Non siamo Stato noi

Si accostino senza pregiudizio siore e siori al tendone, anzi al dirigibile ancorato fra i cirri. In sprezzo al pericolo e in spregio alla logica mercantile (aggratis dunque) Daniele Barbieri tenterà un triplo, quadruplo, forse ventottuplo (?) salto mortale carpiato e avvitato senza rete. Non fatevi ingannare dalla (finta) pancia e dal (vero) naso rosso da clown-beone, la difficoltà è grande. Fra una piroetta e l’altra, se guardate attentamente potrete scorgere nell’aria caffè avvelenati che si trasformano in quotazioni, gialli mondadori (non si tratta di cinesi che raccolgono il riso), misteri, presidenti, mafiosi che si aggirano tra i fumetti di «Linus», briganti, frecce cadenti e mooooolto altro.

 

1 – Il poeta e la strage

Anni fa, quando lavoravo al quotidiano «il manifesto», intervistai il poeta nonché libraio e saggiouomo Roberto Roversi. Alla fine di una lunga chiacchierata mi raccontò del suo recente stupore di fronte al segreto di Stato. Volendo capire il perchè della feroce strage piemontese (scusate: volevo scrivere italiana) in una località del Sud – ora mi sfugge il nome ma purtroppo non c’è che l’imbarazzo della scelta – dove il brigantaggio non era certo una minaccia, Roversi si recò agli archivi di Stato. Chiese (beata ingenuità) di poter vedere i documenti militari dell’epoca. Gli fu risposto con schanza – cioè un mix di scherno e arroganza – che ovviamente quei documenti erano coperti da segreto.

2 – Lo storico e i gas

A mia volta raccontai a Roversi che Angelo Del Boca, storico del colonialismo e coraggiosuomo, dopo molti e vani tentativi potè accedere a certi “faldoni” sulla guerra chimica scatenata dal fascismo in Etiopia solo in via del tutto eccezionale o se preferite dire così “con un permesso speciale” ad personam, per una gentilezza. Ne uscì un libro importante «I gas di Mussolini» (da Editori Riuniti nel 1996 e più volte ristampato) al quale rimando chi fosse interessato a sapere qualcosa su uno dei più lunghi e loschi episodi di vergozione – un frullato di vergogna e di rimozione – della storia italiana.

3 – La sinistra (ah-ah) e i segreti

A occuparsi di servizi e di «documenti segreti» sono stati anche l’allora schierato a sinistra Francesco Rutelli e poi l’ambiguomo Massimo D’Alema. Entrambi fecero sapere all’universo che il «segreto di Stato» in Italia si poteva quantomeno limitare almeno per episodi accaduti nei decenni precedenti. Si poteva, anzi no: sal (solita aria fritta).

4 – Gli Usa e noi

Visto che in Italia i politcuomini tutti (e anche qualche rara politdonna) sono fans degli Stati Uniti a prescindere, si potrebbe suggerire che – rispetto ai segreti di Stato – si ricalchi la formula lì adottata, nota come Freedom Act.

Primo (e ultimo) ricorso a Google

Il Freedom of Information Act (FOIA), «atto per la libertà di informazione» è una legge […] emanata negli Stati Uniti il 4 luglio 1966 dal presidente Lyndon B. Johnson, che impone alle amministrazioni pubbliche una serie di regole per permettere a chiunque di sapere come opera il Governo federale, comprendendo l’accesso totale o parziale a documenti classificati.

Primo (e ultimo) consiglio

Il ricorso a Google, Wikipedia e simili è sintomo di pietta – cioè pigrizia e fretta – ma soprattutto incoraggia a prendere per buone notizie senza verificarle e a porre sullo stesso piano eventi storici importantissimi e storiucce da sottoscala. Inoltre dà una rapida assuefazione. Per queste ragioni il prestigioso e ben noto Bau (ovvero il Barbieri Affari Usuali) vi suggerisce di farne un uso moderato e di esercitare il massimo dell’auto-controllo.

