Democrazia, paura, auctoritas, trierarchi, Panopticon

«Ci manca(va) un venerdì – 84»: Fabrizio Melodia, noto astrofilosofo, bighellona fra Trump, Cacciari, Demostene, Merkel, Pirandello, Savinio, Moore, Bocca… In coda db aggiunge 2 domande “ingenue”

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«Paura dice tutto e non dice niente. I cittadini non si sentono governati, non sanno cosa fa chi li guida: è il crollo di una “auctoritas” , da qui legittimamente la paura. Bisogna ficcarsi nella zucca che il vero deficit europeo è la mancanza di autorità. Quando la Merkel reagì con autorevolezza alla prima forte ondata migratoria, mise a tacere populisti e demagoghi»: così afferma – ieri in un’intervista a «Il fatto quotidiano» – l’ex sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari, commentando le elezioni statunitensi che hanno visto trionfare Trump.

Affermazioni pesanti, quelle del filosofo, se non altro per la sottolineatura della mancanza di una “auctoritas” che guidi questo mondo fuori dal caos in cui si ritrova, spesso a causa – aggiungo io – di qualche altra “auctoritas”.

A proposito di guide, nelle nostre teste suona sempre l’invettiva di Dante nel canto sesto del Purgatorio: «Ahi, serva Italia, di dolore ostello / nave sanza nocchiero in gran tempesta / non donna di provincia, ma bordello».

Ma questa “autorità” oggi – dunque qualche annetto dopo Dante – può essere solo un uomo forte che prenda in mano i destini della povera e impaurita gente? Serve un “nocchiero” cioè un leader forte delle proprie capacità superiori che traghetti fuori dalla bufera, con ogni mezzo necessario?

Le elezioni negli Usa sembrano confermarlo. Ma i fatti vanno registrati… e interpretati: Trump segna un definitivo crac della “democrazia” – nella particolare versione statunitense – o è uno dei tanti incidenti di percorso?

D’altronde – come anche Cacciari sembra ricordare – lo stesso filosofo greco Platone affermava senza mezzi termini: «La democrazia si muta in dispotismo».

Anni fa Giorgio Bocca parlava con schiettezza e coraggio: «Ma la democrazia dov’è? Che democrazia è questa autoritaria che si va affermando nel nostro Paese? Ai suoi sostenitori basta che il governo non apra i lager, che non fucili gli oppositori, che non soffochi tutte le voci critiche per gridare che la democrazia è salva. Ma la mutazione autoritaria è sotto gli occhi di tutti, anche dei rassegnati o indifferenti: i personaggi della televisione invisi al potere cacciati o tacitati, gli autori dei libri all’indice berlusconiano esclusi dalla televisione e ignorati dai giornali, i dirigenti di qualsiasi ufficio o istituzione, dalle fiere campionarie agli enti lirici, scelti dal padrone, i disegnatori satirici ostili al potere emarginati, i cortigiani imposti».

Sembrava saperla lunga Luigi Pirandello: «La causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa; la tirannia mascherata da libertà». Discorso interessante ma ambiguo, come del resto fu Pirandello nei confronti del fascismo.

Il rischio di sempre è che la decantata democrazia sia esclusivamente una parvenza, una maschera di libertà: l’utile del più forte travestito da “utile per i molti” … sicuramente non “l’utile per tutti”. Trasformandosi a volte nella guerra sotterranea fra un gruppo e un altro o fra due aspiranti leader, ognuno sorretto da certi strati sociali o da vassalli più o meno stabili. Guerra “controllata” certo: e se tutti sono contro tutti ognuno può diventare il carceriere dell’altro in una società bloccata dove a guadagnarci sono i soliti noti.

La figura dell’Autorità – di cui Donald Trump è l’ennesima incarnazione – affonda le radici nel concetto del “dictator” romano, quel generale con incarichi speciali chiamato a difendere la città in situazioni d’emergenza, con poteri in deroga a ogni legge e regolamento. Quasi un… Salvatore, un essere potentissimo dotato di poteri soprannaturali, che arriverà a salvare la scriteriata umanità. In sostanza si ricorre a tali figure quando una società si crede – o viene ipnotizzata in questo senso – totalmente incapace di pensare in modo collettivo per trovare una strada d’uscita tutti insieme o a larga maggioranza.

