Un orso ucciso, «loro» e «noi»

di Marco Piras Keller

La notizia letta su «Repubblica» online del 21 febbraio 2013 dell’uccisione dell’orso M13 in Svizzera e alcuni commenti dei lettori hanno messo in moto una catena associativa di pensieri che mi ha condotto lontano.

Un orso “italiano” – anzi appartenente alla minoranza etnica germanofona sudtirolese (era accreditato di un domicilio in “Alto Adige”) – si aggirava nei dintorni di Poschiavo, località di uno dei distretti “italiani” del Cantone Grigioni. Non sapeva, quell’orso, che da secoli quella terra lombarda fa parte della Confederazione Elvetica, ancorché vi si parli italiano. I cattivi lombardo-svizzeri hanno provato a ricacciarlo nei boschi con pallottole di gomma e petardi, ma si trattava di un orso poco orso e preferiva i luoghi abitati. Giovane e ingenuo ci ha lasciato la pelle: per farla breve, l’orso M13 è stato fucilato. Forse lo si sarebbe potuto addormentare e collocarlo in uno zoo o chiuderlo da qualche altra parte. Ma, alla fin fine, forse è meglio che lo abbiano ucciso e mi auguro che stia bene nel paradiso del Grande Letargo degli orsi.

Numerosi commenti italiani alla notizia hanno rivelato un singolare veleno etnocentrico anti-svizzero che ha dato occasione di tirare fuori il ritornello delle cattive banche elvetiche che nascondono i soldi degli ingenui ricchi italici che si fanno abbindolare dai perfidi banchieri svizzeri. Qualche lettore sembra avere in odio gli svizzeri perché allevano mucche per trarne latte e carne, (Gente malefica. Anche le mucche sfruttano!). Una lettrice legge l’accadimento come indice della vicina fine del mondo, un altro auspica la scomparsa della Svizzera dalla faccia della Terra. Ecco alcuni esempi, non so se i più significativi:

«Credevo che la Svizzera fosse terra di civiltà e tolleranza … mi correggo: anche in Svizzera vivono persone di merda così ignoranti ed ottuse da non riuscire a distinguere una specie preziosa come l’orso con una delle vacche che popolano i pascoli di quel paese, buone solo per latte e bistecche (benché anche loro meritevoli di vivere). Speriamo che nel nostro Abruzzo non ragionino allo stesso modo … fortunatamente lì gli orsi li proteggono in quanto patrimonio della biosfera».

«Voglio aggiungere una considerazione al commento di XXYY. Credo proprio che l’umanità non perderebbe nulla se non esistesse la Svizzera. Quanto agli abruzzesi ritengo che siano e sono stati un parte d’Italia della quale bisogna andare fieri, se non altro per il loro rispetto della Natura».

«oh bene brava Svizzera, già mi sei molto simpatica per le tue banche segrete…

l’uomo è sempre al centro del mondo, il resto, se dà fastidio all’uomo, si toglie, uccide, elimina. Non si considera che l’orso abbia diritto di vivere come noi, no noi abbiamo diritto, gli altri animali e la natura solo se ci conviene. Sento una profonda tristezza e tanta amarezza, oltre che rabbia!!».

«Gli svizzeri sono famosi per la loro precisione e puntualità. Appunto…svizzera.

Sono famosi anche per il senso di pulizia e decoro, tipico svizzero.

Amano molto la natura salubre … svizzera. Mitiche le loro valli svizzere.

Ma come si permette un ineducato e selvaggio orso italiano a superare la frontiera !!??».

«grande segno di civiltà purtroppo gli orsi non hanno soldi da riciclare nelle banche svizzere»

«Cosa ci si può aspettare da gente che è storicamente vissuta ad accumulare denaro guadagnato da altri e a fornire truppe mercenarie a chiunque le richiedesse? Perchè non entrano in Europa? Non hanno sufficiente coraggio, o forse dovrebbero confessare colpe finanziarie perpetrate anche nell’ultimo secolo?»

«Ho sia il passaporto italiano che svizzero… Fino a ieri mi vergognavo di essere italiano ogni volta che guardavo una tribuna politica o vedevo un telegiornale… ora mi vergogno pure di essere svizzero!!!»

