In strada contro il colonialismo

Un post di Wu Ming. A seguire un frammento di memoria (dal marzo 1969) e una veloce riflessione della bottega sulla cosiddetta cancel culture

Reggio Emilia, Palermo, Milano, Roma, Cesena, Forlì, Napoli, Bologna, Brescia: sono state numerose le iniziative promosse per smontare il colonialismo da una prospettiva “di strada”. Una straordinaria giornata di storia diffusa.

di Wu Ming (*)

Partiamo dalla fine, in cauda venenum. Stavamo ancora mettendo in ordine le foto e le testimonianze delle tante iniziative per Yekatit 12, quando sui giornali locali è uscita la notizia che l’Università di Bologna vuole concedere la laurea honoris causa ai suoi studenti, senza distinguere tra obbligati e volontari, dispersi durante l’invasione dell’Unione Sovietica, a fianco dell’esercito del Terzo Reich, in una campagna bellica che costò più di 20 milioni di morti al Paese aggredito. Il tutto, in una città che alla battaglia di Stalingrado ha intitolato una strada, via Mascarella Nuova, nel 1949. Con lo stesso criterio, si finirà per attribuire un titolo ad honorem anche a chi scelse di abbandonare gli studi per andare a combattere in Etiopia, magari inquadrato nelle Camicie Nere. O forse non ci si arriverà, se nelle piazze si terrà viva la memoria, come accaduto il 19 febbraio, per ricordare la strage di Addis Abeba e i crimini del colonialismo italiano.

Abbiamo già annunciato la nascita di una “Federazione delle Resistenze”, tra diversi soggetti che si occupano del colonialismo italiano da una prospettiva “di strada”. L’idea è nata dal collettivo “Resistenze in Cirenaica”, e già in questi giorni, sul suo blog, sono comparsi interventi di altre realtà, per raccontare quel che è accaduto nel dodicesimo giorno di Yekatit di questo anno 2021.

Reggio Emilia, gli Arbegnuoc Urbani si sono lanciati in tre azioni distinte: la prima, di grande impatto, ha sfruttato un’incongrua installazione artistica sulla rotonda che si trova davanti alla stazione ferroviaria, in fondo a via Eritrea: sui grandi pali metallici piantati nell’erba, sono comparsi i nomi dei morti per razzismo, nell’Italia repubblicana, a partire dal somalo Ali Ahmed Jama, nel 1979 a Roma. Su un cartellone, una scritta recitava: “La rimozione del nostro passato coloniale e fascista genera un presente di intolleranza, sfruttamento, razzismo e morte”. Il programma della giornata reggiana è proseguito con reintitolazioni di strade, nel quartiere Santa Croce, e street art in ricordo della strage di Addis Abeba. Il resoconto completo è qui.

Anche a Palermo i contributi della Rete Anticolonialista Siciliana hanno interessato luoghi diversi: l’acqua della fontana di via Vincenzo Magliocco si è tinta di rosso e sul bordo della vasca 12 rose hanno ricordato lo sfruttamento generato in Etiopia dalla produzione di fiori, soprattutto rose, per il mercato europeo. Di fronte alla Casa del Mutilato, e alla lapide con il discorso pronunciato da Mussolini per la proclamazione dell’Impero, è comparsa la foto di Graziani in mutande, che mostra sulla gamba i segni della bomba destinata ad ucciderlo, con la didascalia: “Palermo non dimentica i 30000 civili etiopi brutalmente massacrati nell’immane strage di Addis Abeba commessa da civili italiani, militari del Regio Esercito e squadre fasciste il 19, 20 e 21 febbraio 1937, in seguito a un attentato, purtroppo fallito, contro il Viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani”. Altre foto e notizie della giornata palermitana si trovano qui.

