Le scor-date di gennaio

Contro il colonialismo si schierò, in quasi solitudine Bartolomè de Las Casas (nato il 1 gennaio 1474): «Historia de las Indias» la sua opera più famosa (e, per tanti versi, ancora attuale).

L’ultimo clandestino italiano, Mario Trambusti, muore sul “passo del diavolo” il 1 gennaio 1962: una storia da leggere in «L’orda, quando gli albanesi eravamo noi» di Gian Antonio Stella.

Non uccidere. Ci sono autorità religiose in Usa che benedicono i bombardamenti sul Vietnam, altre che s’indignano. In Italia, il 1 gennaio 1968, Giacomo Lercaro (cardinale di Bologna) li condanna in un’omelia.

Iniziarono in 242, più che altro artisti e scienziati: «Charta 77» nasce in Cecoslovacchia il 1° gennaio 1977, il primo documento denuncia la violazione dei diritti umani.

Pochi se ne accorgono all’inizio, ma nel Chiapas, il 1° gennaio ’94 la protesta dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale apre una nuova fase nella lotta per il rispetto dei popoli indigeni: «tutti i diritti per tutti», commenta il vescovo Samuel Ruiz.

«Se il fascismo è un’associazione a delinquere io sono il capo»: così Benito Mussoilini il 3 gennaio 1925. Da poco i suoi uomini hanno assassinato Giacomo Matteotti.

Albert Camus fu tra i pochi intellettuali che, in piena guerra fredda, osò criticare entrambi i blocchi: morì, ancor giovane, il 4 gennaio 1960. Cercate i suoi romanzi ma anche i saggi e gli articoli: per esempio quelli in «Mi rivolto dunque siamo» (2008, Elethera).

In 300mila contro la Shell: in Nigeria parte il 4 gennaio 1993 la lotta nonviolenta degli Ogoni. Costerà la vita anche allo scrittore Ken Saro-Wiwa (del quale Dalai ha da poco tradotto «Un mese e un giorno: storia del mio assassinio».

Accursio Miraglia viene ucciso alle 9 di sera del 4 gennaio 1947: dietro la strategia mafiosa fra il ’46 e il ’48 c’è anche la Cia, come si può leggere nei documenti ora pubblicati in Lupara nera (Bompiani) di Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino. Sempre la mafia uccide a Catania il giornalista Giuseppe Fava, era, anche in quel caso, un 4 gennaio (ma del 1984).

Rivoluzione sessuale. È difficile credere che non esistesse alcuna ricerca sui comportamenti sessuali eppure il 5 gennaio 1948, quando arrivò in libreria, «Il comportamento sessuale del maschio umano» di Alfred Kinsey potè vantarsi, con ragione, di essere senza precedenti. Culturalmente fu una bomba atomica, prima negli Usa, poi nel mondo. Kinsey diventò una discussa star ma quando, nel ’53, presenta l’analoga ricerca sui comportamenti sessuali della donna… intorno a lui è il vuoto. Lo racconta un buon film («Kinsey» di Bill Condon) uscito nel 2004 e passato sotto silenzio. Notò il critico cinematografico Morando Morandini: «Consultate su enciclopedie e dizionari : spesso la voce “Kinsey, Alfred” non c’è. Omessa o rimossa?».

C’è chi attende ancora. Al teatro Babylon di Parigi viene messo in scena, il 5 gennaio 1953, Aspettando Godot di Samuel Beckett dove non accade nulla ma in modo magnifico.

Pithecantropus erectus. Era il titolo di un suo celebre disco ma anche uno sberleffo ai razzisti che lo odiavano. Il più grande contrabbassista jazz fu, per giudizio unanime, Charlie Mingus. afro-americano e ribelle. Morì il 5 gennaio 1979, ma la sua musica graffia ancora oggi il cuore e la testa; come Bach o Stravinsky, anche Mingus è vivo e ci aiuta a vivere.

Grandeur. Una legge francese – varata il 5 gennaio 2010 – indennizza le vittime degli esperimenti nucleari condotti dalla Francia tra il 1960 e il 1996.

Sempre il 5 gennaio 2010 a Trento il consigliere leghista Claudio Civettini scopre che «una donna col velo (dunque) di fede musulmana» pulisce gli uffici della Provincia autonoma. Subito la Lega invoca più sicurezza. Ridere o piangere?

Maria Montessori (prima donna in Italia a laurearsi in medicina) inaugura a Roma, il 6 gennaio 1907, la prima «casa dei bambini».