Premesso, per completezza, che molti lettori hanno opportunamente ribattuto a quelli sopra riportati, da svizzero troverei eventualmente altre cose di cui vergognarmi di più che dell’uccisione del povero orso e anche più che per le banche, le quali fanno il loro solito sporco lavoro dappertutto: in Svizzera, in Italia e in tutto il mondo. Con, in più, la considerazione che ormai le banche svizzere sono in forte declino quali rifugi sicuri di capitali, soprattutto da quando stanno raggiungendo l’accordo con tanti Stati, di prelevare dai depositi la percentuale che sarebbe soggetta a tassazione nei diversi Paesi e versarli loro. Comunque, non c’è bisogno di andare nell’extraeuropea Svizzera, né alle Cayman, o alle Virgin Islands per sottrarre denaro alla tassazione. Basta andare nelle europee Lussemburgo e Londra e forse anche a San Marino per trovare capitali nascosti o truccati. L’occasione fa l’uomo ladro ed evasore, ma qui mi preme di più dire che l’occasione fa l’uomo anche razzista. Si sa, la crisi economica fa scattare in automatico il meccanismo dell’invidia di chi sta meglio. Per molti versi, la Svizzera sta meglio dell’Italia in questo momento. E l’invidia diventa rabbia e insulto.

«Italiani brava gente». Forse che con un caso Montepaschi in casa e altri scandali finanziari, per rimanere in questo campo, c’è da mettersi a fare classifiche su chi è più disonesto? Forse che anche le banche italiane non hanno nascosto e nascondono denaro che dovrebbe essere dichiarato da qualche altra parte? Il segreto bancario in Svizzera (valido per gli svizzeri come per gli stranieri) non è certo la distorsione più grave del sistema bancario. Che l’uccisione di un orso possa scatenare tutto questo rigurgito etnocentrico è curioso, se si considerano i milioni di animali assassinanti ogni anno dai cacciatori italiani con modalità assurde e con una legge che permette loro anche l’invasione di terreni coltivati. La cosa più bestiale è che si fa il ripopolamento con animali – fagiani, cinghiali, quaglie, perfino caprioli – solo per ucciderli. Ci sono in Europa altri Paesi più incivili dell’Italia quanto a questa “istituzione”? Una istituzione, peraltro, storicamente tutelata da associazioni «culturali e ricreative» e da partiti di sinistra (soprattutto) di destra e di centro, funzionanti come enti di tutela della specie “cacciatore italiano”, per fortuna in via di riduzione anche se non minacciata di estinzione.

Per contro, non credo esista altro Paese nell’Europa e forse nel mondo, dove ci sia altrettanta garanzia di benessere per gli animali come in Svizzera (salvo nei laboratori delle industrie farmaceutiche; ma quello è uguale dappertutto). Provo addirittura un certo fastidio quando ho l’impressione che l’attenzione agli animali sia eccessiva, quando mi viene da confrontarla con la condizione di tanti esseri umani. Solidarietà di specie? Perfino i cani devono imparare a non molestare cigni, anatre, germani, folaghe sui lungolaghi cittadini o i caprioli nei boschi. Comunque, l’orso non andava ucciso.

Che dire delle mucche svizzere sopracitate? Le consorelle in Italia, salvo rari casi a sud di Firenze e forse nella cerchia alpina, passeggiano e saltano sull’erba solo nella pubblicità del Parmigiano, ma in forma di cartoni animati, perché le mucche padane in realtà non sono più in grado di saltare né credo vedano mai neppure la luce del sole, sempre chiuse e legate, simili più a oche grasse ingozzate con l’imbuto per cavarne il “pâte de fois gras” che a mucche normali. Questo sì che è maltrattamento peggiore anche di quello che gli animalisti imputano ai lavoratori del circo. Quelle stalle sono davvero lager da cancellare, anche per la salute di chi ne beve il latte. In Svizzera le mucche pascolano sui prati, salvo quando è troppo freddo, e l’estate vanno in colonia a ossigenarsi sugli alpeggi. Certo, le sfruttano: le mungono, ne cavano latte, formaggio… Però l’orso non dovevano ammazzarlo, comunque.

Abbiamo visto come l’uccisione dell’orso porti un lettore a vergognarsi di essere svizzero.

Visto che sono italiano, dovrei vergognarmi perché esistono centinaia di migliaia di cacciatori italiani? Io non sono cacciatore. Perché mi devo assumere la vergogna di altri? Tutt’al più mi arrabbio e combatto come posso questo obbrobrio.