Primo (e ultimo) ricorso al vocabolario

Se la sigla del Freedom of Act Information è Foia (vedi sopra) si capisce perchè la vecchia signora italiana nota come “sinistra perbene” non voglia imitare gli Usa in questo campo. Infatti i buoni dizionari concordi assicurano che foia vuol dire eccitazione sessuale – il Vaticano dunque non gradirebbe – ma anche, per estensione, brama, smania insaziabile. La vecchia signora è asessuata, moderata e già sazia dunque disinteressata. Quasi dimenticavo: è anche statolatra cioè in perenne adorazione dello Stato.

Prima digressione su Lyndon

Disse quel saggivone – cioè saggio e cattivone – di Fidel Castro che non era poi tanto lindo quel presidente Johnson. In effetti mentre inviava truppe per garantire agli afroamericani di poter entrare nelle università (colonna sonora consigliata: «Fables of Faubus» di Charles Mingus e se non sapete di cosa sto parlando le vostre orecchie sono stupide e miserabili) il sedicente Lyndon inviava truppe anche in Vietnam.

 

Seconda digressione su Lyndon

Quel presidente non così lindo(n), forse lo ricorderete, prese il posto di John Kennedy assassinato. Ora prestate attenzione a questo passaggio. Grazie al Freedom Act sappiamo, dopo un po’ di anni, veramente tutto. Che gli Usa hanno organizzato i golpe in Iran, Guatemala, Cile ecc non lo scrivo io ma loro nei documenti oggi“decodificati”; hanno persino distribuito gratis eroina nei ghetti come nei campus per “deviare” le rivolte. Insomma confessano apertamente – o minacciano di ripetere? – ogni infamia. Solo su un punto hanno deciso di mantenere il segreto, cioè di non consentire l’accesso ai documenti, grazie al “veto” opposto da tutti i presidenti degli Stati Uniti. Restano dunque inaccessibili i documenti dei servizi segreti sul… delitto Kennedy: cosa ci sarà di tanto tremendo che neanche 45-50 anni dopo lo si può svelare? Detto in quasi spot: Mastro-Lyndo(n) cancella lo sporco più sporco.

 

5 – Il caffè e le carceri

In Italia il primo testimone fascente – cioè famoso, scomodo ed eccellente – a morire in cella per un caffè avvelenato fu Gaspare Pisciotta, il luogotenente di Salvatore Giuliano. Il secondo fu il bancarottiere, mafioso ma anche ottimo amico del Vaticano, Michele Sindona.

 

Prima domanda ingenua

Supponiamo per un attimo (una ipotetica del terzo tipo, se i miei ricordi scolastici sono ancora validi) che si voglia seriamente indagare su esecutori e mandanti di quei caffè “(s)corretti”. Il mio candore mi induce a credere che potrebbe essere utile controllare per un po’ la vita e i conti dei “secondini”. Sono sciocco a pensare che non sia stato (Stato?) fatto?

 

Digressione sul caffè

In alcuni bar di Roma e di Frascati sino a qualche anno fa un cartello bene in vista avvisava che era disponibile «il caffè alla Pisciotta» precisando «si paga prima». Astuzie da bottegai che si arricchiscono sulla curiosità. E io non svelerò di cosa si tratta perchè anche stamattina ho bevuto viperina.

 

6 – Messico e nuvole

Dopo il mistero (di Stato) di due testimoni eliminati con il caffè nelle carceri di Stato, un piccolo salto ai condannati che invece spariscono. Come quel Camillo Crociani coinvolto nello scandalo Lockheed. Se non sapete cos’è avete perso un bel pezzo di storia “occulta” dell’Italia. Fra i tanti misteri legati a quegli aerei le tangenti ma anche la loro cattiva manutenzione che probabilmente fu la causa determinante dello schianto (il 3 marzo 1977) di un C-130 dell’Aeronautica Militare vicino a Pisa con la morte di 5 membri dell’equipaggio, 38 allievi dell’Accademia navale di Livorno e un ufficiale. Sparì in Messico il Crociani che era stato (Stato?) presidente della Finmeccanica – mica noccioline – e lì morì il 15 dicembre 1980.

