Mi chiamo fantascienza, anzi no: psicologia

db vaneggia? Aiutatelo. In coda un aggiornamento sulle fantavoci.

FANTASTICO PSICOLOGICO: TESI IN CORSO, COLPO DI SCENA E RICHIESTA DI CONFORTO e/o SOCCORSO

Immaginate (è più complicata di così) che Zyw mi abbia chiesto qualche consiglio per una tesi sulla fantascienza psicologica.

Zyw parte da Ballard e Le Guin. Giusto. Io suggerisco anche – ma poi dipende dal contesto – certi racconti di Theodore Sturgeon, della “cattivissima” Alice Sheldon (che si firmava James Tiptree junior) e di Philip Dick oppure un paio di romanzi di Octavia Butler. Aggiungo che sul tema spesso banalizzato della telepatia e/o della lettura del pensiero esiste una contro-narrazione secondo me assai ghiotta per una tesi di laurea originale: l’insoppportabiile dolore di essere collegato ai pensieri altrui ha dato vita a un paio di romanzi splendidi e, pochi anni fa, all’eccellente, emozionante racconto «Uno» di Nancy Kress (in “bottega” se ne è scritto).

In altro contesto consiglierei – ululando persino – «Pazzia per 7 clan» di Philip Dick e/o il racconto «L’accademia» di Robert Sheckley (e su questo in “bottega” trovate la fava e la rava; nel senso che ne ho scritto fin troooooppo).

C’è poi un’antologia di fantascienza e psichiatria che probabilmente potrebbe fornire buoni spunti per una tesi: si intitolava «Hallucination Orbit» – sottotitolo “La psicologia nella fantascienza” – ed era curata da Asimov con Charles Waugh e Martin Greenberg.

Guardate che bell’indice:

Introduzione, di Isaac Asimov.

  • Sviluppo – «Che bella vita!» (It’s a Good Life, 1953) di Jerome Bixby.
  • Sensazione – «La macchina del suono» (The Sound Machine, 1949) di Roald Dahl.
  • Percezione – «Orbita di allucinazione» (Hallucination Orbit, 1952) di J. T. McIntosh.
  • Apprendimento – «Il vincitore» (The Winner, 1970) di Donald E. Westlake.
  • Linguaggio – «Una rosa con un altro nome» (A Rose by Other Name, 1960) di Christopher Anvil.
  • Memoria – «L’uomo che non sapeva dimenticare» (The Man Who Never Forgot, 1957) di Robert Silverberg.
  • Motivazione – «Girotondo» (Runaround, 1941) di Isaac Asimov.
  • Intelligenza – «Assalonne» (Absalom, 1946), di Henry Kuttner e C. L. Moore.
  • Personalità – «Ali dall’ombra» (Wings Out of Shadow, 1974) di Fred Saberhagen.
  • Psicologia anormale – «L’uomo giusto al posto giusto» (In Case of Fire, 1960) di Randall Garrett.
  • Terapia – «A che servono gli amici?» (What Friends Are For?, 1974) di John Brunner.
  • Psicologia sociale – «Piloti» (The Drivers, 1955), di Edward W. Ludwig.
  • Note di Isaac Asimov e Charles Waugh.

A questo punto piccolo COLPO DI SCENA. Scavando nella memoria («con un cucchiaio di legno» cantava Faber) mi sono ricordato che con Riccardo Mancini avevamo buttato giù una serie di appunti, intorno al 2004: per qualcosa che però proprio non mi sovviene… Li cerco e li trovo: eccoli qui sotto (senza titolo, come li ho ritrovati).