«Ci battiamo per le quattro libertà: d’opinione, di religione, dalla miseria e dalla paura»: così F. D. Roosevelt il 6 gennaio 1941. Ma uno dei più feroci critici della politica estera Usa, Noam Chomsky, ha aggiunto quella … di sfruttare altri popoli: La quinta libertà s’intitola un suo libro uscito nel 1987 da Eleuthèra.

«Alle 8 sul meridiano di Greenwich c’è il sole»; nella finzione narrativa (Fred Hoyle, «La nuvola nera») è il 7 gennaio 1964 e sta per cominciare una delle storie più pesanti per il pianeta Terra.

Purché. Papa Nicola autorizza il re del Portogallo a trarre schiavi gli abitanti dell’Africa «purché vengano battezzati». È l’8 gennaio 1454, ci vorranno cinque secoli perché alcuni Paesi africani tornino indipendenti.

Tupac. Ventimila soldati bene armati contro indigeni «cenciosi»: la battaglia decisiva è nei pressi di Cuzco l’8 gennaio 1781. La storia di Josè Gabriel Condorcanqui Tupac Amaru è raccontata, con passione, in Ribelli di Pino Cacucci (Feltrinelli).

Anarchico e poeta: l’8 gennaio 1911 a Portoferraio muore Pietro Gori.

Vittorio Emanuele III promulga «la disciplina relativa al personale delle tramvie» l’8 gennaio 1931. Chi legge dirà: «beh?» e io rispondo: è ancora in vigore ed è servita nel 2009 per rifiutare la domanda d’assunzione di un marocchino residente a Milano.

Bush sospende le Convenzioni di Ginevra e l’ufficio legale del Dipartimento di Stato scrive un memorandum a sostegno: l’8 e il 9 gennaio 2002, secondo Alfred McCoy (Una questione di tortura, Socrates 2008) si consuma un passaggio storico della nuova strategia Usa.

Giù. È a Londra la prima metropolitana: il 10 gennaio 1863 apre al pubblico.

Falsi di Stato. Torpediniere nord-vietnamite attaccano navi Usa: nel ’64 «l’incidente» del Tonchino «giustifica» l’intervento degli Stati Uniti in Vietnam. «Tutto inventato» svelano l’11 gennaio ‘68 le conclusioni dell’inchiesta.

Dodici anni senza. Un poeta e un ribelle. L’11 gennaio 1999 se ne andava Fabrizio De Andrè.

Il colore della giustizia. Per affermare l’eguaglianza di bianchi e neri nella scuola la Corte suprema degli Stati Uniti sceglie il 12 gennaio 1948; ci vorranno altri 20 anni perché sia applicata in tutti gli Usa.

1200 milioni di franchi di risarcimento per il naufragio (nel marzo ’78) della superpetroliera Amoco Cadiz che sommerse di greggio la Bretagna: il 12 gennaio 1992, verdetto storico a Chicago.

Centinaia di braccianti a Venosa ripuliscono via Roma dal fango e dalla neve: è lo «sciopero a rovescia» del 13 gennaio 1956, la polizia interviene e uccide Rocco Girasole.

Una torcia umana in San Pietro. Alfredo Ormando era nato in provincia di Caltanisetta. Passò i suoi primi 40 anni a lottare contro il pregiudizio, perché Ormando era gay. Non riuscì ad abbattere il muro: i suoi scritti – e lui stesso – vengono censurati. Il 13 gennaio 1998 si uccise in Vaticano, dandosi fuoco: lasciò scritto che da «credente» faceva un gesto estremo contro i pregiudizi annidati nella Chiesa cattolica. A lui ora è dedicata una casa-museo a Bagheria con quei 26 volumi che non poté pubblicare. Dal 18 gennaio 2006 una risoluzione del Parlamento europeo contro l’omofobia attende di essere applicata in Italia. Ma la disperazione e l’estrema protesta di Ormando chiamano in causa anche i credenti e non solo gli Stati.

Alla Camera dei Lords si discute dei «fucilati di guerra» nel conflitto ’14-’18: disertori, indisciplinati, ribelli trattati peggio dei “nemici”. E’ il 13 gennaio 1999 quando il conte di Carlisle chiede perdono al popolo inglese. In Italia niente del genere.

Ghetto. Vicino a una fonderia, il 14 gennaio 1507 si alza un muro per confinare gli ebrei della Serenissima Venezia. Non lontano da lì, esattamente 301 anni dopo, i tifosi del Verona insultano un calciatore africano infortunato.

La più famosa vittima del Muro fu Peter Fechter (nato il 14 gennaio 1944, ucciso a Berlino il 17 agosto ’62): una sequenza lo mostra durante la lunga agonia nella “zona di nessuno”; dai due lati nessuno lo soccorse.