Milano, due diversi collettivi hanno raccolto l’invito ad agi(ta)re la memoria: Il centro sociale Cantiere – già promotore di “Decolonize the City!” – ha affisso QR code esplicativi sotto le targhe di Via Harar, Via Dessié e Piazza Axum, mentre RAM (Restauro Arte Memoria) si è mobilitata insieme a quattro sezioni locali dell’ANPI: Quarto Oggiaro, Stadera-Gratosoglio, Crescenzago e 10 agosto 1944. Il risultato sono stati due presidi in strada – con striscioni, murales, musica e volantini, – due reintitolazioni (via Assab e via Giuba) e una conferenza online dal titolo “Colonialismo di ieri, razzismo di oggi”. Qui trovate tutto quanto raccontato nei dettagli.

Un incontro “a distanza”  si è tenuto anche per iniziativa di DecoKnow e Università L’Orientale di Napoli, con il titolo “Yekatit 12. Il Massacro di Addis Abeba tra rimozione e colonialità del presente”. Le due relatori di Resistenze in Cirenaica che hanno partecipato, hanno anche raccontato il coglionalismo dell’irruzione di quattro fascisti nella “stanza virtuale” – un episodio che si sta riproponendo in svariate videoconferenze.

Bologna, proprio Resistenze in Cirenaica ha affisso 6 cartelli in altrettanti punti del “rione libico” per spiegare la storia dei suoi odonimi, prima coloniali e poi partigiani, e per ricordare alcuni luoghi del quartiere legati alla Resistenza. Il rituale non sarebbe stato completo senza gli adesivi “Luogo di crimini del colonialismo italiano” appiccicati sulle targhe di via Libia.

Adesivi molto simili – scaricati dall’apposito “Guerriglia Kit” oppure creati apposta per l’occasione – sono stati fotografati a Cesena, a Forlì e sulla spiaggia di Iseo che porta il nome (storpiato) della località Etiope di Sassabaneh, bombardata col fosgene e occupato dalle truppe di Graziani il 29 aprile 1936.

Sempre in provincia di Brescia, ma questa volta sulle rive del Garda, il collettivo informale ReseAll2020 ci ha mandato le foto della sua installazione in un parco pubblico, subito a ridosso del dannunziano Vittoriale degli Italiani, e della nave da guerra “Puglia” (un tempo chiamata “Dogali”) che fu coinvolta negli incidenti di Spalato, tra il 1918 e il 1920, quando le bombardiere italiane presidiavano i porti della Dalmazia, in seguito alla Prima Guerra Mondiale).

Altri “collettivi informali” – ma forse sarebbe meglio parlare di “coppie” o “duo” – hanno agito per le strade tra il 18 e il 19 febbraio. A Bologna, A&M hanno creato un percorso a tappe tra le vie della Cirenaica, ricordando i partigiani da cui prendono il nome. A Roma, ignoti hanno aggiunto glosse esplicative in via Padre R. Giuliani e in via Romolo Gessi. Qualche chilometro più a est, a Torpignattara, il Centro di Documentazione “Maria Baccante” ha dato appuntamento di fronte all’ex-Cinema (oggi “Spazio”) Impero. Immagini delle stragi italiane in Etiopia sono state appese ai muri dell’edificio, durante gli interventi di Mulu Ayele, Tezeta Abraham e tanti altri. Un volantino distribuito ai passanti, ha ricordato la storia del vecchio cinema e criticato l’operazione edilizia speculativa che l’ha colpito.

Queste almeno sono le iniziative di cui ci sono arrivate foto e testimonianze. Di altre sappiamo per sentito dire o per passaparola, ma non abbiamo ricevuto documentazioni (chi lo volesse, può continuare a farlo, usando sempre i soliti indirizzi).

Moltissime segnalazioni, infine, ci sono arrivate per aggiornare la mappa Viva Zerai! – ne abbiamo già per diverse giornate di lavoro, ma invitiamo a mandarne ancora, senza remore, ché tanto non c’è fretta e piano piano inseriamo tutto.

