Antiterrorismo, pena di morte e tristi anniversari

Due articoli ripresi dal «Foglio di Collegamento» del Comitato Paul Rougeau; a seguire la presentazione e il sommario del numero 234.

LEGGI “ANTITERRORISMO”: NEGARE I DIRITTI COL PRETESTO DI DIFENDERLI

Un rapporto di Amnesty International denuncia in maniera dettagliata le violazioni dei diritti umani compite con la leggi “antiterrorismo” recentemente approvate e vigenti in 14 Paesi europei.

Un Rapporto di 70 pagine pubblicato da Amnesty International il 17 gennaio (1), alla vigilia dell’adozione della direttiva dell’Unione Europea sul contrasto al terrorismo, dimostra in maniera esauriente che l’Europa sta scivolando verso “un profondo e pericoloso stato di permanente emergenza sicuritaria”. Il rapporto compie una dettagliata analisi delle violazioni dei diritti umani compiute dalle misure anti-terrorismo adottate da 14 Stati dell’Unione europea: Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Spagna e Ungheria.

Il relativo Comunicato Stampa diffuso lo stesso giorno dice efficacemente che “una serie di leggi ed emendamenti approvati alla velocità della luce sta minacciando le libertà fondamentali e smantellando quella protezione dei diritti umani” che è stata “raggiunta con tanta fatica”.

“All’indomani di una scia di orrendi attacchi, da Parigi a Berlino, i governi hanno frettolosamente adottato leggi sproporzionate e discriminatorie”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l’Europa di Amnesty International.

“Considerate singolarmente, queste misure anti-terrorismo sono già sufficientemente pericolose. Ma esaminate tutte insieme, compongono un quadro preoccupante in cui poteri incontrastati stanno compromettendo libertà che da lungo tempo erano date per garantite”, ha proseguito Dalhuisen.

Nel Comunicato stampa di Amnesty International leggiamo fra l’altro:

“In diversi Paesi sono state proposte o adottate misure anti-terrorismo che erodono lo stato di diritto, rafforzano il potere esecutivo, indeboliscono la supervisione giudiziaria, limitano la libertà d’espressione ed espongono potenzialmente chiunque a forme di sorveglianza governativa senza controllo. Il loro impatto sugli stranieri e sulle minoranze etniche e religiose è particolarmente forte.

La nuova normalità: leggi d’emergenza e misure di tipo emergenziale

Le modifiche costituzionali o le nuove leggi adottate renderanno più facile, in alcuni Paesi, dichiarare formalmente lo stato d’emergenza o garantire poteri speciali ai servizi di sicurezza e d’intelligence, spesso con scarsa o nulla supervisione giudiziaria. […]

Alcuni Stati hanno applicato abusivamente le leggi anti-terrorismo per prendere di mira difensori dei diritti umani e attivisti politici. L’uso, nel 2015, delle leggi di emergenza da parte della polizia francese per porre agli arresti domiciliari alcuni ambientalisti alla vigilia della Conferenza di Parigi sul clima, ne è un evidente esempio.

Stati di sorveglianza

Molti Paesi europei possono essere ormai qualificati come “Stati di sorveglianza”, a seguito dell’approvazione di leggi che consentono una sorveglianza indiscriminata e di massa da parte dei servizi di sicurezza e d’intelligence.

Poteri del genere, che rendono possibile le intercettazioni di massa e l’accesso ai dati di milioni di persone, sono stati introdotti o ampliati, tra gli altri, in Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito e Ungheria.

Sono state massicciamente ampliate anche le misure incontrollate di sorveglianza mirata. La legge anti-terrorismo adottata dalla Polonia nel 2016 autorizza la sorveglianza segreta e senza supervisione giudiziaria per tre mesi di cittadini stranieri attraverso le intercettazioni telefoniche, il controllo delle comunicazioni elettroniche e delle reti e degli strumenti di telecomunicazione.

David Miranda, un cittadino brasiliano che collaborava all’inchiesta giornalistica sulle rivelazioni di Edward Snowden in materia di sorveglianza di massa, è stato fermato nel 2013 mentre era in transito in territorio britannico sulla base dei poteri anti-terrorismo; è stato tenuto agli arresti, perquisito e interrogato per nove ore per il sospetto di essere coinvolto in atti di “spionaggio” e di “terrorismo” e gli sono stati sequestrati il telefono cellulare, il computer, un hard drive esterno e altro materiale.