30 mila persone all’«Human Be-In» al Golden Gate Park per ascoltare Allen Gisberg: il 14 gennaio 1967 nasce di fatto il movimento degli hippies. Se non sapete di cosa sto parlando recuperate in libreria o in biblioteca «Hippies!» (Cooper editore), un bel libro di Salvatore Proietti.

Forse vi sembrerà strano ma il 16 gennaio 1954 la Repubblica italiana conferisce la medaglia d’oro a un torturatore, Gaetano Collotti. Tutta questa tremenda storia è raccontata da Renato Sarti nello spettacolo «I me ciamava per nome: 44787» che poi, con il sottotitolo «Risiera di San Sabba» è diventato un libro per le edizioni Baldini & Castoldi.

Jan Palach si dà fuoco in piazza Venceslao a Praga per protestare contro l’invasione sovietica; è il 16 gennaio 1969. «Lancia grida ogni muro di Praga» canta Francesco Guccini.

Tempo fa. Scontri fra «ultrà», interviene la polizia, ci scappa il morto. Cose già viste e infatti si parla del 17 gennaio 532 ed è su questo che apre Risse da stadio nella Bisanzio di Giustiniano di Siegmund Ginzberg (Rizzoli), ovvero «Le notizie di ieri raccontano il mondo di oggi».

L’origine del fuoco viene raccontata da Tziu Macius ai minatori di Carbonia il 17 gennaio 1943: è nel bellissimo romanzo «Doppio cielo» (Il maestrale 2010) di Giulio Angioni.

Negli Usa Gregory Pincus mette a punto la pillola anti-concezionale: il 17 gennaio 1956 si conclude una schiavitù millenaria.

Leggendo un vecchio beat. Versi dedicati all’America (o meglio: agli Stati Uniti) tratti dalla raccolta «Juke-box all’idrogeno» di Allen Ginsberg:

«America ti ho dato tutto e ora non sono nulla

America due dollari e ventisette centesimi

17 gennaio 1956

Non posso sopportare la mia mente.

America quando finiremo la guerra umana?

Va’ a farti fottere dalla tua bomba atomica». Forse è un’altra schiavitù (vedi sopra).

Congo ex-Belga. Patrice Lumumba, il presidente liberamente eletto, è assassinato il 17 gennaio 1961, pochi giorni dopo l’indipendenza. Dopo decenni lo si può scrivere anche in Belgio: i mandanti erano a Bruxelles.

Hrant Dink era un giornalista armeno che lottava per i diritti del suo popolo: un estremista turco l’ha ucciso il 19 gennaio 2007. Lo ricorda un bel saggio di Arundhati Roy in Quando arrivano le cavallette (Guanda, 2009). Alcuni scritti di Dink sono raccolti in L’inquietudine della colomba (Guerini, 2008).

Il 20 gennaio 1697 inizia il processo «per stregheria» contro Caterina Ross. Potete leggere i verbali in «La signora del gioco», una importante ricerca storica (più volte ristampata) di Luisa Muraro.

La più grande rivolta urbana degli schiavi nella storia del Brasile è organizzata, il 20 gennaio 1835, a Salvador dai «negri Male’s».

Il vescovo Clemens August attacca pubblicamente i nazisti per la sterilizzazione coatta dei portatori d’handicap: è il 20 gennaio 1935. Ma altri tacciono.

Fattrice di figli (…) per dare soldati alla patria”, non lavoratrice: così il 20 gennaio 1927 il fascismo riduce i salari femminili alla metà di quelli maschili.

Se dovessimo dare un certificato di nascita all’idea di «sviluppo» la data sarebbe il 20 gennaio 1949 con un famoso di scorso del presidente statunitense Truman.

Bush ma filo-Islam. I giornalisti voltagabbana non appena Obama entrò in carica il 20 gennaio 2009 si misero a parlar male del vecchio inquilino. Io invece stavo leggendo Specchi (Sperling & Kupfer) di Eduardo Galeano dove fra l’altro scrive di un pastore evangelico statunitense, biografo di Maometto e uomo molto illuminato che morì a New York nel 1859: si chiamava anche lui George Bush. Bizzarre omonimie.

«Perfino nell’inferno di Dante lo straniero conserva l’ombra» scrive Thorkild Hansen ricordando come, il 21 gennaio 1789, Isert «vide i soldati sciacquare i crani degli Awuna dai brandelli di carne». Trovate questa storia tremenda in «La costa degli schiavi» (edito da Iperborea) che fa parte di una trilogia sullo schiavismo danese.