Ovviamente l’autorità-dictator-Salvatore per giustificarsi deve chiudere sempre di più gli esseri umani in uno stato di clausura per evitare “che si facciano male”. Ecco la necessità di un carcere – meglio se con sbarre invisibili – dove tutto possa essere sotto controllo. Qui i cittadini/sudditi si comporteranno secondo regole ferree, magari illogiche ma “necessarie” per garantire, così si dice, prosperità e felicità.

Dapprincipio tale carcere fu semplice: bastò creare le divinità, al cui occhio attento nulla sfuggiva e la cui punizione arrivava di solito in maniera molto puntuale. Ma già il retore greco Demostene avanzava dubbi: «Quando dei marinai, il cui salario è appena di 30 dracme, mancano all’appello, sono messi in catene e puniti da costoro; ebbene io vorrei sapere perché, quando dei trierarchi (*) – ai quali la città affida una somma di 30 mine per ogni campagna – non si degnano di mettersi in mare insieme con l’equipaggio, voi non li punite alla stessa maniera. Allora quando uno è povero se commette un reato deve subire le pene estreme, e quando è un ricco a compiere, per miserabile ingordigia, lo stesso reato, otterrà tutta la comprensione? E allora dov’è andato a finire quel fondamento della democrazia che è l’uguaglianza dei diritti, se in casi come questo vuoi giudicate in modo così ingiusto?».

Poi si sono inventati gli imperi e successivamente gli Stati moderni, con il Re, investito di poteri semidivini e d’intelligenza sovraumana.

Quando risaltano fuori i “mattacchioni” a pretendere la democrazia – magari rifacendosi ad Atene o a qualche utopia – ovviamente viene meno l’idea centrale attorno alla quale tutto deve coerentemente girare. Non più il Principio Immobile aristotelico, il Dio giudaico cristiano, il re o l’imperatore ma molte proposte e idee con pari dignità fra le quali si sceglierà liberamente.

Dare la libertà in mano a tutti, partecipare e decidere in globalità, è un pensiero talmente alternativo che fa ancora paura. Va contro quella che alcuni considerano la “natura umana” dell’uomo che è ancora un lupo pronto a sbranare i suoi simili.

Ma per garantire la “sicurezza” certe democrazie invocano più controlli e… nuove carceri. Non l’occhio divino ma telecamere di sorveglianza, allarmi, ovunque forze di polizia, schedature sempre più scientifiche. Non è il Panopticon di Jeremy Bentham, il carcere perfetto in cui ogni detenuto viene tenuto sotto controllo con il minimo sforzo, ma è – almeno in parte – la nostra realtà quotidiana, decisa “a larga maggioranza”, di uno Stato che sa tutto e interviene sempre.

Eppure … la modernità democratica prometteva il diritto di ognuna/o a pensare con la propria mente, senza che le autorità si permettessero di interferire.

«L’europeismo è una civiltà di carattere non teocratico ma essenzialmente umano, e dunque suscettibile di progresso e di perfezionamento. L’europeismo è una forma di civiltà prettamente umana, e così prettamente umana che ogni intromissione del divino nell’europeismo, ogni tentativo di teocrazia in Europa è un ostacolo all’europeismo, un arresto della civiltà» affermava il pittore, compositore e scrittore Alberto Savinio – fratello del più famoso Giorgio De Chirico – che di “europeismo” parlava in tempi di certo non sospetti.

Ma riecco il vetusto modello dell’Autorità e Cacciari sembra convinto che l’umanità sia incapace di andare oltre. D’altronde in Italia il referendum costituzionale alle porte, lungi dal voler parlare di strumenti per esercitare al meglio la democrazia, consegna il Paese nelle mani del primo uomo forte di passaggio, accentrando sempre di più il potere. E a Cacciari sta bene così perciò il 4 dicembre vota «sì».