Gli “psicoreati”

In un’attualizzazione degli “psicoreati” descritti in “1984” di George Orwell, è possibile incriminare persone per azioni che hanno relazioni estremamente tenui con effettivi comportamenti criminali. Poiché le misure anti-terrorismo insistono sempre di più sul concetto di prevenzione, i governi destinano risorse alle attività “pre-criminali” e si basano sempre di più su ordinanze amministrative di controllo per limitare la libertà di movimento e altri diritti.

In tal modo, molte persone vengono poste sotto coprifuoco, sono colpite da divieti di viaggio o sorvegliate elettronicamente senza mai essere state incriminate o condannate per alcun reato. In molti casi gli indizi nei loro confronti sono tenuti segreti e le persone accusate di condotta “pre-criminale” non sono in grado di difendersi in modo adeguato.

Obiettivo: rifugiati e minoranze

Migranti e rifugiati, difensori dei diritti umani, attivisti e minoranze risultano particolarmente presi di mira dalle nuove leggi. Profilazioni spesso basate su stereotipi producono gravi abusi di legislazioni che già definiscono cosa è terrorismo in modo assai generico. […]

Un effetto raggelante

La paura di essere considerati una minaccia alla sicurezza nazionale o “estremisti” ha sortito un effetto raggelante, restringendo lo spazio per la libertà d’espressione. In Spagna, due burattinai sono stati arrestati e accusati di “glorificazione del terrorismo” dopo uno spettacolo satirico in cui una marionetta mostrava uno striscione che è stato considerato una forma di sostegno a un gruppo armato.

In Francia, l’analogo reato di “apologia del terrorismo” è stato usato per incriminare centinaia di persone, minorenni compresi, per “reati” tra i quali aver postato commenti su Facebook che non incitavano alla violenza. Nel 2015 i tribunali hanno emesso 385 condanne per “apologia del terrorismo”, un terzo delle quali nei confronti di minorenni. La definizione di cosa costituisca “apologia” è estremamente ampia.

In Spagna, un noto musicista è stato arrestato per una serie di tweet tra cui una battuta su un regalo di compleanno all’ex re Juan Carlos sotto forma di torta esplosiva.

Le misure discriminatorie hanno avuto un impatto sproporzionato e profondamente negativo sulle persone di religione islamica, sui cittadini stranieri o su persone percepite come musulmane o straniere. Nel contesto sicuritario nazionale, misure del genere sono sempre di più considerate “accettabili”.

“La minaccia del terrorismo è estremamente concreta e dev’essere affrontata con risolutezza. Ma il compito dei governi dovrebbe essere quello di far in modo che i cittadini possano esercitare i loro diritti in sicurezza, anziché di restringere i diritti delle persone in nome della sicurezza”, ha sottolineato Dalhuisen.

“I governi degli Stati membri dell’Unione europea stanno usando le misure anti-terrorismo per consolidare poteri draconiani, prendere di mira determinati gruppi in maniera discriminatoria e togliere diritti col pretesto di difenderli. Rischiamo di creare società in cui la libertà sarà l’eccezione e la paura sarà la regola”, ha concluso Dalhuisen.

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  1. Al Rapporto, in inglese, si può accedere da: https://www.amnesty.it/negare-diritti-col-pretesto-difenderli-rapporto-sulle-orwelliane-leggi-anti-terrorismo-14-stati-dellunione-europea

 

Il 17 gennaio, a 40 anni dalla prima dall’esecuzione compiuta negli Stati Uniti dopo una moratoria di 10 anni, un gruppo di abolizionisti ha manifestato a Washington davanti alla Corte Suprema. 18 persone hanno compiuto un atto di disobbedienza civile di ‘trespassing’ facendosi arrestare.

Un manipolo di abolizionisti ha manifestato a Washington, davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. I manifestanti per lo più giovani recavano sotto la pioggia cartelloni con i nomi di tutti i 1442 condannati messi a morte a partire dal 1977. Un gruppo di 18 persone ha compiuto un atto di disobbedienza civile di ‘trespassing’ facendosi arrestare.

Ricorreva un importante anniversario: il 17 gennaio 1977 la fucilazione di Gary Gilmore nell’Utah inaugurò l’attuale era della pena di morte negli Stati Uniti.

Nei 10 anni precedenti la pena di morte era rimasta inutilizzata. A giugno del 1972 era stata dichiarata “crudele ed inusuale” dalla Corte Suprema federale – contraria all’Ottavo e al Quattordicesimo Emendamento della Costituzione – con la sentenza Furman v. Georgia (*). Così tutti i 629 condannati a morte in 40 Stati avevano usufruito della commutazione della pena in ergastolo con possibilità di uscita sulla parola.

