Genealogia del Male: l’eredità nazifascista della destra italiana

di Bruno Lai

TOMASO MONTANARI, La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista, Feltrinelli, 2026

 

La continuità del male è un libro necessario. Spiega “Perché la destra italiana è ancora fascista”, come recita il sottotitolo, e da dove vengono le idee guida che infestano la propaganda menzognera della destra oggi al governo. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari, intellettuale impegnato e patriota antifascista, cioè democratico, ricostruisce l’oscura genealogia delle idee della peggiore destra italiana confrontando alcuni testi chiave contemporanei con molti ripugnanti, «funesti e pericolosi deliri» del pensiero nazifascista del Novecento. La sua ricerca è legata all’insegnamento di Marc Bloch che «“il metodo critico” storico-filologico sia l’antidoto più efficace alle “tossine della menzogna e delle false notizie”».

John Heartfield, Das Gesicht des Faschismus, Il volto del fascismo, 1928

Il libro si presenta con una magnifica immagine di copertina. Da rinomato storico dell’arte qual è, Tomaso Montanari ha scelto un’opera di John Heartfield, considerato tra i fondatori della tecnica del fotocollage politico ed esponente di spicco del movimento Dada berlinese. Nato Helmut Herzfeld, protesta contro l’antiamericanismo e lo sciovinismo tedesco durante la Grande Guerra, anglicizzando il proprio nome in “John Heartfield”.
Montanari sceglie la parte centrale dell’opera Das Gesicht des Faschismus, Il volto del fascismo, che in effetti trasmette lo stesso messaggio del nostro libro. Incuriosito, ho rintracciato l’originale, che è più carica e ricca. L’inquietante fotomontaggio compare nella copertina della pubblicazione “Italien in Ketten”, “L’Italia in catene”, pubblicata nel luglio del 1928 dal Partito Comunista Tedesco, KPD. Al centro si vede il volto di Mussolini fuso con un teschio a simboleggiare morte e distruzione, la natura letale del regime. Attorno al volto sono raffigurati pilastri e conseguenze del regime fascista: l’élite capitalista e la grande industria (l’uomo con il cilindro), la Chiesa cattolica, le squadracce fasciste che seminavano violenza e morte, ed infine i corpi di vittime o oppositori assassinati dal regime, che nel 1928 erano già diverse migliaia.
L’immagine è accompagnata da una citazione del dittatore fascista, e dalla sua firma: «Ich werde in den nächsten 15 Jahren das Gesicht Italiens so verändern, daß es niemand wieder erkennt», ovvero: «Nei prossimi 15 anni cambierò il volto dell’Italia in modo tale che nessuno lo riconoscerà più». Così poi fece, a costo di tantissimi altri morti italiani. (Cfr. https://www.foglidarte.it/fogli-freschi-di-stampa/568-john-heartfield-laughter-is-a-devastating-weapon-di-david-king-e-ernst-volland.html)

Il grande scrittore ed intellettuale inglese, George Orwell, ci avvertiva che «per vedere quello che abbiamo sotto il naso, occorre un grande sforzo». Ed infatti, nonostante il fatto che l’attuale donna capo del governo ed i suoi sodali respingano esplicitamente l’infamante accusa di essere fascisti, ci sono molti loro discorsi programmatici che dimostrano la continuità del male: il fatto che le loro idee discendono direttamente da quelle nazifasciste del secolo scorso.
Secondo Tomaso Montanari siamo in serio pericolo, «perché l’Italia si trova nelle mani di una destra – quella guidata da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica – che è ancora fascista. La sua cultura, la sua mitologia, la sua ideologia, il suo progetto di società e di mondo, perfino il suo vocabolario, sono ancora quelli del fascismo storico».
Ed il discorso non riguarda soltanto il partito di Meloni, ma anche la Lega: «Fratelli d’Italia e Lega sono oggi due partiti che esprimono posizioni etnonazionaliste, bio-identitarie, islamofobe, genderfobiche, securitarie, autoritarie».