Nel frattempo, ci pare che qualcosa sia successo, soprattutto se teniamo conto dell’epoca in cui ci troviamo e del tentativo quotidiano, martellante di tenere le persone lontano dalle strade e dalle battaglie che soltanto lì si possono combattere. Per il prossimo Yekatit 12, ci auguriamo che le azioni siano talmente tante e diverse, da non poterne dare conto in un singolo articolo.

La Federazione delle Resistenze si è già data appuntamento per l’8 marzo, perché – come scritto sui cartelli di un’azione odonomastica in quel di Bergamo – il colonialismo fu anche violenza di genere.

Insomma, ne vedremo ancora delle belle.

Titolo originale: Tutte le azioni di Yekatit 12 | Contro il colonialismo, e per riprendersi le strade

(*) Noi lo abbiamo ripreso (con le immagini) da Comune-info

10 marzo 1969

Un commando di situazionisti “rimette” una statua di Charles Fourier sul suo piedistallo, sede lasciata vacante dopo la sua rimozione da parte dei nazisti. (**)

Ci sono molte cose che si possono fare con le statue. Tra cui abituarsi alla loro presenza, interrogarsi sul loro significato e chi rappresentino, ignorarle, nascondersi dietro, utilizzarle per l’ombra e per gli appuntamenti. Qualche arguto burlone le utilizza per appiccicarci fogli satirici e di denuncia del potere. Si buttano giù quelle erette in onore di dittatori, schiavisti, conquistadores. Si possono invidiare i piccioni per la maniera che hanno in genere per omaggiarle o si può esprimere il proprio disgusto certi figuri rappresentati, come è accaduto a Cagliari nel 2020 al tronfio re, vice re, Carlo Felice in abito da dux romano bersagliato con uova di vernice rossa. Poi ci sono altre maniere di trattarle. I conquistatori come entrano in un territorio non loro, rimuovono, abbattono, fondono, distruggono qualunque simbolo del luogo che hanno conquistato.

Così hanno fatto i nazisti entrati a Parigi nel 1940. Tra le statue distrutte c’era quella di Charles Fourier: un simbolo doppio o triplo. Fourier filosofo francese, vissuto tra il 1772 e il 1836 era stato un teorizzatore della parità materiale, economica, giuridica tra uomo e donna, ideatore di un sistema educativo che non si basasse sulla repressione delle passioni e dell’istinto e propugnatore di strutture economiche, i falansteri, fondate sulla base della proprietà societaria e senza alcuna autorità imposta. Per questo era considerato uno dei più importanti precursori dell’anarchismo. La sua statua, inaugurata a Parigi il 4 giugno del 1889 sul Boulevard de Clichy era opera dello scultore anarchico Emile Derré e il monumento stesso era frutto di una sottoscrizione popolare organizzata tre anni prima dalla Scuola Societaria e dall’Unione Falansteriana con il contributo di organizzazioni femminili/femministe e delle cooperative. Roba da far seriamente disturbare la mente di qualunque nazista.

E cosa può succedere quando i conquistatori vengono cacciati, cosa succede ai piedistalli vuoti? Anche qui ci sono varie possibilità. Francis Orme, protagonista del bellissimo romanzo Observatory Mansions di Edward Carey, maestro dell’arte dell’autocontrollo e dell’immobilità, usa un piedistallo vuoto come luogo di lavoro, rimpiazzando la statua rimossa e ricambiando ogni moneta ricevuta con l’apertura degli occhi e il soffio di una bolla di sapone.

Poi ci sono altri modi, altrettanto poetici per riutilizzare il luogo svuotato: rimaterializzare il fantasma della statua rimossa. Farne un’altra e posizionarla con o senza autorizzazione. Il 10 marzo del 1969, senza autorizzazione alcuna, un gruppo di straordinari personaggi dell’Internazionale Situazionista portarono un nuovo Charles Fourier, non proprio una copia della precedente, fatta in gesso bronzato, assieme a una targa: “A Charles Fourier, i rivoltosi di rue Gay-Lussac”, ricordando i difensori della Comune di Parigi che difendevano la barricata in quella via. Via e barricata che saranno protagoniste il 10 maggio del 1968 invasa da 20.000 studenti che si battono per difenderla dalla polizia e ricordate la sera stessa nella doppia citazione da Leo Ferrè nella canzone Les Anarchistes, presentata per la prima volta quella sera alla Salle de la Mutualité.