Nel 1976 però, con la sentenza Gregg v. Georgia, la medesima Corte Suprema aveva precisato che no, la pena di morte non doveva essere considerata contraria alla Costituzione in sé ma solo per come era stata amministrata fino ad allora.

Le condizioni da rispettare dovevano essere le seguenti:

1. Dovevano essere posti criteri sicuri per delimitare i casi passibili di pena capitale.

2. Doveva essere consentito a chi emettete le sentenze capitali (giudice o giuria) di prendere in considerazioni le attenuanti connesse al carattere e ai precedenti penali degli accusati.

Gli Stati riformarono i propri statuti e… fu proprio il 36-enne Gary Gilmore – un delinquente abituale che aveva passato la metà della vita in galera – ad insistere per essere fucilato al più presto aprendo l’attuale fase della pena di morte statunitense.

Impaziente per il ritardo dell’esecuzione, Gilmore chiese di interrompere gli appelli e tentò anche il suicidio.

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(*) Questa importantissima decisione fu presa dalla Corte Suprema con la maggioranza minima di 5 a 4.

PRESENTAZIONE DEL NUOVO “FOGLIO DI COLLEGAMENTO”

Il numero 234 si apre con la notizia della morte improvvisa nel carcere di San Quentin del nostro amico e collaboratore Fernando Eros Caro che tutti avete conosciuto attraverso i suoi articoli comparsi nella maggior parte dei numeri di questo Foglio.

La notizia non può e non deve essere soltanto triste: ci auguriamo, come dice Grazia, che il saluto a Nendy sia un arrivederci e non un addio.

In questo numero cerchiamo di chiarire alcuni fatti che accadono negli Stati Uniti, come il prolungarsi dell’attuale sistema della pena di morte in Alabama. Se non riusciamo a fare chiarezza fino in fondo è per l’assurdità intrinseca di ciò che accade.

Ci occupiamo della mancata chiusura dell’infame carcere di Guantánamo: Barack Obama tentò invano di chiuderlo, il nuovo ineffabile presidente Donald Trump ha già detto che intende consolidarlo per mandarci un sacco di “cattivi individui”.  

Ma parliamo anche di avvenimenti particolarmente gravi che succedono in altre parti del mondo: in Bahrain, in Iran… anche in Europa, e anche in Italia ad opera del nostro governo.

A proposito di infamie attribuibili ai governi, vi è la mancata giustizia e il mancato chiarimento dei fatti relativi alla scomparsa di Giulio Regeni avvenuta un anno fa in Egitto. Una infamità da attribuire in primo luogo all’Egitto ma anche al governo italiano che non è stato capace di reagire adeguatamente.

Prima di chiudere vi invito a leggere l’articolo sulle opere letterarie e pittoriche di Fernando Eros Caro e ad acquistare il libro “Non smettete mai di sognare” che contiene il suo epistolario.

Cordiali saluti, Giuseppe Lodoli – per il Comitato Paul Rougeau


SOMMARIO DEL FOGLIO DI COLLEGAMENTO INTERNO
DEL COMITATO PAUL ROUGEAU: numero 234 del gennaio 2017