 

Digressione sul Messico e seconda domanda ingenua

Propongo un brevissimo dibattito (un intervento contro e uno a favore) sul tema: «è il Messico un Paese più corrotto dell’Italia o questa percezione appartiene a un radicato pregiudizio?». Mentre i due oratori pro-contro si scaldano mi pongo la sciocca domanda di chi ha letto molti gialli e in particolare «Il lungo addio» di Raymond Chandler: le autorità italiane hanno inviato qualche investigatore o funzionario per vedere da vicino quel cadavere?

 

7 – Italia e misteri

Da quel primo caffè avvelenato all’attentato (ora si può dire) che uccise Mattei, passando per il Sifar e i delitti di mafia, andando poi a piazza Fontana – «strage di Stato» (ho già spiegato su «Il dirigibile» come nacque codesta definizione) – ad altre stragi, al secondo caffè avvelenato, a Ustica e poi avanti e indietro nel tempo alla P2, a Gladio, a un certo aereo Argo-16 che cadde vicino a Marghera, all’altrettanto dimenticato scandalo del super-cannone e via-via-via-via e via. Talmente tanti che se aprite un sito come misteriditalia.it (animato da Sandro Provvisionato) rischiate di smarrirvi che al confronto la «selva scura» di Dante è un bijou.

 

7 bis – Mtdt e anche esl-vldt

Grazie ai super-poteri di cui dispongo noto (noterò) che alcune/idi voi leggendo (cioè quando leggeranno) queste righe alzeranno il sopracciglio alla parola “super-cannone”. Al solito mtdt (mi tocca dirvi tutto). Eppure voi e/o i vostri genitori-nonni per anni avete pagato moooooooooolte tasse in più per consentire allo Stato di ripianare il crak della Bnl, Banca nazionale del lavoro. Allora per colmare la lacuna recuperate in biblioteca «Progetto Babilonia. I segreti della Bnl Atlanta e il supercannone di Saddam Hussein» di Fabrizio Tonello pubblicato (nel ’93) da Garzanti. Ma come – so che direte dopo averlo letto – l’Italia aiutava il super-nemico iracheno? Ma ceeeeeeeeeeeerto, bimbotti: o credevate veramente alle balle tipo esl-vldt (esportare la democrazia-vendicare le due torri)? E ora un esercizio per casa: tentate da sole/i di capire che robbbba era Argo-16.

 

8 – Lo Stato e il limite

Se studiando – o ripassando – la recente storia d’Italia (che è una democrazia e lo dico senza ironia) vi coglie lo sconforto, forse vi chiederete se c’è un limite ai delitti di Stato. La mia risposta è no, se cittadine/i non sono in grado di esercitare un controllo (un contropotere se preferite) dal basso che comprende mobilitazione popolare, maggiore libertà di informazione, magistratura meno asservita e via opponendosi. Una imperfetta – a dir poco – democrazia è migliorabile (almeno ridurre il danno, vi pare?) solo se ognuna/o di noi decide di non vivere in Nza al cubo ovvero impotenza, ignoranza, diffidenza.

9 – I testimoni e le Frecce cadenti

Ma se il limite (etico-politico) ai delitti di Stato non esiste, in assenza di contropoteri e in presenza di Nza al cubo, c’è il rischio di cadere nella paranoia, di immaginare anche crimini e complotti, mai avvenuti? La mia risposta è sì ma credo occorra vedere caso per caso. E mi spiego con l’esempio dei testimoni – legati alla strage di piazza Fontana o a quella di Ustica – morti in circostanze misteriose. Davvero troppi, statisticamente impossibile che si tratti di un caso. Però questo non autorizza a credere (senza prove) che nessuno muoia più per incidenti automobilistici… o aerei. Dunque immaginiamo che qualcuna/o mi chieda: «ho visto che quando, il 28 agosto 1988, a Ramstein in Germania le Frecce Tricolori precipitarono sulla folla (67 morti fra il pubblico) fra i piloti ce n’erano due legati alle indagini di Ustica… secondo te è credibile che sia stato (Stato?) un sabotaggio per eliminare loro?». Ecco, la mia risposta è: «non lo so».

