Brasile: nel nome di Marielle

Dani Monteiro, Mônica Francisco, Renata Souza e Talìria Petrone giurano che porteranno avanti il lavoro politico di Marielle Franco. Le quattro donne, tutte del Partido Socialismo e Liberdade (Psol), sono state elette rispettivamente nell’Assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro e nell’Assemblea federale in occasione delle elezioni dell’ottobre 2018 vinte da Bolsonaro e dall’estrema destra. Si batteranno per i diritti dei favelados, dei neri, delle donne e della comunità lgbt.

di David Lifodi

Non tutto è da buttare delle elezioni dell’ottobre 2018, che hanno incoronato il “messia nero” Jair Bolsonaro presidente del Brasile. Il numero delle donne elette è cresciuto, ma soprattutto sono riuscite ad entrare nell’Assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro (Alerj) Dani Monteiro, Mônica Francisco e Renata Souza, mentre Talìria Petrone ha conquistato un seggio all’Assemblea federale. Le quattro donne, tutte provenienti dalle file del Partido Socialismo e Liberdade (Psol), sono accomunate dallo stretto legame con Marielle Franco: è nel suo nome che proseguiranno le battaglie per i diritti delle donne, della comunità nera e di quella lgbt.

Figlie delle favelas di Rio, dalle quali provengono rivendicando con orgoglio le proprie origini, Mônica, Dani e Renata difficilmente dimenticheranno quel 14 marzo 2018, quando la loro compagna Marielle fu uccisa assieme al suo autista Anderson Pedro Gomes poco dopo aver partecipato ad una riunione sul femminismo e i diritti delle donne nere.

Dani Monteiro, 27 anni, è nata nella favela São Carlos ed ha potuto studiare scienze sociali grazie alle quote introdotte sotto la presidenza Lula per neri e indigeni. Eletta con quasi 28mila voti e amica di Marielle Franco, Dani confida nella crescita della bancada feminina in seno all’Assemblea legislativa di Rio de Janeiro, dove il numero delle donne è cresciuto da 8 a 12. Tuttavia, lo scenario politico e sociale rimane fortemente ostile. La popolazione nera, quella lgbt e le donne continuano ad essere uccise sia da vere e proprie milizie paramilitari sia dalla negligenza dello Stato. Marcelo Freixo, anch’esso del Psol e amico di Marielle Franco, è costretto a vivere sotto scorta almeno dal 2008, quando condusse un’indagine sul crimine organizzato che portò a quasi 300 arresti. La donna che ordinò il mandato di cattura per i criminali indicati da Freixo, Patricia Acioli, fu assassinata nel 2011 e l’omicidio di Marielle Franco non rappresenta altro che una nuova minaccia per chi si batte per i diritti civili e umani.

Le “nuove Marielle”, così sono chiamate sulla stampa le quattro donne che hanno scelto di proseguire la loro militanza politica in nome della loro amica, sanno bene che tutti i giorni rischiano la vita. Dani Monteiro, ad esempio, ha trovato delle pallottole disegnate sul vetro polveroso della propria auto.  Mônica Francisco, eletta con 40.631 voti e veterana del gruppo, è una pastora evangelica e il suo obiettivo è quello di smentire il legame tra evangelici, in gran parte legati a Bolsonaro, ed estrema destra. La donna rivendica con orgoglio la sua appartenenza alla comunità nera e delle favelas e gli ideali progressisti. La sua candidatura all’Alerj, nata su impulso della stessa Marielle Franco, rappresenta un punto di riferimento in un momento in cui le donne sono quasi invisibili e spogliate dei propri diritti. Non a caso, ribadisce anche Renata Souza, l’intento delle tre donne all’interno dell’Assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro, sarà quello battersi affinché il femminicidio e il numero di omicidi ai danni della comunità nera possa sensibilmente diminuire.

Il loro compito non sarà dei più semplici. Ad esserne cosciente è Talìria Petrone, la deputata federale più votata a Rio de Janeiro. Proveniente dalla favela di Maré, come Marielle Franco, la donna non si fa illusioni e parla di un Congresso nelle mani di fazendeiros e ruralistas il cui odio per neri, favelados, donne e omosessuali è evidente. Uno degli uomini più vicini al governatore di Rio de Janeiro Witzel, il deputato Ricardo Amorim (appartenente al Partido Social Liberal, quello di Jair Bolsonaro), in campagna elettorale distrusse una targa che ribattezzava, anche se non in maniera ufficiale, ma solo simbolica, una piazza della città in piazza Marielle Franco. Flavio Bolsonaro, figlio del presidente, giustificò quel gesto sostenendo che si trattava di un modo come un altro per far ristabilire l’ordine e la legalità.

Eppure Marielle Franco rappresenta un simbolo di lotta ed un esempio per la società civile brasiliana. In occasione delle celebrazioni per il carnevale, lo scorso febbraio, la scuola di samba di Mangueira le ha dedicato una canzone in qualità di protagonista della “storia degli oppressi”. Il governo vuol far cadere l’oblio su Marielle Franco, attaccando la laicità dello Stato, sostenendo il razzismo istituzionale e calpestando le differenze. Le quattro donne che promettono di portare avanti il lavoro di Marielle si batteranno per le campagne a favore di un trasporto pubblico accessibile a tutti, per politiche sociali in grado di tutelare le fasce sociali più deboli della società, a partire dai favelados e affinché odio e barbarie non prendano il sopravvento nella società brasiliana.

“Quello di Marielle è un omicidio politico”, dicono Talìria, Dani, Renata e Mônica, “ma non riusciranno a farlo passare sotto silenzio”.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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