1) Arrivederci carissimo Nendy!  di Maria Grazia Guaschino                                            

2) Lucia ci scrive

3) Le opere letterarie e pittoriche di Fernando

4) Sentenza capitale nel caso pazzesco di Dylann Roof

5) Quarant’anni di esecuzioni in America

6) Sì, i giudici dell’Alabama hanno la facoltà di condannare a morte

7) In California è bloccata la nuova legge sulla pena capitale

8) Il governatore dello Stato di Washington prolunga la moratoria

9 ) Amnesty denuncia la mancata chiusura del carcere di Guantánamo

10) Il Bahrain esegue tre condanne a morte dopo un ingiusto processo

11) In Iran il 2017 è cominciato con una raffica di esecuzioni

12) Le studentesse nigeriane rapite ancora nelle mani di Boko Haram

13) Leggi ‘antiterrorismo’: negare i diritti col pretesto di difenderli

14) È passato un anno dalla scomparsa al Cairo di Giulio Regeni

15) Votata per la sesta volta all’ONU la risoluzione per la moratoria

16) I costi della morte di Rebecca Edwards

17) L’Europa e l’Italia chiudono la porta ai migranti libici

Notiziario: California, Georgia, USA

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 3 febbraio 2017

NELL’IMMAGINE: Fernando Eros Caro, nativo americano Yaqui,

3 dicembre 1949 – 28 gennaio 2017

LE OPERE LETTERARIE E PITTORICHE DI FERNANDO

Per merito di Marco Cinque, grande amico e instancabile sostenitore di Fernando Eros Caro, sono stati pubblicati in Italia diversi scritti di Fernando: i libri «Prigioniero dell’uomo bianco» – Kaos Edizioni – 1995 e «Saai Maso – fratello cervo» – Pellicano A. C. – 2016, nonché articoli, lettere e brani vari in: «Giustizia da morire» – Multimedia Edizioni – 2000, «Pena di morte? No grazie» – Multimedia Edizioni – 2003, «Poeti da morire» – Giulio Perrone Editore – 2007. L’ultimo libro di Fernando, uscito a settembre del 2015 nelle edizioni Pellicano, si intitola «Non smettete mai di sognare» e contiene la corrispondenza da lui tenuta con il Comitato Paul Rougeau a partire dal 30 settembre del 2008 fino a tutto il 2014.

Decine e decine di quadri affascinanti di Fernando Eros Caro – dipinti in uno stile unico e irripetibile – sono ora in possesso dei suoi sostenitori e dei suoi ammiratori. I quadri riprodotti in bianco e nero nel volume «Non smettete mai di sognare» sono in vendita. È possibile vedere questi quadri – e comprarli – anche nel sito www.comitatopaulrougeau.org. Se acquisterete il libro e/o i quadri finanzierete così le attività contro la pena capitale e il sostegno dei detenuti nel braccio della morte.

AIUTIAMOCI A TROVARE NUOVI ADERENTI

E’ di vitale importanza per il Comitato Paul Rougeau potersi giovare dell’entusiasmo e delle risorse personali di nuovi aderenti. Facciamo affidamento sui nostri soci pregandoli di trovare altre persone sensibili alla problematica della pena di morte disposte a iscriversi alla nostra associazione.

– Cercate soci disposti anche soltanto a versare la quota sociale.

– Cercate soci attivi: chiunque può diventare un socio ATTIVO facente parte dello staff del Comitato Paul Rougeau.

– Cercate volontari disposti ad andare a parlare nelle scuole dopo un periodo di formazione al seguito di soci già esperti.

– Cercate amici e amiche con cui lavorare per il nostro sito Web, per le traduzioni; occorre qualcuno che mandi avanti i libri in corso di pubblicazione, produca magliette e materiale promozionale, organizzi campagne e azioni urgenti, si occupi della gestione dei soci, della raccolta fondi ecc.

Chiunque può dare un contributo alle attività del Comitato se decide di dedicarvi una quota – piccola o grande – del proprio tempo. Chi ha mezzi o capacità particolari – per esempio un computer collegato a Internet e/o una qualche conoscenza dell’inglese – potrà fornire un aiuto più specifico.

ISTRUZIONI PER ISCRIVERSI AL COMITATO PAUL ROUGEAU

É facilissimo associarsi al Comitato Paul Rougeau: basta inviare un messaggio all’indirizzo prougeau@tiscali.it con una breve autopresentazione e con i propri propri dati: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono. Poi, appena possibile, occorre pagare la quota associativa sul c. c. postale del Comitato Paul Rougeau.

Le quote associative annuali sono le seguenti:

Socio ordinario € 35

Socio sostenitore € 70

Per ricevere il “Foglio di Collegamento” su carta, aggiungere all’anno € 18

L’edizione e-mail del Foglio di Collegamento è gratuita per soci e simpatizzanti, chiedetela a:

prougeau@tiscali.it

Versare la quota associativa sul conto corrente postale 45648003 intestato al Comitato Paul Rougeau – o fate un bonifico al Comitato Paul Rougeau con questo IBAN: IT31Q0760112600000045648003 specificando la causale “quota associativa”.

Responsabile dei contatti con i soci è Grazia Guaschino (011 8991482).

Il nostro indirizzo postale è: Comitato Paul Rougeau C. P. 11035 – 00141 Roma Montesacro

LE DUE FOTOGRAFIE sono riprese dal “FOGLIO DI COLLEGAMENTO” mentre LE ALTRE IMMAGINI (scelte dalla redazione della “bottega”) sono tutte di GIULIANO SPAGNUL.  Di Fernando Caro anche noi abbiamo scritto – e ospitato suoi testi – più volte. [db]

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

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