Eppure non può funzionare così, ci ricorda il regista Michael Moore: «La democrazia non è uno sport da spettatori. Se tutti stanno a guardare e nessuno partecipa, non funziona più». Per concludere ci viene in aiuto il pensiero dello storico inglese Paul Ginsborg: «La democrazia ha molti nemici in attesa tra le quinte, politici e movimenti per il momento costretti a giocare secondo le sue regole ma il cui intento reale è tutt’altro – populista, di manipolazione mediatica, intollerante e autoritario. Conquisteranno molto spazio, se non riformeremo rapidamente le nostre democrazie. E non c’è ambito in cui questa riforma sia più necessaria che in seno alla stessa Unione Europea».

(*) «La trierarchia era, nell’antica Atene, una liturgia imposta dallo Stato in tempo di guerra a uno o più cittadini, di solito molto facoltosi: la trierarchia obbligava questi cittadini ad allestire a spese private una trireme e ad assumerne il comando in battaglia, assumendo quindi l’incarico di trierarca. Un cittadino poteva evitare tale onere chiedendo lo scambio dei beni con un’altra persona che egli riteneva più ricca di lui; in realtà tale scambio non avveniva quasi mai, ma colui che perdeva la causa semplicemente assumeva su di sé l’onere della liturgia. Demostene (359 a. C.) fu uno dei sostenitori della trierarchia». Fonte: Enciclopedia Treccani

NELL’IMMAGINE il carcere di Santo Stefano. Tale struttura, ora in totale disuso, è costruita sull’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago delle Isole Ponziane, contigua a Ventotene. E’ nota – oltre che per avere “ospitato” Sandro Pertini, futuro presidente della repubblica – per essere stata la prima struttura carceraria a essere progettata e costruita secondo i princìpi del Panopticon di Jeremy Bentham.

DUE DOMANDE INGENUE – o forse no – DI DB

In questi periodici cancan sulla crisi della democrazia, molte cose mi sembrano misteriose assai… ne dico due per cominciare; e magari Melodia può aiutarmi a “capire”.

La prima è minima: mi chiedo perché i media – anche «Il fatto», certamente fra i meno peggio – diano tanto spazio a Massimo Cacciari. Non mi pare Cacciari abbia un progetto (anzi negli anni ha più volte cambiato “casacca” senza spiegare…) o che sia un gran pensatore; nell’intervista di ieri guardate le sue ultime risposte. Fabrizio D’Esposito gli chiede se ci sarà un effetto Trump sul referendum del 4 dicembre e lui risponde «vedo due tendenze»: ovvero la novità Usa potrebbe avvantaggiare il «no» … oppure il «sì». Un genio vero?

La seconda domanda è più seria. Ecco come la formulava – non trovo le parole esatte perciò vado a memoria – Albert Einstein: ha senso una democrazia politica senza una democrazia economica? La discussione resta d-r-a-m-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e aperta.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

Un commento

  • Fabrizio Astrofilosofo Melodia

    Carissimo DB, come sempre cerco di darti una risposta abbastanza puntuale.

    1) Affaire Cacciari: purtroppo, nonostante i filosofi, almeno secondo Platone, dovrebbero quantomeno aver presente cos’è il Bene e applicarlo nel reale, il buon Massimo, forte di laurea kantiana ma di operato heideggeriano, mostra solo la parte distruttiva della filosofia, dimostrandosi carente nella parte costruttiva.
    T’invito in particolare a una lettura del suo “Geofilosofia dell’Europa”, ti si chiariranno molte cose. Se non riesci a capire cos’ha scritto, stai tranquillo, è lo stesso effetto che accade durante la lettura di “Essere e tempo” di Heidegger.

    2) La democrazia, ma prima ancora, il DIRITTO, deve essere applicato a tutto e deve essere la base solida su cui costruire tutto l’edificio delle Leggi e della Partecipazione. Senza di questo, se si applica anche solo a una parte, la Democrazia perde di valore, e diventa solo un utile sistema per fare sondaggi, ma non di certo luogo di libertà e felicità

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