10 – Ramstein e Rumor

Quel mio «non so» sconcerterà molte/i, magari anche fra quelli che volano sul Dirigibile. Il buon senso, se non l’etica, porterebbe a escludere di fare un casino tale per eliminare due persone. Può darsi; ma io son cresciuto con nella testa la frase che disse Mariano Rumor, il dc allora presidente del Consiglio, pochi minuti dopo la strage (17 morti nella banca più un anarchico incolpevole, Giuseppe Pinelli, volato poi dalla finestra di una questura: un incidente “collaterale” nelle indagini raccontano ai poveri di spirito) di piazza Fontana il 12 dicembre1969 ovvero che l’attentato rendeva «indifferibile» la firma del contratto dei metalmeccanici. Se le traduco in italiano quelle parole significano: la strage serve a impedire che i lavoratori e le lavoratrici chiedano di più, ottengano altri diritti, tolgano ai ricchi qualcosa di ciò che hanno rubato e rubano. Se quella di Rumor non è un’aperta rivendicazione politica… io sono il più grande danzatore di boogie-woogie del pianeta. In effetti, immodestamente parlando, di Ramstein so poco ma di Rumor e dintorni, delle stragi di Stato fra gli anni ’60 e ’70, credo di aver capito molto.

11 – Oreste Del Buono e il terrorismo

E’ anarchico ‘sto Barbieri – forse penserà chi legge – o comunque un estremista, anti-Stato, paranoico e bla-bla. Può darsi, anche se io continuo a credere che non le mie idee ma invece molte questioni storiche siano estreme. Però provo a raccontarvi un’altra storiella, piccina-picciò, vi venisse un sano dubbio che davvero estremi(sti) siano gli Stati e i loro servi, specie in assenza di contropoteri e in presenza di Nza al cubo. Nel pieno del terrorismo un intellettuale tutt’altro che estremista, Oreste Del Buono, si trovava a dirigere «Linus», dunque una bella rivista di fumetti (e altro). Firmava i suoi editoriali con la sigla Odb: erano memorabili per acutezza, di conseguenza viaggiavano controcorrente. Stare nel gregge, si sa, addormenta i pensieri. Così in quel periodo dove la regola era “tuciltez” – tutti uniti contro il terrorismo e zitti – Odb nota in in suo editoriale che le pur tante vittime dei terroristi sono assai meno, nel corso di un anno, di quelle della mafia. Un fatto poco (anzi: nulla) citato che lo induce a farsi una domanda: se tutti sono d’accordo a far leggi speciali contro i terroristi come mai non si fa altrettanto contro le mafie che uccidono di più? Un fatto e a una domanda che ottennero: zero risposte e un quasi linciaggio: avete presente il qsfit ovvero il “qui si fiancheggia il terrorismo”?

Prima digressione torinese sul qsfit

Mentre scrivo la maggior parte di giornaliste/i è impegnata in faticosi esercizi (sia flessioni che arrampicate sugli specchi) per dimostrare che Marchionne non minaccia gli operai ma viceversa lui è sotto tiro. Pare sia comparsa una stella a cinque punti pur se priva della seconda e sedicesima lettera dell’alfabeto. Mi si chiede di credere che i simboli possano essere pericolosi e io replico: forse è vero ma allora quante svastiche ci sono in giro che voi non prendete sul serio? E se pure le parole, le scritte sui muri sono importanti non contano di più i fatti o le vite delle persone? Di quanti operai suicidi, di quante persone morte di malattie curabili o di freddo a Torino (e altrove) si tace?