In ogni posto di lavoro, per strada o a casa ci sono i “sanity-meters” ovvero gli alienometri prodotti dalla Cahill Thomas Manufacturing: misurano il disadattamento – “la pazzia” – di ogni cittadino. Se si supera la norma (fra 0 e 3) si è sottoposti a sorveglianza; quando si arriva al livello 10 si sottostà alla “correzione chirurgica” oppure si entra per sempre nella misteriosa Accademia. E per l’appunto Accademia nota 1 s’intitola questo racconto-profezia scritto negli anni ’50 da Robert Sheckley. Lo spunto iniziale è la tipica ossessione statunitense per “l’igiene” mentale e la conseguente diffidenza verso tutto ciò che si discosta da una presunta normalità. Non abbiamo (per quanto?) gli alienometri fra noi ma negli ultimi 50-60 anni il tentativo di psichiatrizzare tutto si è allargato dagli Usa al resto del mondo, trovando ostacoli ma anche vincendo battaglie importanti. Come sempre la buona sfi ci può aiutare a muoverci nei sentieri del presente e dei possibili futuri prossimi.

La mania di classificare ogni minima deviazione continua a tradursi in statistiche che mostrano vertiginosi aumenti di vecchie/nuove forme del malessere psichico. Di continuo i massmedia rilanciano allarmi su “epidemie” che, lungi dall’essere indagate e/o verificate, servono invece a lanciare altri farmaci, cure, psicoterapie ma anche ad allargare il controllo sulla vita privata. Istituti definiti autorevoli – e magari lo sono ma hanno finanziamenti assai loffii, cioè di chi poi venderà i rimedi contro le presunte sindromi – possono periodicamente e tranquillamente sostenere che in Occidente un bimbo su quattro si può classificare “malato di mente”. Persino l’Oms nota 2 è arrivata ad annunciare che nel 2005 si prevede un mezzo miliardo di “picchiatelli” in circolazione sul pianeta: per la precisione 413 milioni nelle società sviluppate e 122 nei Paesi “pezzenti”. E ovviamente l’Italia sta al passo, sperimentando il Ritalin e simili nota 3.

Ci aspetta un oggi/domani – magari sotto le più pulite e celate spoglie della farmacologia – anche peggiore di quello intravisto in Accademia? L’eliminazione di ogni deviazione al “retto pensare” è stata al centro degli incubi della fantascienza di Philip Dick, Damon Knight, Robert Silverberg, Alfred Bester, R. A. Lafferty, Frederik Pohl, Ursula Le Guin e altre/i. Vediamone qualche esempio.

Dick non solo ha previsto l’arrivo degli “psichiatri portatili” (ben prima dei programmi computerizzati come Eliza) nota 4 ma ha anche disegnato un intero sistema sociale basato su diversi tipi di malattie mentali in guerra fra loro. In Follia per 7 clan nota 5 c’è forse un solo “Norm” in mezzo ai “Mani” (la loro capitale è “Grande Da Vinci”), ai “Para” (nella città di “Adolfville”), agli “Schizo”, agli “Eb” (i troppo buoni e dunque ebeti che si ritrovano – questa è veramente perfida – a “Gandhitown”), ai “Poli”, ai “Dep” e infine agli “Os,com” cioè gli ossessivi-compulsivi. Come sempre accade in Dick anche in Follia per 7 clan ci sono almeno tre paraventi che nascondono altre verità.

Vale aggiungere per coloro che hanno visto il (bruttino) Minority Report di Steven Spieberg – malamente tratto dall’omonimo racconto di Philip Dick – che nel sistema giuridico statunitense esiste già la possibilità che sulla base di una “precognizione” (di uno psichiatra, guarda un po’) scatti la pena di morte: se la prediction law sostiene che potresti uccidere ancora beh, sei fritto… nota 6.

Sarebbe frettoloso dire che Stromberg soffre di mania persecutoria quando scrive sui muri del suo laboratorio che «Niente è sempre assolutamente così. E=Mc al quadrato può essere dopotutto un fenomeno locale» e cita Donovan (il cantante) – «tutto fa parte di tutto» – , “I ching” e i pidocchi per sostenere che il nostro pianeta ha deciso di fare a meno di noi umani: siamo in Burro blu, un racconto di Theodore Sturgeon nota 7. Forse la nostra follia è più saggia della nostra saggezza, ci hanno ammonito Erasmo e Montaigne.