Gli italiani, è risaputo, sono “brava gente”. «Noi» italiani, a differenza degli svizzeri, gli orsi non li ammazziamo. Mi si dice che anche nel Parco d’Abruzzo ci sono stati ammazzamenti di orsi e che, in un certo periodo, chi difendeva il Parco fu oggetto di pesanti intimidazioni. Peraltro, gli orsi abruzzesi, a quel che ne so io, non scorrazzano nei paesi abitati e mi chiedo cosa succederebbe se lo facessero.

Questa è un’altra bella storia italiana, quella dell’identificazione collettiva: «noi» invece di «io». Le cronache sportive parlano col «noi». Il commentatore, il tifoso si attribuisce vittorie o sconfitte di calcio, di gare di automobili: «noi» il Milan, «noi» la nazionale di calcio, «noi» la Ferrari. Vorrei rivendicare il fatto che io non c’ero e non vorrei essere compreso nel numero dei «noi». Anche il «noi» che intende genericamente «tutti noi italiani» (emigrati compresi) io non lo accetto. Certo, se faccio parte di una realtà ristretta, di una squadra di calcio come giocatore, come elettore di un partito – ma già qui la cosa diventa problematica – di un qualcosa cui coopero strettamente insieme con altri, posso in qualche caso parlare di «noi» altrimenti no. Anche formule come «noi donne» o «noi maschi» veicolano spesso affermazioni impropriamente totalizzanti.

Italiani brava gente”. Ammesso che si potesse fare una misurazione della bravitudine, il probabile risultato sarebbe: brava gente come altri e criminali e incivili e barbari come altri. Questo blog ha ospitato recentemente scritti sulle brutture, sulle stragi degli italiani nelle imprese coloniali in Africa. E le nefandezze dell’esercito italiano nell’ultima guerra in Albania, Grecia, Istria? Uccisioni di massa di popolazione civile, distruzioni di interi villaggi inermi, stupri di massa, creazione di bordelli per i soldati italiani con donne greche e di altre etnie, campi di concentramento in cui anche i bambini morivano di fame e di malattie. In Istria c’è stata una vera e propria pulizia etnica da parte dell’esercito italiano là dislocato. Le foibe sono state anche la barbara vendetta di chi altrettanta barbarie aveva subito. Eppure in Italia si conoscono solo le foibe ma non il genocidio a danno dei Croati d’Istria. In internet si può trovare molto. Qualcosa racconta il documentario «La sporca guerra di Mussolini»http://www.youtube.com/watch?v=_ttQKhut4vo: qualcosa, ma non tutto, naturalmente.

Del resto, i baldi bersaglieri non violentavano, bruciavano uomini donne e bambini dentro le case, non depredavano, distruggevano e torturavano i fratelli del sud che andavano a liberare dai cattivi Borboni? (pensiero fra parentesi: Garibaldi, ma perché non te ne sei rimasto in Sudamerica a combattere per gli oppressi di quel Continente, dove forse non avresti fatto danni irreparabili, invece di prestarti al disegno di una «…unita’ d’ Italia come l’ espansione del regno più stupido, ahime’ , che in quel momento esisteva sul territorio dello stivale italiano: il Regno del Piemonte e della Sardegna, o se volete il regno dei Savoia» citando Paolo Volponi da un suo discorso tenuto al Senato nel 1984. E se non fosse stato al Senato avrebbe forse utilizzato anche altri aggettivi). Ormai il 150° dell’Unità lo abbiamo passato e, finite le celebrazioni, ci azzardiamo in affermazioni ardite. L’unità d’Italia è un progetto realizzato in letteratura e cantato da Dante, Petrarca, fino a Leopradi, Manzoni, e, nella realtà diventato guerra di conquista e ferita mai sanata. Di fatto, come ha scritto qualcuno, l’unità d’Italia si è realizzata, almeno in una certa misura, solo in cucina grazie all’Artusi.

Lo Stato Italia fa di tutto per non fare emergere nulla di scomodo: né della gloriosa impresa unificatoria, appunto, né delle imprese post-unitarie; né nella storia studiata a scuola, né nella tv italiana, visto che, a mo’ di esempio, è stato posto il veto alla trasmissione sulla Rai del documentario sopra citato.

Visto che ci siamo, spingiamoci oltre con le affermazioni forti, esageriamo. L’orso, i commenti spensierati di qualche lettore di «Repubblica» – lo ammetto – a questo punto sono solo un pretesto.