Seconda digressione torinese sul qsfit

Dicono anche che bisogna lottare contro l’assenteismo. Certo chi si finge malato sta imbrogliando. Ma se questo fosse solo uno dei problemi e non il più importante? Se la tragedia vera invece ci rimandasse a una fabbrica, a una organizzazione del lavoro sempre più patogena (cioè che fa ammalare)? Se dunque l’assentarsi dal lavoro fosse anche legittima difesa dallo sfruttamento che non ruba solo i soldi ma anche la salute? Negli anni ’70 sui muri di Mirafiori apparve una grande scritta: «Viva il compagno assenteismo, terrore dei padroni-fa bene all’organismo». Fu cancellata ma venne rifatta: ancora ri-coperta e di nuovo riscritta pari-pari. Allora il Pci (nota per bimbotti: è il bis-bisnonno dell’attuale Pd) torinese si arrabbiò e ruggì uno dei famosi “qui si fiancheggia il terrorismo”. Erano loro che negando quella seria-ironica verità fiancheggiavano… la stupidità.

12 – Verità e bugie

Quando lo Stato canta in coro, la censura e l’autocensura flirtano, come possiamo trovare qualche verità? La vicenda di Ustica dimostra che un bravo giornalista, pur solo, qualcosa trova; la controinchiesta «La strage di Stato» fu condotta da un collettivo tanto eterogeneo quanto caotico che pure scoprì più verità dei poliziotti-giudici complici (taluni invece che servi non erano furono imbrigliati, minacciati o peggio). Perfino i romanzi aiutano a saperli intendere (qualche esempio in successive puntate). Se non ci fanno vedere gli archivi militari neanche 150 anni dopo possiamo capire lo stesso – dalle statistiche a esempio, dai censimenti persino – la vera storia delle stragi piemontesi (di nuovo mi scuso: volevo scrivere italiane) nel Sud e soprattutto le sue ragioni economiche.

Digressione su musica, sud e censimenti

E’ scritto da Eugenio Bennato e pubblicato da un editore che si chiama Coniglio ma invece pubblica libri scomodi – come quello di Sabina Morandi sull’Eni – con un coraggio da leone. Si intitola «Brigante se more: viaggio nella musica del Sud». Pur se non è noto (e ricco) come il fratello Edoardo, anche quest’altro Bennato è conosciuto, almeno da chi ama la buona musica. Ed è proprio una sua canzone, «Brigante se more», l’asse intorno a cui ruotano vicende e riflessioni che qui non ci interessano. Importa invece la capacità dell’autore di intrecciare queste storie con una “antologia degli orrori” ovvero la lotta contro i briganti dove i massacri erano sorretti da un’ideologia razzista apertamente rivendicata dai militari ma anche da molti politici. Impressionanti i documenti e le cifre che Bennato propone («tra il 1861 e il 1872 ci furono al Sud 154.850 caduti in combattimento, 111.520 fucilati o morti in carcere») ma anche le fotografie oppure i dati dei censimenti che evidenziano il saccheggio economico ai danni del Meridione. Chi ha detto colonialismo?

 

13 – Carlo L. e «Le inchieste»