“Quando si dice etnia, ma si intende razza”, 2023

Fratelli d’Italia discende da Alleanza Nazionale, che a sua volta nasceva dal Movimento Sociale Italiano. Uno dei più importanti rappresentanti del MSI è stato Almirante, che veniva direttamente dal ventennio criminale fascista e dall’esperienza, altrettanto criminale, della Repubblica di Salò. Inoltre, Almirante era stato segretario di redazione degli ignobili fogli intitolati “La difesa della razza”. Il «cuore nero dell’ideologia» della destra oggi al governo è proprio il razzismo fascista. Meloni crede nell’esistenza delle razze umane, menzogna ampiamente confutata dalla scienza. Per confondere un po’ chi la legge o la ascolta, preferisce parlare di etnie, ma Montanari dimostra che con il termine “etnia” Meloni intende riferirsi all’obsoleto concetto di “razza”. Invece di dichiararsi “francamente razzista”, utilizza termini differenti, perché la sua strategia di comunicazione consiste nel «rivendicare fieramente solo una parte delle sue convinzioni, lasciando il resto nell’ombra».
«Quando Meloni rivendica il diritto di difendere una inesistente “etnia italiana” (Mussolini la chiamava “razza italica”), agita il mito essenziale del razzismo culturale, per far leva sulla paura di una cancellazione identitaria. “Quando si dice etnia, ma si intende razza” è il significativo titolo di una dichiarazione congiunta della Società Italiana di Antropologia Applicata, della Società Italiana di Antropologia Culturale, dell’Associazione Nazionale Professionale Italiana di Antropologia e della Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici diffusa nel 2023». (https://www.siacantropologia.it/prodotti/quando-si-dice-etnia-ma-si-intende-razza/)
Ed infatti, in perfetta continuità con l’idea mussoliniana secondo cui la natalità va vista come una “difesa della razza” italica, il governo Meloni fa del tema della natalità e del (finto) contrasto all’immigrazione il fulcro della propria propaganda politica. I fascisti odierni provano a cambiare qualche parola, ma «Non c’è nulla di nuovo sotto il sole: è impressionante l’incapacità di aggiungere anche una sola idea a quelle ereditate dal nazifascismo» (grassetto mio).

Avrete notato che Meloni ed i suoi tendono ad evitare l’uso di termini come “Stato”, “Paese” e “Repubblica”, preferendo “Nazione”. È il programma del Partito Nazionale Fascista (1921) che affermava che «lo Stato è incarnazione giuridica della Nazione». Per Meloni e sodali, infatti, l’Italia non è tanto uno Stato Costituzionale, quanto piuttosto una comunità naturale, storica, biologica, fondata su sangue, eredità, tradizione e destino. Il collegamento con il fascismo è diretto e sta soprattutto nell’idea fascista che lo Stato coincida con la Nazione e nel mito di una comunità organica, unita da sangue, cultura e volontà, guidata da chi saprebbe interpretarne il destino. Montanari cita esplicitamente Mussolini, Giovanni Gentile, la Falange (fascisti spagnoli), la Nuova destra ed ambienti neofascisti che rivelano una continuità di linguaggio e di struttura ideologica.
Il legame con un’altra esperienza criminale del Novecento, il nazismo, emerge quando la nazione viene definita attraverso il sangue e quando la cittadinanza diventa un fatto gerarchico e revocabile: cittadini “veri” per nascita e altri membri sempre sospetti, subordinati o condizionati. L’Autore richiama la logica razzista nazista, dove appartenenza politica, diritti e dignità dipendono dall’origine biologica più che dall’uguaglianza giuridica.
Montanari denuncia il criminale supporto della destra al genocidio di Gaza. Simpatia e sostegno verso Israele non sono dovuti ad un reale superamento dell’antisemitismo della destra fascista, bensì ad una precisa strategia di convenienza politica e ad una profonda convergenza ideologica.
La destra erede del fascismo, da Fini a Meloni, ha necessità di accreditarsi a livello internazionale e presentarsi come “ripulita” dalla matrice fascista e antisemita. Montanari scrive di una sorta di “commercio delle indulgenze”: la destra italiana garantisce ad Israele un appoggio incondizionato e, in cambio, riceve dalle autorità israeliane una “certificazione” di un inesistente approdo antifascista. Meloni usa sistematicamente le sue visite ufficiali al memoriale dello Yad Vashem a Gerusalemme come uno scudo politico per eludere le domande sul suo rapporto con il fascismo e le leggi razziali o sul legame ideale con figure storiche come Almirante, che fu antisemita mai ravvedutosi.
L’appoggio pubblico ad Israele da parte degli “antisemiti per Israele” convive paradossalmente con il violento antisemitismo che persiste tra i ranghi, i giovani ed i dirigenti di Fratelli d’Italia. Diverse inchieste giornalistiche di “Fanpage” e dichiarazioni di ex esponenti della destra confermano come il partito sia inchiodato all’avversione per gli ebrei e legato a teorie complottiste e razziste, come la fandonia della “sostituzione etnica” che sarebbe orchestrata dal miliardario ebreo George Soros.
Il legame tra la destra italiana ed Israele affonda le radici nella storia del neofascista MSI del dopoguerra. A partire dalla Guerra dei Sei Giorni, 1967, il MSI scelse di difendere Israele in quanto avamposto occidentale contro il nemico “arabo-comunista”. Oggi questa logica persiste: Israele viene visto dalla destra sovranista come un alleato fondamentale nella difesa della civiltà occidentale contro il mondo islamico e contro l’immigrazione, temi centrali della becera propaganda meloniana.