Pino Bertelli, fotografo di strada, film maker e memoria dei movimenti antagonisti, amico dei fondatori dell’Internazionale Situazionista di cui tradusse i testi teorici, in una conversazione dice: “Le finalità della pensiero Situazionista sono di assaltare il cielo del conformismo e restituire dignità agli ultimi, gli esclusi, gli oppressi, e per realizzare questo, tutti i mezzi sono buoni. I Situazionisti passavano dalla critica radicale dell’arte all’arte radicale di ogni politica e la notte giravano intorno al fuoco della ragione, pensavano che con la caduta degli idoli crollavano anche i pregiudizi… mi pare un buon debutto.”

Ma venne rimossa anche questa statua, riposizionata dai Situazionisti nel suo piedistallo non come idolo, ma opera di disturbo urbano, gesto di sfida contro un potere che aveva scelto quali monumenti riproporre e quali no. Soli due giorni di esposizione e il terribile Charles Fourier viene preso in custodia dalla polizia.

Nello stesso luogo,sullo stesso piedistallo una decina di anni fa un gruppo di artisti, il Gruppo Airbone ha posizionato una sorta di parallelepipedo di vetro, dotato di una scala. Le possibilità sono ancora tante…

Di Fourier, dei Situazionisti, del Maggio Francese, di Pino Bertelli, di Leo Ferrè e di Observatory Mansions di Edward Carey parleremo ancora e ancora.

bisogna applicare il Dubbio alla civiltà, dubitare della sua necessità, della sua perfezione e della sua permanenza”

(Charles Fourier)

UNA BANDIGLIA DI UTOPISTI / SITUAZIONISTI / BRACCONIERI DI SOGNI APPRODA A PARIGI, IL PRESIDENTE DELLE HALLES, CHARLES FOURIER, LI ATTENDE AL CASTELLO DI VERSAILLES: CHE LA FESTA COMINCI!

(Pino Bertelli)

siamo debitori di questa notizia al sito situationist international online https://www.cddc.vt.edu/sionline/index.html

al blog francosenia.blogspot.com https://francosenia.blogspot.com/2011/02/vivo-come-una-statua.html

Il sito di Pino Bertelli è http://pinobertelli.it

(**) ripreso da bizarrecagliari.com ovvero  «Storie della Beat Generation, della Controcultura e altro»

UNA VELOCE RIFLESSIONE (ma con molti link) SULLA LOTTA PER LA MEMORIA E LA COSIDDETTA «CANCEL CULTURE»

Sul groviglio di problemi legati alla lotta per la memoria (anche toponomastica o nei musei) abbiamo scritto più volte. Nell’articolo Berlino: anche nelle vie la lotta per la memoria (2 dicembre 2020) ricordavamo che chi volesse recuperare informazioni, proteste, proposte e riflessioni può partire da questi 7 post: Statue e monumenti: crimini, oblio, senso comune, #BlackLivesMatter, la Storia, i Washington Redskins…, Fantasmi coloniali e schiavitù di oggi, Guerre, monumenti e criminali, Città: rivolta contro i nomi infami, I vincitori scrivono la storia, non la verità e Statue e lapidi: celebrare i boia.

Per quel che riguarda l’Italia a parte la vergogna di Affile con lo “schifezzario” per il criminale Rodolfo Graziani – trovate molti articoli – e il “caso” della vernice a Milano contro la statua di un giornalista-soldato che fino all’ultimo si è vantato dello stupro di una minorenna africana (Indro Montanelli) segnaliamo: Nomi infami: a Ragusa fanno così, Reggio Calabria e il Coniglio Mannaro: perché l’aeroporto non deve essere intitolato ad un fascista, C’è una Catania che non onora Giorgio Almirante…, «Aeroporto di Cagliari-Elmas “Antonio Gramsci”» e Imola: davanti alla statua di un fascista…

Roma aspetta ancora una piazza (o un busto) per Andrés Aguyar mentre a Bologna la targa promessa per Reuf Islami è finita nel “dimenticatoio” istituzionale: sia mai che ricordare un operaio immigrato morto sul lavoro sollevi qualche interrogativo su chi siano assassini e complici.