Domando scusa (capirete poi il perchè) se ora vado a svelarvi qualcosa di Carlo L. senza aggiungere il cognome. Carlo è un bravo freelance, ovvero un giornalista che prova a vendere i suoi pezzi qua e là: un po’ per amore di indipendenza, un po’ perché i tempi son duri e nessuno assume. Sulla segreteria telefonica un giorno Carlo trova un messaggio di Massimiliano: «ti ricordi? abbiamo lavorato insieme alla rivista Le inchieste una decina d’anni fa. Mi firmavo Nazur…». I due si danno un vago appuntamento. Passano poche ore e, scorrendo un quotidiano, Carlo sgomento scopre che Massimiliano è stato ucciso proprio «nella tromba delle [mie] scale». Ovviamente fiuta qualcosa di sospetto. Tanto più che arriva subito un secondo morto, anche lui ex collega… Grazie all’aiuto di Gianni T. (suo amico, esperto di informatica; “hacker” direbbero quelli che vogliono sempre imbarattolare tutto) Carlo scopre strani nessi con la morte misteriosa di almeno altri 4 colleghi, in vario modo legati a Le inchieste, battagliero mensile che purtroppo ebbe vita breve. Che tutti questi decessi siano parte di una sola ragnatela è la sua paura e a un tempo convinzione. La vecchia rivista, a quel che Carlo (fra ricordi personali e un minimo di archivio, come s’usa in questo lavoro) ricostruisce, doveva essere un mix innovativo di cronaca nera, inchieste approfondite e sociologia, comunque «colpire sotto la cintura», grande libertà e una certa disponibilità finanziaria… assai inusuali in ambienti “non allineati”. Le inchieste era pubblicata in Italia ma stampata in Lussemburgo, più che altro per ragioni fiscali. C’era dietro un riccone che in questa maniera scaricava un po’ di tasse passando pure per protettore della libertà d’informazione. La vicenda è piuttosto intricata ma senza farla troppo lunga si può arrivare subito all’epilogo: lo scavo di Carlo e del suo socio (c’è anche una storia d’amore che ogni tanto irrompe) apre nuovi scenari che via-via coinvolgono: un paesino e altri morti; la Sodi ovvero una improbabile «Società oceanica di sviluppo e di investimenti» che poi rispunta con la stessa sigla ma una piccola variante nel nome; alcuni politici invischiati in attività compromettenti; infine un altro vecchio collega (Giorgio Q.) che fra l’altro ha rapporti di lavoro strettissimi con una ricca, importante e “nobile” associazione – niente nome, onde evitare querele – impegnata a lottare contro una terribile malattia. Non è del tutto chiaro quale sia il filo che collega tutto… Di sicuro corrono fiumi di soldi eppure l’associazione di cui sopra non pare granché interessata «ai progressi della medicina». Altri fili complicano la trama: come un articolo, non firmato, che accenna a «denunce contro un sindacato di magistrati che aveva accettato ingenuamente i regali di un mercante d’armi». Ci avviciniamo alla fine e a un doppio cds ovvero colpo di scena: non mollate e andate subito al 14, come in ogni gioco dell’oca senza dadi.

14 – Un colpo di scena e un altro

Il primo cds riguarda Carlo e il secondo la struttura narrativa… per dirla più semplice l’articolo che state leggendo. Tutto iniziò con una piccola allusione in un articolo (dieci anni prima, appunto in un numero de Le inchieste) su X. Y, oggi deputato, uno dei molti sotto ricatto. Il primo colpo di scena coinvolge la rivista ma anche l’incolpevole Carlo. «Si tratta di una vecchia tecnica dei servizi segreti. Non c’è niente di più faticoso che correre dietro all’informazione […]. Per evitare tanta fatica, una volta ogni 10 anni lo Stato decide di creare un vero-falso giornale destinato a recuperare il massimo delle informazioni non ufficiali. Per essere credibile, un tale progetto non può essere finanziato tramite le vie normali e bisogna organizzare circuiti economici paralleli». E’ preoccupante vero? Sembra uno degli ironici teoremi del Watergate, che all’incirca recita: «per quanto siate paranoici gli intrighi di Stato potrebbero essere molto peggiori di quanto pensate».

Ed ecco il secondo colpo di scena. Chi scrive in realtà non ha portato in superficie – con chissà quale fatica e rischio – un altro dei “misteri italiani” ma vi ha solo raccontato, cambiando i nomi e quasi nient’altro, la bella trama di un romanzo del francese Didier Daeninckx, eccellente autore di noir. Si tratta de Il giardino degli orrori pubblicato nei Gialli Mondadori (il 30 marzo 2006) mentre l’originale – intitolato 12, rue Meckert – era uscito nel 2001 dal prestigioso Gallimard. Perciò rassicuratevi. E’ una fantaaaaaasia (oltretutto francese) che i servizi segreti finanzino le riviste “d’assalto”. O no?