Zeev Sternhell

Inoltre, Israele affascina la destra perché vuole essere uno “Stato etnocratico”, una “Super Sparta”. La destra italiana aderisce al modello politico razzista israeliano. Zeev Sternhell, storico israeliano, già nel 2018 denunciava la deriva ultranazionalista di Israele, la legge sullo Stato-nazione e le politiche di apartheid e sottomissione contro i palestinesi, paragonandole al nazismo delle origini. Le destre fasciste europee traggono ispirazione da questo modello etnocratico, in cui l’etnia dominante si arroga il diritto, per legge, di difendere la propria supremazia demografica e culturale.

Benjamin Netanyahu

Quando Benjamin Netanyahu, colpito da mandato di cattura della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, dichiara nel 2025 che Israele deve diventare una “super Sparta”, evoca quel modello piramidale e razziale che persino Hitler esaltava come il “primo Stato razzista”. La complicità della destra italiana con l’azione bellica e genocidaria israeliana a Gaza risiede precisamente in questa comune e profonda visione biopolitica e ultranazionalista.
Meloni è la prima presidente del Consiglio donna nella storia d’Italia. Ebbene: che concezione ha delle donne la sua destra? La destra italiana assegna alle donne un ruolo non autonomo, ma rigidamente subordinato ad una funzione biologica e comunitaria. C’è una netta continuità ideologica tra la visione attuale di Fratelli d’Italia, e di Meloni, e quella del fascismo storico, evidenziando come la figura femminile venga ricondotta su precisi binari: la donna è “mezzo” per la questione demografica. L’emancipazione ed il lavoro delle donne non sono considerati dei fini in sé, ma dei mezzi al servizio della “priorità demografica” della nazione.
All’interno del manifesto ideologico di Fratelli d’Italia, le Tesi di Trieste (2017), le donne vengono citate quasi esclusivamente in associazione alla natalità e alla famiglia. I provvedimenti economici proposti, come gli incentivi alle aziende, non sono rivolti alle donne in quanto tali, bensì specificamente alle “giovani madri” o alle “donne in età fertile”, legando il valore sociale della donna alla sua capacità riproduttiva per evitare “l’estinzione del popolo italiano”.
Montanari evidenzia come la propaganda della destra combatta strenuamente contro le teorie queer e quella che definisce “ideologia gender”. Questa avversione nasce dalla paura che venga scardinato il pilastro secondo cui l’identità di donna coincide necessariamente con quella di madre. Attraverso figure come la ministra Roccella, viene promossa l’idea che l’identità sia legata irrevocabilmente al corpo e che la maternità sia il fulcro e la massima realizzazione della vita femminile. L’Autore evidenzia che si tratta della stessa impostazione della retorica fascista degli anni ’30, che esaltava la maternità come il dovere supremo della donna verso la patria, in contrapposizione all’“egoismo individualistico” e all’emancipazione.
C’è un sostanziale femonazionalismo: l’adozione di una facciata “femminista” e la difesa della parità di genere sono usate in modo strumentale per scopi anti-immigrazione e anti-islamici. La destra rivendica l’emancipazione della donna occidentale come un valore identitario, cristiano, per stigmatizzare i migranti musulmani come arretrati e misogini. La propaganda di destra esalta Meloni quando in Arabia Saudita rifiuta il velo come simbolo di sottomissione. Tuttavia, questa formale difesa della libertà convive con politiche interne che spingono per il ritorno ai ruoli familiari tradizionali e per la difesa del focolare domestico.

Il Signor Presidente del Consiglio dei Ministri

È esemplare della mentalità di questa destra lo sconcertante e ridicolo episodio della circolare di Palazzo Chigi all’indomani dell’insediamento del governo, in cui si disponeva che Meloni venisse chiamata «il Signor Presidente del Consiglio», poi corretto in «il Presidente». La determinazione di Meloni nel rifiutare il femminile nella denominazione della sua carica non è una semplice scelta linguistica, ma risponde all’ideologia conservatrice e patriarcale che vede nel maschile l’unica formula di autorevolezza e neutralità istituzionale, rifiutando l’evoluzione linguistica e sociale portata avanti dai femminismi.