E ancora abbiamo letto due notizie interessanti su quel che sta accadendo in Germania: la diocesi cattolica di Eichstatt in Baviera si scusa per i roghi a 400 anni di distanza (cfr Una caccia alle streghe senza fine) mentre Con il castello dei re prussiani Berlino ripensa il proprio passato ovvero un architetto italiano ha progettato uno spazio che colloca l’edificio restaurato in un complesso dedicato alla memoria per ricordare la ferocia del periodo coloniale.

Tutto questo però non appassiona i cosiddetti grandi media italiani o le istituzioni che, per restare a un esempio recente, fingono di non capire quanto sia grande la vergogna della Biblioteca nazionale che celebra un criminale fascista come uno statista (cfr Pino Rauti: «attivo, creativo». E per inciso fascista). La maggior parte dei cosiddetti intellettuali si sdegnano perchè la «cancel culture» vorrebbe re-interpretare il passato e sembrano confondere un monumento a Hitler (o a uno schiavista statunitense) con un fattarello locale: davvero ci credono? O sono così ignoranti da non sapere che la lotta per la memoria da sempre ci impegna tutte e tutti ogni giorno? Si tratta – al solito – di capire da che parte stare: in difesa degli orrori del passato o dalla parte di chi si oppose?

Qui sopra Wu Ming segnala la nascita di una “FEDERAZIONE DELLE RESISTENZE” fra chi si occupa del colonialismo italiano con la prospettiva di … rifare le (cattive) strade. Ci pare una splendida idea e dunque la “bottega” dà la sua adesione con testa, gambe e unghie.

Nella foto qui sopra una grande campana d’omaggio a Hitler che ancora “suona” in Germania dove però si discute apertamente, si ricontestualizza e qualcosa si cambia…

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • Gianluigi Dal Pra

    Bravo Daniele

  • Giacomo Rosso oggi su Riforma.it racconta che è stata abbattuta a Melilla l’ultima statua di Francisco Franco… come parte di un processo di giustizia e memoria storica per la Spagna
    CFR: https://riforma.it/it/articolo/2021/03/12/lultima-statua-di-franco-la-rimozione-di-un-simbolo?utm_source=newsletter&utm_medium=email

  • Se andate su http://www.colonialismreparation.org troverete notizie e analisi interessanti.

    COLONIALISM REPARATION si presenta così:
    «Fa parte del movimento per la condanna, la riconciliazione, le scuse e il risarcimento del colonialismo.
    Colonialism Reparation promuove, sostiene e diffonde attività nonviolente dirette a creare coscienza dell’attuale situazione mondiale e favorire così la realizzazione dell’obiettivo

    che le nazioni colonizzatrici condannino il proprio passato coloniale riconoscendolo come crimine contro l’umanità e le nazioni colonizzate facciano pressione affinché questo avvenga
    che le nazioni colonizzatrici si riconcilino con il proprio passato prendendone definitivamente distanza presentando ufficialmente le proprie scuse alle nazioni colonizzate
    che le nazioni colonizzatrici risarciscano per le atrocità e i soprusi commessi le nazioni colonizzate permettendo un miglioramento delle condizioni economico-sociali.

    E’ necessario e gradito il contributo di tutti quelli che riconoscono l’importanza di questa attività per la creazione di un clima di amicizia e collaborazione tra i popoli e come precedente estremamente positivo a livello di relazioni internazionali, favorendo la supremazia della “forza dei diritti” sul “diritto della forza”…».

    La “bottega” segnalerà le prossime iniziative.

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