Alle 10,22 casca la testa di Luigi XVII Capeto, ultimo re di Francia: è il 21 gennaio 1793. Molto tempo dopo, in una celebre poesia – «Le belle famiglie» (si trova anche nell’antologia «Poesie d’amore e libertà» (Guanda) – scriverà Jacques Prevert: «Luigi I, Luigi II […] Luigi XI, detto l’attaccabrighe, Luigi XII […] Luigi XVII. E poi più nessuno, più niente. Ma che gente era questa che non sapeva contare fino a 20?».

Apocalisse in ghiacciaia. Scoop della Bbc nel novembre scorso: spulciando i documenti militari segreti Usa ma già «desecretati» (è il Freedom Act: legge ottima e infatti l’Italia se la sogna) scopre che il 21 gennaio 1968 un B-52 statunitense si schiantò in Groenlandia, perdendo il suo carico di bombe. Nucleari. Che da allora sono lì.

Il primo indio presidente in Sudamerica? Evo Morales, il 21 gennaio 2006. Leggere la nuova Costituzione boliviana fa bene alla testa e al cuore.

«Contro di lei [l’energia atomica] non c’è segreto o difesa, non c’è possibilità di controllo se non attraverso la vigile comprensione dei cittadini di tutto il mondo»: è il 22 gennaio 1947 quando Albert Einstein lancia l’appello «per un grande sforzo educativo».

Cattolici (dc) e neofascisti (msi) presentano una proposta di legge per punire l’omosessualità: è il 22 gennaio 1960. Ma all’epoca anche qualche socialdemocratico invoca la repressione.

I sindaci No-tav marciano a Messina con il movimento No-ponte il 22 gennaio 2006. Forse l’Italia è più unita di quel che sembri ma gli zombies (massmedia con la destra-destra, la sinistra-destra, il centro-destra ecc) parlano d’altro.

Giù e su. Riesce ad andare nel punto «più profondo» il famoso oceanologo Jacques Picard. Poi torna su per raccontarne: è il 23 gennaio 1960. Due giorni prima a Clydesdlade (in Sudafrica) alcuni miniatori non erano andati tanto giù… però loro non tornarono mai più su. E non passarono alla storia.

La giornata mondiale per i diritti dei malati di hanseniasi (la lebbra) cade il 25 gennaio di ogni anno: non è una malattia del passato, ogni giorno in media si ammalano 700 persone.

Il giro del mondo in 80 giorni? Troppi, pensa Nellie Bly – grande reporter, giramondo e femminista ante litteram – che il 25 gennaio 1890 completa l’impresa in 72 giorni, 6 ore e 11 minuti.

Nei Pirenei entra in funzione, il 25 gennaio 1977, la prima centrale elettrica francese a energia solare.

Assassinato l’avvocato Sergio Dante Almaraz il 25 gennaio 2006: uno dei pochi che ha denunciato il femminicidio a Città Juarez in Messico.

Biografia senza catene. «Il latore della presente fu mio schiavo»: così scrive Robert King il 26 gennaio 1767. È un brano dell’autobiografia Incredibile storia di Ouladah Equino, o Gustavus Vassa, detto l’africano, tradotta da Epochè.

Nell’Italia delle bombe nere e delle «stragi di Stato» rimane il mistero di uno «stato d’allarme eccezionale» in alcune caserme: era il 26 gennaio 1974 e adesso non andate a vedere chi era il ministro della Difesa.

Inter Insigniores è la dichiarazione firmata da Paolo VI (il 27 gennaio 1977) che motiva l’esclusione delle donne dal sacerdozio; vale ancora. Tanti anni fa in un corteo sentii credenti scandire: «basta. Basta col clero pederasta / vogliamo preti sposati e sacerdozio femminile»: vale ancora?

Enrico VIII sposò da cattolico 6 mogli e avviò lo scisma anglicano: morì il 28 gennaio 1547, probabilmente di sifilide.

Via N. N. dalle carte di identità, il divieto alle aziende di licenziare le donne che si sposano: fece questo e altro Lina Merlin ma oggi la ricordano solo per la legge del 29 gennaio 1958 che chiuse le «case di tolleranza».