Come realtà statale la Germania si è assunta la responsabilità morale, civile di quanto il regime nazista ha fatto. Certo, i danni non sono certo stati congruamente ripagati, ammesso che siano stimabili, ma almeno molti gerarchi e ufficiali hanno pagato, un tribunale li ha condannati. Di contro, i criminali di guerra italiani hanno avuto vita tranquilla e a qualcuno si fa il monumento. Come per esempio al generale Graziani che ha usato il gas in Africa e compiuto stragi degne della peggiore belva (mi scuso con le belve, ma i termini di paragone sono difficili da trovare). In Italia si attribuiscono le stragi di civili solo ai nazisti. Forse che non erano spalleggiati da italiani nei rastrellamenti, nelle denunce? Accanto alla “brava gente” che per fortuna c’è sempre, c’erano anche questi altri. La televisione italiana trasmette con discreta frequenza documentari sul nazismo, per fortuna. Ne vedo anche su reti tedesche, ma documentari sulle sporche guerre dell’esercito italiano non ne vedo sulla tv italiana. Mi sono sfuggiti?

Al «noi» generalizzante fa riscontro l’equivalente «voi». Il fatto che uno qualunque dica che la Svizzera deve scomparire perché in territorio svizzero è stato ucciso un orso italiano a parte l’eccesso – Ghedaffi era stato più moderato invitando l’Europa a smembrarla in tre parti e annettere le parti a Paesi confinanti – segnala di nuovo un identificare l’altro, in questo caso gli Svizzeri, come un tutt’uno, in un giudizio drastico, senza appello ed è segno di un’educazione civica mancante, dell’ignoranza alimentata da una scuola che trucca i libri di storia che ti fa sentire membro di uno Stato che non ha mai compiuto nulla di poco pulito e quindi autorizzato a proferire simili sentenze. Perché “quelle cose sporche” le hanno fatte solo i nazisti, i francesi, i belgi, gli inglesi per citare solo le imprese coloniali dei vicini più o meno confinanti. Da un lato si nascondono le nefandezze, dall’altro si glorificano altre vicende, come la conquista del Sud dell’Italia come compimento del preordinato disegno divino. E nel mezzo ci sta anche la realizzazione di monumenti a celebrazione di un criminale di guerra del secolo scorso.

L’identificazione di massa che l’uso del «noi» comporta rinuncia alla riflessione critica individuale. Come si fa a dire «noi» parlando di italiani? Con che arroganza o su quali basi mi attribuisco una comunanza totale di tratti distintivi (caratteriali, culturali, ideologici, comportamentali) di tutti gli italiani? E che senso ha anche individuare «gli altri» come un tutto monolitico e omogeneo? Si potrà dire, eventualmente: il governo svizzero, il governo italiano. Questo forse è ammissibile, ma richiamarsi – o richiamare – una responsabilità collettiva in toto mi sembra inadeguato, soprattutto quando si tratti di episodi che riguardano infinitesime componenti di una popolazione contenuta entro uno Stato o, come nel caso dell’orso, di ordinanze e interpretazioni spesso legate a un funzionario.

Peraltro, la vicenda dell’orso ammazzato, in Svizzera ha avuto una eco ben superiore a quella delle critiche “italiane” con risonanza in giornali, tv, associazioni, persino nel carnevale di Berna.

In quanto italiano, devo vergognarmi di tutta la barbarie di cui si è reso responsabile l’esercito italiano? Non posso certo negare che si può anche provare vergogna per ciò che altri a noi vicini (familiari, parenti, concittadini) fanno e hanno fatto di male, ma, importante mi sembra sia soprattutto che esista un senso di civiltà, di umanità, una coscienza che porta con sé la capacità di indignarsi, di conservare memoria delle cose, il bisogno di informare, di condannare, individualmente. Tanto meglio se tale coscienza di individui diventa coscienza collettiva.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • Gli orsi come i lupi non hanno patria. Per questo come comunista internazionalista antimperialista li sento vicini e sono addolorato per l’ assassinio del compagno M13.
    Comunque un gran bell’ articolo. Bravo Marco Piras Keller.
    Non lo condivido in Facebook solo perché sto dando priorità a condividere note, articoli etc.,etc.. sulla morte del Comandante Ugo Chávez.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.