Gli alieni cenano spesso a Lucca

Una recensione, condita da qualche divagazione, su «Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici?», antologia con 18 racconti italiani di fantascienza gastronomica a cura di Francesco Grasso, Marco Minicangeli e Massimo Mongai (Edizioni della Vigna: 330 pagine per 15 euri oppure l’edizione e-book a 3,99 euri)

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Ufo, Lucca, uffa

Il mio titolone incuriosirà forse chi abita nella bella Lucca e preoccuperà la questura che finora nulla sospettava. Per chi è da tempo appassionata/o di fantascienza invece rimanda subito a una vecchia polemica (un po’ stupida in partenza, a mio avviso) secondo cui i dischi volanti non atterrerebbero mai a Lucca e per questo (?) la fantascienza sarebbe solo (o soprattutto) angloamericana. Invece di buona fantascienza italiana ce n’è e qui se ne trovano 18 esempi (in effetti autori e autrici non risultano residenti a Lucca ma è solo per sviare eventuali indagini).

Pancia mia fatti astronave

Sapete che, per rispetto delle trame e di chi ne gode, cerco di svelare il meno possibile. Perciò eccovi alcuni spunti, in ordine alfabetico, che poi voi rintraccerete in… non vi dico dove.

A come «aerosintesi». C come cibo o cannibalismo è abbastanza scontato perciò butto lì Corwainer. D come divinità. G come guerre per l’acqua (siamo appena un passettino oltre la cronaca). L come locuste. M come Mmmt cioè «mangiare meno mangiare tutti». P come persecuzione dei grassi o come pianeti viventi. S come semi o come spacciatori di zuccheri). T come terroristi: gli infami lasciano addirittura una teglia di lasagne in una scuola elementare; ma anche, nello stesso racconto, T come «tunnel» del cibo-droga.

Pagelline

I racconti sono tutti sopra la sufficienza. I voti più alti vanno a Giulia Abbate, a Donato Altomare, ovviamente a Vittorio Catani (ma io questo racconto già lo conoscevo o è una mia allucinazione?), a Massimo Mongai, a Enrico Passaro (anche per il finale più “paraculo” come si dice a Roma), a Giuseppe Perciabosco, a Michele Piccolino per la perfidia, a Luigina Sgarro e a Francesco Verso.

Ma guarda chi c’è

La notizia è che, «dopo lustri di silenzio», a 88 anni Roberto Vacca ha scritto un racconto.

Acquolina cervellotica

Come saranno «i tournedos cartesiani»? E «l’aragosta illuminista»?

Dubbi di carattere general/galattico

Se l’intelligenza dipende dal cibo, «l’homo sapiens» è tale perché saporito e insaporente, cioè usa il sale? E l’homo «insipiens»? Cazzate direte voi, battutacce: siete sicuri? E basterà studiare la chimica per risolvere i problemi del mondo e far finire le guerre?

Quando introduce Isaac…

Tutti i racconti di codesta antologia vengono introdotti con toni frizzanti in uno stile che viene definito alla Asimov. Secondo me è un’operazione non riuscita sia per mancanza di leggerezza e sia perché spesso si dice troppo sulla trama.

Uelà, a Lucca ci sono anche aliene

Trovando ben 4 autrici su 18 sarà contento db – che poi sono io ma oggi mi tengo il broncio e parlo di me in terza persona – che spesso si lamenta del maschiocentrismo (anche) in fantascienza. Nella postfazione, intitolata «In cauda venenum» Massimo Mongai butta lì che i dati confermano come le donne leggono/scrivono poca science fiction. I numeri si sa vanno interpretati. Quasi quasi direi: apriamo una seria discussione?

Cibi fra mondi e immondi

Interessante la prefazione di Roberto Paura dell’Italian Institute for the Future. Parte da una certa mela (ma probabilmente fu un errore di traduzione: era invece un fico) e ci ricorda subito che parlare di alimentazione significa muoversi fra economia e politica: dalle più antiche carestie alle rivolte popolari e più vicino a noi per esempio la profezia (in parte errata) di Paul Ehrilch.

Taggare, taggherò, taggar bisogna

Carne (troppa). Effetto serra. Land Grabbing. Ogm. Moria di api. McDonalds (ma io la chiamo Merdonalds) e Slow Food. Alimentazione errata fra obesità, malattie e anoressia. Risorse limitate (oltreché iniquamente distribuite) e demografia. Le culture del cibo e i suoi tabù.

E la sindrome del cammello?

Proprio mentre mi accingevo a scrivere di codesta antologia ho letto su «Il fatto quotidiano» un bel ragionare di Marina Valcarenghi. Inizia così: «Quando il futuro diventa invisibile ci si focalizza sul presente, tutto e subito diventa la parola d’ordine. L’attaccamento orale ne è una conseguenza e così la sovralimentazione e l’alcolismo stanno dilagando […] La chiamo la sindrome del cammello». E se noi che crediamo nei futuri ci riflettessimo su?

Dite la vostra che io…

su cibo e fantascienze ho detto la mia più volte. Qui in “blottega” a esempio potete cercare: Pianeti da bere e universi fritti e Un calice di soli, un piatto di pianeti (a proposito dell’omonima antologia).

Per finire: fuori tutti i nomi

Giulia Abbate, Donato Altomare, Andrea Angiolino, Davide Camparsi, Vittorio Catani, Elena Di Fazio, Francesca Garello, Francesco Grasso, Marco Minicangeli, Massimo Mongai, Maico Morellini, Errico Passaro, Giuseppe Perciabosco, Michele Piccolino, Luigina Sgarro, Roberto Vacca, Francesco Verso, Alessandro Vietti,

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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