Angela Maria Guidi Cingolani

Il posto “normale” che la destra assegna alla donna è quindi di custode del focolare e fattrice della nazione, proprio come voleva Mussolini. In opposizione, Montanari cita la storica denuncia del 1945 della prima donna che parlò nel Parlamento italiano, Angela Maria Guidi Cingolani, che condannò il fascismo per aver considerato le donne “unicamente fattrici”. Secondo lo storico dell’arte, il fatto che oggi la destra continui a declinare la figura femminile solo all’interno della politica demografica è un chiaro segno di continuità con quel passato.
La posizione della destra italiana, in particolare di Fratelli d’Italia e del ministro dell’Istruzione Valditara, sulla scuola si articola attorno ad un progetto di “restaurazione nazionale” volto a formare l’identità e a uniformare le nuove generazioni. In forte e sistematica continuità con i metodi e le visioni del fascismo storico.
La scuola non viene intesa come un luogo di emancipazione o di sviluppo del pensiero critico, bensì come uno strumento per trasmettere il “sentimento di patria” e formare “veri” italiani. L’obiettivo dichiarato nelle Tesi di Trieste di Fratelli d’Italia è rimediare a una presunta decadenza culturale dell’Italia repubblicana. Nelle Nuove indicazioni nazionali 2025 per il primo ciclo di istruzione, la dimensione nazionale viene posta rigorosamente al centro della scuola primaria. L’integrazione dei giovani di origine straniera è concepita come un processo di assimilazione unilaterale alla storia e alla cultura del Paese ospitante, rigettando l’idea di un dialogo tra “appartenenze al plurale”.
La destra attribuisce un valore fondamentale al principio di autorità. Questo orientamento si traduce in un irrigidimento della disciplina formale ed in un nuovo sistema di sanzioni e punizioni verso gli studenti, oltre che in azioni punitive o sospensioni nei confronti dei docenti dissenzienti. L’attuale governo persegue inoltre un’egemonia culturale “dall’alto” tramite il disciplinamento e il controllo autoritario delle istituzioni scolastiche e universitarie, limitandone di fatto l’autonomia.
Nelle nuove linee guida ministeriali viene inserita una visione esplicitamente eurocentrica e suprematista. Nel testo ministeriale si afferma che “solo l’Occidente conosce la Storia” e che questa specifica disposizione mentale ha permesso alla cultura occidentale di “farsi intellettualmente padrona del mondo” e “conquistarlo”. Le nuove indicazioni impongono inoltre di abbandonare le interpretazioni storiche di stampo strutturale o socio-economico, definite di ascendenza marxista, per privilegiare lo “scontro di civiltà” e i fattori religiosi e identitari. Si predilige un modello narrativo celebrativo, basato sulla storia dei “grandi d’Italia” e sulle rievocazioni storiche.
Sotto la gestione dell’attuale governo, la scuola italiana vede il preoccupante ritorno massiccio di iniziative connesse alla cultura militare. Il ministero ha siglato protocolli d’intesa con diverse forze civili e militari – Marina militare, Alpini, Carabinieri, Bersaglieri – per promuovere attività negli istituti scolastici. Si è arrivati a somministrare agli studenti delle scuole superiori questionari volti a sondare la loro disponibilità ad arruolarsi in caso di guerra, una dinamica inedita per la storia della Repubblica.
Meloni critica apertamente l’introduzione nelle scuole di progetti educativi volti a riconoscere e decostruire gli stereotipi di genere nei bambini. La fantomatica “teoria gender” è vista come fumo negli occhi. La destra rifiuta poi fermamente qualsiasi forma di laicità che metta in discussione la presenza del crocifisso nelle aule o la celebrazione del presepe nelle scuole, trasformando questi elementi religiosi in presunti presidi di identità politica e nazionale.

Tomaso Montanari

Oltre al razzismo, al nazionalismo, al criminale sostegno al genocidio compiuto da Israele, nonostante il perdurante antisemitismo dei fascisti odierni, alla visione della donna come subordinata al compito procreativo, ed alla scuola come luogo di indottrinamento nazionalista; oltre a tutto ciò, con abbondantissime citazioni e paralleli tra testi di ieri e di oggi, Montanari si occupa anche della funzione strumentale della religione, dall’antiegualitarismo, e della guerra alla Costituzione.
Di fronte alla continuità del male, alla desolante pochezza dell’ideologia o mitologia di destra, Montanari propone di riprendere il nobile progetto della Costituzione repubblicana, attuando una politica «di giustizia sociale che redistribuisca la dignità e la ricchezza, garantisca un lavoro non umiliante e sicuro e liberi le persone dal bisogno e dall’ignoranza».

 

 

Informazioni sull'autore

Un commento

  • Gian Marco Martignoni

    Ho letto il libro, e, pertanto, Bruno Lai ce lo restituisce in maniera impareggiabile, dato che l’opera di demistificazione compiuta da Tomaso Montanari è davvero notevole e soprattutto necessaria, stante l’apparente dominio mediatico ed internazionale che caratterizza la figura di Giorgia Meloni. Sennonchè, per completare il discorso avviato da Montanari, è obbligatorio leggere l ‘ultimo libro di Luciano Canfora “La parabola della repubblica”, soprattutto per comprendere le ragioni storiche e politiche dell’ascesa al governo dei neo-fascisti, a fronte dell’evaporazione – eufemismo – della sinistra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *