassero le informazioni sugli effetti che avrebbe potuto avere sulla biodiversità e sulla sismicità della zona. Secondo l’organizzazione Censat Agua Viva i destinatari dei progetti pilota riceveranno oltre 300mila dollari per ogni pozzo perforato e che poi dovrebbero essere utilizzati per lo sviluppo delle comunità. Come già accaduto, in tutta l’America latina, in altre circostanze simili, si vuol presentare il fracking come occasione di sviluppo per sfruttare il territorio e dividere le comunità. Per l’Alianza Colombia Libre de Fracking, a beneficiarne saranno esclusivamente le grandi imprese private.

Fa parte di quello che Las 2 Orillas definisce gran negocio del Estado anche il glifosato. Utilizzate per sradicare il commercio della droga, le fumigazioni aeree finora hanno creato soltanto gravi problemi di salute agli esseri umani (cancro, bambini nati con malformazioni, difficoltà di respirazione…) e alla natura. Un passo indietro da parte del presidente Ivan Duque, che aveva già promesso, in campagna elettorale, il ritorno alla fumigazione aerea, resta difficile da immaginare, soprattutto perché tra i primi paesi a felicitarsi con la Colombia per aver intrapreso questa strada vi sono gli Stati uniti, convinti che questa sia la contromossa migliore per ridurre la produzione e la coltivazione della cocaina.

Purtroppo, fracking e fumigazioni tramite il glifosato non sono le uniche due leggi contestabili da imputare a Duque. Le consultas populares, a seguito dei ripetuti “no” ai progetti di estrazione mineraria e petrolifera, hanno perso il loro parere vincolante, mentre il progetto di legge per la regulación de la protesta social mira a impedire che le manifestazioni attraversino le vie principali delle città e impone ai partecipanti di non coprirsi il volto. Suscitano forti perplessità anche l’unificazione delle commissioni, finora indipendenti, che lavorano in ambito televisivo e di telecomunicazioni, ritenuta una mossa per permettere al governo un controllo ancora maggiore dell’informazione e l’attacco ai diritti sindacali e al mondo del lavoro.

In Colombia l’alleanza tra Stato, multinazionali e paramilitari non si è mai interrotta. L’estrattivismo, l’allevamento intensivo del bestiame, l’imposizione della monocoltura della canna da zucchero si sono propagati nel paese tramite la violenza degli attori parastatali. Addirittura, per anni, le Auc hanno potuto contare su un Bloque Bananero finanziato da imprese del settore come Uniban, Banafrut, Proban e Banadex.

Difficile, in questo contesto, che la Colombia prima o poi riesca a vivere in pace.

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David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

2 commenti

  • Interessante ed istruttivo come al solito anche se all’inizio dell’articolo, diciamo p.2, un piccolo refuso puo’ essere depistante: fatturazione invece che fratturazione. Ma forse vale solo per me che non conoscevo il fenomeno. Grazie sempre per le finestre che apri sul mondo.

  • Ciao Massimo,
    era un refuso, grazie per avermelo segnalato.
    Ho corretto adesso!

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