15 – Una riflessione aspettando la seconda

Che la tesi di Daeninckx sia vera, falsa o verosimile non sarebbe male che giornaliste/i “senza macchia” (intendo i pochi panda sopravvissuti) tenessero presente la possibilità che lo Stato – tra Francia e Italia le differenze sono minime? Un intervento a favore e uno contro, segue dibattito – possa finanziare un vero/falso giornale per raccogliere informazioni scottanti (da utilizzare in seguito anche per ricatti politici), verificare chi sa cosa e pensare a contromisure.

Digressione umoristica

Se la memoria non mi tradisce o se stamattina non hanno modificato la Costituzione in codesto Paese dovrebbe essere noto chi finanzia i massmedia.

16 – Arriva anche la seconda riflessione

Dopo la digressione umoristico-costituzionale, quasi un gioco perverso la seconda riflessione-domanda. Con la memoria alle vicende (vere, verosimili o inventate ad arte) di questa Italia dei misteri, se Daeninckx avesse ragione e dunque anche da noi l’idea francese è stata messa in pratica allora quante (e quali) testate sono state, più o meno consapevolmente usate? Tutte di destra o invece… ?

Digressione per pignoli e spioni

Il mio ultimo s/ragionare su Daeninckx (e noi) era uscito, anni fa, parola più-parola meno su www.carta.org ovvero sul sito della rivista «Carta» che sopravviveva in una dignitosa povertà (un sinonimo suggeritomi da gente colta: parsimonia): gli spioni leggevano con grande attenzione «Carta» ma non la finanziavano e infatti ora la rivista sta dignitosamente agonizzando. E’ il mercato (truccato e strozzato), bellezza e tu – dirlo con voce alla Humprey Bogart – non puoi farci nulla. Se ne riparlo qui non è per chiedere soldi (sinonimo suggerito da intelligenze vispe: vil denaro) ai servizi e far volare qualche dirigibile in più ma solo per ricordare quant’è dura – anche in rete – la vita del giornalismo non condizionato.

Digressione su un marx-giallista

Gran parte di queste frescacce (ehm: acute riflessioni) è stata scritta il 10 gennaio 2011, cioè nel 50° anniversario della morte di Dashiell Hammett; se non capite cosa c’entra vuol dire che il romanzo «Piombo e sangue» – in realtà un saggio marxiano in forma di detective story – non rientra fra le vostre letture. Forse siete in tempo a “redimervi”.

17 – Conclusioni

Veramente pensavate che ci fossero conclusioni?

 

18 – Siore e siori mi congedo

Torna buono il titolo (per primo fu usato da Stefano Benni se la memoria non mi inganna) «Non siamo Stato noi». Se non capite il perchè, vuol dire che leggendo vi siete veramente distratti.

BREVE NOTA

Questo mio pezzo è sul nuovo numero del Dirigibile che potete leggere su www.ildirigibile.eu. E’ un settimanale che prima o poi chi anima la redazione o il direttore (Gianluca Cicinelli che turba i “poveri di spirito” e i gastro-sofferenti ogni mercoledì su codesto blog) si degnerà di presentare, magari per coinvolgere anche altr* sciagurat* nella loro avventura che è già folle ma punta a migliorare (ovvero a diventare più pazza). Orsù, oplà e anche hoibò e oblò: andate a vedere. (db) Noterete che non faccio cenno all’urgenza dei sassi e delle rivolte contro il tiranno Ben Ali, scusate volevo dire a P2-1816, scusate volevo dire Ben Ali… ma insomma “ce n’est qu’un debout” e dunque “continuons le combat”, vi pare? Nel mio “Prima dell’inverno” su codesto blog io – in un futuro possibile – avevo raccontato a un mio nipote che avremmo (avevamo nel racconto) cacciato Berlusconi, intendo P2-1816, proprio come in Tunisia hanno cacciato quell’altro tiranno. Ho sbagliato Paese? Ho sbagliato nipote? O è solo questione di tempo? (sempre db)

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Forse qualcuno pensò bene di verificare cosa sapesse Ilaria Alpi, poi, una volta verificato… NON SIAMO STATO NOI….

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