«L’uomo scompare la mattina di Natale 1969 a Roma […] il cadavere viene scoperto più di un mese dopo, la mattina di mercoledì 28 gennaio (’70), dall’operaio di un cantiere». Forse chi ha la mia età (e buona memoria) ricorda ancora questo inizio-flash da “giallo”: è l’apertura di «La strage di Stato», uno dei libri più sconvolgenti… per chi in Italia presume di vivere in una democrazia; uscì nel 1970 e, come si intuisce dalla copertina accusa lo Stato di avere aiutato e coperto i fascisti che organizzarono la strage di piazza Fontana (il 12 dicembre 1969 a Milano). Consiglio chi è più giovane di leggerlo; lo si trova nel catalogo Odradek. «L’uomo» era Armando Calzolari, un fascista che pochi giorni dopo la strage di piazza Fontana disse ad alcuni camerati che non era d’accordo con quei metodi di bombe “a casaccio” e fece capire che avrebbe rivelato quel (molto) che sapeva. Nonostante il clamore suscitato dall’uscita di «La strage di Stato», sulla morte di Calzolari non furono fatte indagini. Anzi si continuò a dire che era morto per caso, caduto e annegato in una pozza d’acqua bassa… proprio lui, un «atleta robusto, campione di lotta giapponese ed esperto nuotatore subacqueo». Ma, guarda caso, nel febbraio 1976 il caso viene archiviato (dal pubblico ministero Di Nicola) con queste parole: «non doversi procedere perchè ignoti sono i responsabili dell’omicidio volontario premeditato di Armando Calzolari». Una pausa e poi rileggete: «Omicidio volontario premeditato», «responsabili ignoti» Ignoti? Il buon senso purtroppo dice: mai cercati. Fu strage di Stato.

La legge 75… passò con 385 voti a favore e 115 contrari, prese il nome della senatrice Merlin: il 29 gennaio 1958 «le case di tolleranza» (prostituzione di Stato, detto in soldoni) vengono chiuse.

«Mission». Ricordate il film di Joffé con De Niro? Fu il 30 gennaio 1629 che Antonio Raposo distrusse le missioni Guaranì in Brasile e fece schiavi 40 mila indios.

Uomini e non. Si diffonde una certa indignazione in Europa quando si apprende che nel capodanno 1936 le truppe italiane hanno bombardato l’ambulanza della Croce rossa svedese in Etiopia. È minore lo sdegno per i morti africani. «L’Etiopia perse 275 mila uomini nella guerra 1935-36 e 75 mila nella guerriglia successiva, più 18 mila vittime civili dei rastrellamenti, 30 mila massacrati dopo l’attentato a Graziani, 24 mila fucilati dai tribunali italiani e 35 mila morti nei campi di concentramento […] Inoltre 300 mila persone morirono di stenti in seguito alla distruzione dei villaggi e del bestiame», secondo lo storico Giorgio Rochat. Ma il suo libro è introvabile, per aver un testo agile conviene far riferimento ad Alessandro Aruffo, «Storia del colonialismo italiano», Datanews, 2003 mentre nello stesso anno un piccolo editore (Pietro Lacaita) ha pubblicato «L’Africa al confino: la deportazione etiopica in Italia» di Paolo Borruso, la prima ricerca su questa tragedia.

«Dallo scudetto ad Auschwitz» (Aliberti 2007) è il titolo del libro di Matteo Marani che ricorda Arpad Wisz, morto in una camera a gas il 31 gennaio 1944, ignoto fra migliaia di ignoti: era un allenatore ebreo, di origini ungheresi ma cittadino italiano, che divenne famoso in Italia (vinse in campionato con l’Inter e tre col Bologna) ma dovette fuggire dopo le leggi razziali.

BREVE NOTA (PER CHI SOLO OGGI PASSA DI QUA)

Questa rubrica da qualche tempo esce (a firma Dibbì o Db) ogni mese – a esser pignoli 10 volte l’anno – sulla rivista “Cem mondialità”e intende richiamare alla memoria eventi importanti ma scomodi che si muovono fra diritti e delitti; ma ogni tanto ci scappa una battuta, una stranezza, un po’ d’arte o di gioco. Da quando codesto blog ha preso il via, anticipo qui le “Scor-date”, in forma ampliata. Altre volte uso il nome (il logo?) altrove. Si va comunque dall’ordine verso il disordine come ci ricorda la seconda legge della termodinamica. Ovviamente se nelle mie “scor-date” trovate errori – o buchi – vi prego di farmi subito un bel fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiischio. (db)

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Ho letto, Daniele. Ci tornerò perchè è impossibile leggere tutto ciò e non volerne sapere di più.
    Svegliano e risvegliano i miei sentimenti tanti nomi e cognomi che conosco, ma ancora di più mi colpiscono quelli che non conosco… e non va per nulla bene: da approfondire.

    Grazie Daniele, a presto.
    clelia

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