Nel lontano 1956 Ultime notizie, un altro racconto – forse fra i meno noti ma sicuramente fra i più riusciti – di Sturgeon nota 8 da una parte conduceva in un labirinto psichiatrico che (almeno per l’epoca) era sconvolgente ma dall’altra pone una questione che sempre più risulta attuale e angosciosa: di fronte alla quantità di dolore, impotenza e rabbia che i massmedia – le “ultime notizie” appunto – ci riversano addosso cosa possiamo fare? E se quando decidiamo di “nasconderci” (di “rimuovere” o “regredire” per usare termini tecnici) qualcuno ci viene a snidare… ma senza offrire alcuna soluzione per quelle sofferenze, cosa potrebbe accaderci?

In questo panorama, chi legge fantascienza ricorderà due vicende che hanno al centro – non per caso – donne. La prima è la protagonista di Sinthajoy dell’inglese David Compton nota 9 sospesa tra le false vite dei “nastri” che le scorrono nel cervello e il puzzolente mondo reale dove scopre che «solo adesso che sono “ufficialmente” psicotica posso fissare la gente senza provare imbarazzo». L’altra donna è invece una chicana – un’immigrata latina negli Usa – di mezza età, Connie Ramos, che viene classificata folle ma in realtà è solo un’emarginata: dalla sua “gabbia” Connie può però sintonizzarsi su un futuro (ahi-noi lontano) comunitario, ecologista, non sessista e libertario. C’è in questo romanzo di Marge Piercy, Sul filo del tempo nota 10 una frase chiave che sino a qualche anno fa campeggiava su un muro del centro sociale di Milano Leoncavallo: «Per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo».

Bisogna dunque sognare un’altra psichiatria (meglio: una non psichiatria) che neghi l’esistenza di due diversi universi per i “folli” e per i “sani”. La ricorrente idea di un controllo sociale totale ha già storicamente prodotto l’internamento psichiatrico dei dissidenti nell’ex Urss e la lobotomia di massa negli Usa. Altre tragedie porterà se dimenticheremo quel che aveva urlato Erasmo: «non è vero che ogni illusione o vaneggiamento debba chiamarsi follia». Anzi. Sempre più in una società di orrenda e iniqua normalità, di pensiero unico e di guerra preventiva/permanente chi vaneggia può essere maggiormente saggio di quelli che pretendono essere questo il migliore dei mondi possibile.

Chi oggi nel cosiddetto mondo reale alimenta la spirale guerre/terrorismi ha costante bisogno di “costruire” un nemico quotidiano. Tutti i nostri alieni…. Le creature mostruose (o così considerate) della fantascienza sono ovviamente altri esempi possibili dei razzismi, dei nazionalismi, degli imperialismi e delle forme di odio paranoico che sorreggono questa costante e sempre aggiornata invenzione del nemico assoluto. L’orrore/paura per l’alieno – che può essere razziale, sessuale, sociale, politico, religioso – arriva, lo sappiamo, a mettere in conto l’auto-distruzione della specie. I più anziani ricorderanno forse il telefilm The Monsiores Are Dive an Maple Strei, un esemplare racconto di paranoia collettiva: siamo all’interno della celebre serie Ai confini della realtà nota 11 e sono significative le frasi di chiusura dell’episodio: «I pensieri, le opinioni, i pregiudizi possono essere armi, armi che esistono solo nella mente degli uomini I pregiudizi possono uccidere e il sospetto può distruggere, la ricerca di un capro espiatorio contamina, come l’Atomica, i figli già nati e i nascituri».

L’elenco degli intrecci futuri-pazzie (che poi si tratti di follia vera o presunta è tutto da vedere) potrebbe continuare ma, per stavolta, lo spazio finisce qui. Non esiste in italiano un’antologia tematica di questo tipo ma ne esiste una (discretamente interessante anche per i commenti del curatore, Isaac Asimov) sulla psicologia nella fantascienza nota 12 e si chiama Hallucination orbit. Ma l’ultima parola non la diamo alla fantascienza bensì a un esponente del “realismo magico” latino-americano, quel Manuel Scorza che nel romanzo La danza immobile ci illuminò: «Lenin aveva torto… non è l’imperialismo la fase suprema del capitalismo, è la schizofrenia».

NOTE

nota 1 Lo si trova nell’antologia Mai toccato da mani umane, varie edizioni Urania

nota 2 E’ l’Organizzazione mondiale della sanità, filiazione dell’Onu.

nota 3 Del farmaco Ritalin, “pillola dell’obbedienza” per bambini, poco (e male) si parla in Italia. Vale segnalare almeno il libro Ritalin e cervello di Henrich Kremer (Macro edizioni) e l’inchiesta di Sabina Morandi apparsa sul quotidiano Liberazione del 18 aprile 2004.

nota 4 confronta pag 22 e seguenti in Il potere del computer e i limiti della ragione umana di Joseph Weizenbaum, Edizioni Gruppo Abele ma anche la sua lunga intervista apparsa come Dritti verso l’iceberg (sempre Ega).

nota 5 Ora ristampato da Fanucci.

nota 6 Alcune storie di questo tipo, realmente accadute in Texas, sono state raccontate da Riccardo Romani sulla rivista Diario della settimana del 16 luglio 2004.

nota 7 Lo si trova nell’antologia Il mondo di Sturgeon (editrice Nord).

nota 8 Di recente è uscito nell’altra antologia sturgeoniana Medusa e altre incognite pubblicata come Urania-Millemondi numero 38.

nota 9 Ormai introvabile.

nota 10 Elèuthera editrice.

nota 11 E’ l’episodio trasmesso il 1 gennaio 1960; la trascrizione di quel testo è in L’umanità è scomparsa di Rod Serling (Urania).

nota 12 Fu edita dagli Editori Riuniti ma ora circola solo nei Remainders o sulle bancarelle.

VADO A FINIRE…

Avete certamente intuito che tutto ‘sto malloppo (la fava e la rava appunto) si conclude con un appello accorato qb : ho dimenticato qualcosa di importante? Voi, abitanti delle 42 galassie – temporaneamente di passaggio in “bottega” – al posto mio che cosa  consigliereste a Zyw?

FANTA-VOCI: LAVORI IN CORSO

Due giorni fa ho lanciato un appello alla mia listina “fs e dintorni”

care e cari

rrrrrricordate?

Fantascienza: db e Luca sono pazzi e voi pure se…

…. ovvero “colonne sonore spaziali” a letture di fantascienza (e altro) da mettere in bottega

ERA MARZO. Poi il difficile ma fascinoso matrimonio alchimistico fra racconti e “blob-tega” è andato avanti con un SONDAGGIO (cfr il post «L’ultimo ebreo». E lavori in corso.) molto interessante ma con proposte quasi sempre “stralunghe”

Da marzo Luca&Preziosa hanno lavorato…  e ora mi chiedono – vedi sotto –  suggerimenti per il titolo e io vi coinvolgo (la democrazia partecipativa è un vecchio vizio?)

Che dite?

A me piacerebbe “Om. E tutto ricomincia” con adeguato sottotitolo… ma forse è un tantinello ermetico. Voi ne avete certamente di migliori nel terzo cervello (so che lo usate poco ma daaaaaaaaaaaaai, sforzatevi).

Avevo dato come tempo massimo per rispondere le 06,31 del 27 aprile. Ho avito una sola risposta.

La scia della cometa.

Mi è venuto in mente solo questo titolo e non so bene cosa ci azzecchi.

Ma sono curiosissima di sentire cosa ne è venuto fuori.

Ciao

Ps: ohm e tutto si riaccende?

Una sola risposta dunque… Mumble-mumble. A questo punto che si fa? Lascio il mazzo di carte in mano a Preziosa&Luca?

LE IMMAGINI

Chi gestisce la trattoria (chissà se esiste ancora: è un’immagine trovata in rete) non è parente “a me”, dunque state tranquilli: niente spot occulti.

Il disegno è di Giuliano Spagnul: se cercate un significato subdolo… certo che c’è.

danieleB
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

4 commenti

  • Andrea Ettore BERNAGOZZI

    Ottimi di consigli di Dibbì a Zyw. Sul tema psicologia e fantascienza segnalo il volume “L’ultima Medusa. Psicologia e fantascienza” di Aldo Carotenuto (Bompiani, 2001):

    http://centrostudipsicologiaeletteratura.org/2013/12/lultima-medusa/

    Zyw già saprà, nel dubbio informo. Quando lo lessi all’epoca non mi entusiasmò, ma ricordo poco (il tempo passa) e comunque non sono un esperto psicoterapeuta, quindi è certo che molte cose mi sono sfuggite per ignoranza in materia. In bocca al lupo a Zyw per la tesi!

    E che belli gli appunti Erremme.

  • Mooolto interessante!
    Lavorando da ormai trent’anni con la salute mentale – anche la mia 🙂 – tramite il teatro, rilevo che alla maggior parte dei pazienti che ho incontrato nel tempo non interessa la fantascienza, bensì l’horror. Al contrario dei terapeuti, che invece detestano quest’ultimo e preferiscono l’altra.
    Magari è questo uno degli ostacoli nel rapporto tra infermo e dottore? L’incontro tra due generi letterari affini e al contempo distanti? 😉

  • Condivido alcune riflessioni, grazie a tutti intanto dell’aiuto!

    Riguardo il tema degli alienometri, esiste un prodotto attuale, nell’ambito delle serie animate giapponesi che si basa su un meccanismo simile. Si chiama “Psycho Pass” (https://www.repubblica.it/serietv/schede/psycho-pass/470/ ). La storia racconta di un mondo futuro in cui ogni persona ha un’indice di criminalità che viene tenuto sotto controllo, i sistemi di gestione della società e delle persone variano a seconda di questo indice.

    È interessante come in ambito fantascientifico torni spesso il concetto della pazzia legato al libero agire, sono interconnessi, complementari, ma anche di ostacolo l’uno all’altro. Mi è tornato in mente anche (ovviamente con le dovute estreme differenze, dato che non c’entra con la fantascienza) Pirandello, con la concezione della pazzia come via di liberazione dell’individuo dagli schemi imposti dalla società, quando quest’ultima certamente rigetta “i pazzi” per un senso di controllo e di ordine.

    Un altro esempio di pazzia è il breve racconto dello scrittore fantascientifico Ted Chiang “What’s expected of us” ( https://www.nature.com/articles/436150a ), che più che altro ragiona sulla esistenza o meno del libero arbitrio in sé, ma anche qui torna il tema della follia. Anche se in questo caso la pazzia è una rassegnazione passiva dell’uomo di fronte all’idea che non possa realmente scegliere, una volta conscio di ciò non riesce più a vivere fingendo (almeno la maggior parte delle persone reagisce così nel racconto).
    Anche qui si parla sostanzialmente di una capacità predittiva, non legata una persona (come nel racconto citato: “Uno” di Nancy Kress) ma ad una piccolissima macchina, un marchingegno formato da un bottone e una luce che sa sempre in anticipo la decisione del singolo, ovvero se si premerà o meno il bottone. La macchinetta notifica la decisione di premere il bottone nel giro di un secondo prima che si agisca, accendino la luce, non sbaglia mai e questo porta a diverse reazioni nelle persone…

  • auro basilico'

    tutto ottimo e stimolante,,,,estremamente
    Un vecchio lettore di SF

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